L’esposizione sul Chiarismo fa luce su un aspetto spesso
trascurato dell’arte italiana tra le due guerre. Il periodo dopo l’egemonia del
Novecento Italiano, in cui il ritorno all’ordine comincia a lasciare il posto a
un’arte più gestuale, sino a sfociare nell’espressionismo materico di Corrente.
Il termine ‘chiarismo’ fu coniato nel 1935 dal critico Leonardo
Borgese, per registrare una tendenza diffusasi a Milano. Del Bon, De Rocchi, Lilloni, Spilimbergo e altri reintroducono toni chiari
e tenui dopo le cupezze e le superfici quasi scultoree di Novecento.
della luce è il loro tratto principale, non come elemento interveniente, ma
diffuso e compenetrato in tutto il dipinto. È la luce stessa che definisce le
figure, che dà il tono del dipinto e gli dona una compattezza paradossale,
quasi tattile ma aerea.
Esemplificano al meglio la tendenza lo straordinario
studio per Risveglio di Lilloni, lo Schermidore di Del Bon, la Lania di Spilimbergo, oltre alle prove di Vernizzi, Padova, De Amicis e altri. Utile e densa di ottimi
dipinti la sezione sugli anticipatori del movimento, con gli stupendi Taxi
rossi di Birolli, opere di Sassu – tra cui una piccola, preziosa Testa
di ragazzo – e scorci
di Semeghini.
A metà percorso, poi, la mostra si trasforma in
monografica. Le ultime sale sono dedicate a Francesco de Rocchi, non il più dotato né innovativo
del movimento, ma interessante nella progressione di stile e soggetti, da
seguire in parallelo alla sua biografia.
A tal proposito, sono proprio le storie di vita, privata e
pubblica, a costituire il valore aggiunto delle due mostre estive di Palazzo
Reale. Dalla scomparsa prematura di Persico, critico di riferimento del
Chiarismo, alla storia struggente di Carla Maria Maggi (Milano, 1913-2004), cui è
dedicata l’altra esposizione.
Allieva di Palanti, Maggi sviluppa una poetica attenta alla
tradizione ma non immune alle novità delle avanguardie. Ma il matrimonio, nel
1937, segna l’inizio della fine della sua carriera. I
frequentare lo studio di Palanti, perché vi si praticava il nudo dal vero. Nel
1940 Maggi, piegata dai pregiudizi borghesi su una donna pittrice, per di più
autrice di nudi, smette di dipingere per dedicarsi alla famiglia.
Il percorso evidenzia l’influsso delle vicissitudini
personali sulla pittura, sempre meno libera e sempre più cupa, con la rinuncia
graduale alla sperimentazione. Nell’ultimo, desolato dipinto esposto, forse
l’ultimo realizzato, Maggi si firma addirittura col cognome da sposata.
La seconda sezione, con mossa intelligente, indaga gli
altri esempi di ritratto nella Milano dell’epoca, componendo una piccola storia
dell’arte italiana del periodo e gettando un ponte ideale verso la mostra sul
Chiarismo. Dal Novecento Italiano si passa agli Italiens de Paris, dal Realismo
magico si giunge a Corrente (da segnalare l’intensissimo Ritratto di ragazza di Badodi). Fino, di nuovo, al Chiarismo,
con Vernizzi, De Rocchi, Lilloni e Del Bon.
Semeghini
e il Chiarismo
mostre visitate il 14-15 giugno 2010
dal 14 giugno al 5 settembre 2010
Carla
Maria Maggi e il ritratto a Milano negli anni Trenta
Il Chiarismo. Omaggio a De Rocchi
a cura di Elena Pontiggia
Palazzo Reale
Piazza Duomo,
12 – 20122 Milano
Orario: tutti
i giorni ore 9.30-19.30; lunedì ore 14.30-19.30; giovedì ore 9.30-22.30 (la
biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso:
intero€8;ridotto€6,50
Cataloghi
Skira
Info: tel. +39
02875672; www.comune.milano.it/palazzoreale/
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