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fino al 7.III.2008 | Marinellia Pirelli | Milano, Fondazione Mudima

di - 25 Febbraio 2008
Siamo assediati. Circondati da foto che sono illustrazioni, da giornali che sono narrazioni, da immagini del cinema e della tv. Nel marasma del già visto si ritrovano i cliché di qualsiasi dimensione artistica. Ogni sagoma appartiene a un veloce passaggio virtuale. E forse tutto, allora, per impressione, si trova già sulla tela di chi sta per dipingere. È drammatico. Pare che alcuni pittori abbiano effettivamente compiuto il più alto grado di questa esperienza tragica. Quella della riproduzione risolta, quella mai assoluta, mai ab origine, mai necessaria o provvidenziale.
Ma c’è chi si avventa persino contro i propri cliché, i limiti della vicinanza. Quei bordi, quei limiti che fanno ormai parte di un serbatoio fin troppo attinto; il recipiente ormai secco e biecamente decantato della banalità. C’è quindi chi si accanisce contro la forma. C’è chi strappa il contenuto e lo riduce a uno stato tale da farlo diventare qualcos’altro. Un singhiozzo, un cortocircuito che rimane esausto e senza forza finché non si trova nei paraggi di quel-che-ci-vuole. Escludendo con violenza qualsiasi esperienza che sembri essere troppo somigliante a quel-che-basta.
Fra questi artisti può essere annoverata Marinellia Pirelli (Verona, 1925). Con una personale dislocata sui due piani della Fondazione Mudima, può ben dirsi una scoperta ritrovata. Pirelli ha sempre dirottato l’uso delle tecnologie luminose per indagare l’applicazione delle leggi della Gestalt, quelle riguardanti la teoria della percezione ottica e della psicologia della forma.

In mostra, a tale proposito sono state esposte due installazioni, da tempo dimenticate. Quella dell’ambiente multisensoriale Raumslides, una sorta di groviglio luminoso, un labirinto dove chi entra viene preso letteralmente a pesci in faccia dalla violenza delle immagini proiettate, che sciolgono di dosso la pesante sensazione di avere un corpo, alterando il proprio alveo percettivo. In questo bagno di inconsistenza, la pelle di chi guarda diventa come una spugna che assorbe e che si lascia fluttuare, senza riceverne una sensazione diretta, unica e distinguibile. Nella seconda installazione, di appartenenza più ottica e cinetica, compare Meteore. Qui l’intersezione di differenti cornici in metallo veicola un movimento di luce che disegna cerchi, ellissi e figure geometriche.
In queste due opere l’artista demanda parte di se stessa all’uso della sperimentazione tecnologica. Essere artista non vuol dire dunque andare a caccia di divertimento tecno-scenico. Fare arte, per Pirelli, vuol dire uscire con fervore dalle gabbie grandi e piccole come quelle dei cliché. Significa sfuggire dall’interpretazione intuitiva degli oggetti, che rimandano sempre a mondi reali.

Se si vuole scoprirne di più, su questa grande lezione, si possono visitare a fine mostra gli ultimi lavori del 2006. Sedici insegnamenti, Sedici ingrandimenti fotografici di sottilissimi disegni, bianco su nero, a mano libera e poi stampati su alluminio di grande formato.

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dal 14 febbraio al 7 marzo 2008
Marinellia Pirelli 1950-2008
a cura di Achille Bonito Oliva
Fondazione Mudima
Via Tadino, 26 (zona Lima-Porta Venezia) – 20124 Milano
Orario: da lunedì a venerdì ore 11-13 e 16-19.30
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel. +39 0229409633; fax +39 0229401455; info@mudima.net; www.mudima.net

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