La mostra di Miriam Cahn (Basilea, 1949) accoglie immediatamente il visitatore tra una serie di immagini dall’apparenza inquietante. Ma quasi subito l’impressione si fa più sottile e ci si sente proiettati in un’atmosfera silenziosa, evocativa, avvolgente. Lo stile rappresentativo costruisce di per sè un ambiente omogeneo: sono in effetti intenzionalmente assenti didascalie che ci informino sui soggetti, le tecniche, le date. L’artista stessa spiega di volere evitare al pubblico un approccio didascalico, quasi da catalogo o manuale scientifico, per invitarlo invece ad un atteggiamento meditativo, personale.
I dipinti rappresentano per la maggior parte figure e visi umani, spesso femminili, a volte di bambini. Il tratto che li definisce è ispirato alla figurazione infantile, semplice, fatto di linee nette ed essenziali, anche quando delle esili e minuscole figure compaiono dal bordo inferiore nei paesaggi di grande formato. In tutti i casi sembra che questi fantasmagorici personaggi vengano verso di noi: si inverte così lo sguardo, che questa volta va dal quadro verso l’esterno in cerca di una qualche comunicazione se non di una comunione. I protagonisti di queste opere sembrano riflettere sulla propria sostanza, sul loro essere capitati in un mondo di cui igno
La peculiare atmosfera della mostra è resa anche tramite l’utilizzo di colori innaturali, che si stagliano sul semplice bianco delle pareti: le tinte spesso sfumate e nebbiose tendono alla fosforescenza, soprattutto laddove si fanno forti e vivaci (come nel cactus fiorito di Di fronte alla mia casa). L’artista svizzera sembra essere digiuna della luce del sole, del senso atmosferico, dei colori mediterranei.
Questa signora gentile e sorridente offre ai nostri occhi un’inquietudine sottile, dolente, persa, con vaghe reminescenze simboliste. Non permane tuttavia nel visitatore un’impressione angosciata, come invece suggerisce la presentazione della mostra. Cahn sembra piuttosto interrogarsi e interrogarci sul senso dell’esistere, nella convinzione che il valore (e la bellezza) siano già insiti in esso.
anna m. colombo
mostra visitata il 9 maggio 2007
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