Un percorso all’insegna della luce. Faretti e lampadine divengono irrilevanti di fronte alla luminosità che trabocca dai dipinti di Giorgio Tonelli (Brescia, 1941). La luce si fa spazio, trionfa al di là dei muri di mattoni grigi, penetra attraverso finestre in buie stanze immaginarie. Avvolge i tetti di Parigi e I tubi azzurri di una città industriale. Si diffonde uniforme sulle facciate dei palazzi, eternando le loro campiture terree. Si modula nel cielo in gradazioni di colori tenui: dall’azzurro al roseo bianco al sorgere del sole, dal violaceo al rosa al suo declinare. Nel momento che precede il temporale la luce s’ingrigisce assorbendo ogni indizio cronologico: è un tempo senza tempo, un Timeless time.
Da quest’ultimo ossimoro discende il contrasto fra il movimento e la sua negazione. Una magica Stasi si poggia al tramonto sui condomini in serie. L’ultimo sole del giorno ritaglia con gesto fermo sulla loro superficie angoli netti di luminosità assoluta. Nel chiarore del primo mattino una fabbrica invece diviene immagine sacrale, tempio greco, o cattedrale con una ciminiera per campanile. Custode inerte di una natura che si muove lentamente. L’acqua scorre attraverso filamentose pennellate divisioniste. Macchioline quasi puntiniste agitano le chiome d’alberi e cespugli. La ribellione alla stasi si rinnova in Alba sulla laguna: gli edifici imperturbabili di una Venezia ideale prendono vita attraverso i loro riflessi nell’acqua tremula che corre verso il mare.
È il sogno, oltre alla vista, il tramite per raggiungere questi luoghi. Sono scenari vergini anche se dominati da cemento e muratura, mai sfiorati dall’uomo –sia esso autore o spettatore– se non con sguardi lirici.
Solo le statue di Giuseppe Bergomi (Brescia, 1953) potrebbero aspirare ad abitarvi. Anch’esse essenziali nelle forme, recano nel loro incarnato la stessa neoclassica purezza delle architetture di Tonelli. Per calarsi nel nostro tempo figure di una dimensione sospesa assumono le fattezze di persone familiari all’autore. Tradiscono la loro origine ideale lo sguardo intenso di Alma con thonet gialla, verso un fiume senza tempo, o il braccio di Valentina accovacciata. Teso verso una profondità eterna, immerso in un lago immaginario, impermeabile ai sensi terreni.
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anita fumagalli
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