Alcuni dei personaggi creati da Adrian Tranquilli (1966, Melbourne, vive a Roma) negli scorsi anni, come il Cristo giacente con il simbolo di Batman sul petto e lo Yoda di Guerre Stellari abbigliato da Papa, avrebbero forse meritato una maggiore popolarità come ironiche “icone” popolari.
Proprio alle icone, ai miti contemporanei, si dichiara interessato l’artista: la sua passione per i fumetti della Marvel lo ha portato a scegliere i supereroi per popolare i suggestivi scenari delineati dalle sue più recenti creazioni. L’intento, come dice Tranquilli, è quello di “creare una ‘de-realtà’, una realtà parallela”.
L’immagine che compare sull’invito della mostra dal titolo bowieano These imaginary boys fa pensare che i Batman dell’artista romano abbiano conquistato New York. Nelle sale di Marella, invece, un’amara sorpresa: i supereroi (Batman, l’Uomo Ragno) sono diventati dei falliti: soli, alienati, impotenti, qualcuno ridotto addirittura a fare il barbone.
Gli stessi Batman, apparentemente tronfi, dietro i quali campeggia lo skyline della Grande Mela rivelano i loro problemi esistenziali nei due video presenti in mostra e nelle foto ispirate agli stessi: li vediamo tristi e soli su una scala mobile, abbandonati, malinconici, incapaci anche di svagarsi: quando giocano a calcio –soli in campo- non riescono nemmeno a segnare a porta vuota.
L’installazione più impressionante è la scultura di un Batman barbone che dorme dietro delle cassette di legno: l’iperrealismo inquietante del soggetto è incrementato dal fatto che esso appare d’improvviso al visitatore che va a curiosare dietro la paratia di legno. Un altro Batman, dall’aspetto androgino e dall’età non chiara, è inginocchiato su una pila dei propri riferimenti culturali: una gran massa di fumetti fra cui sono mescolati testi sacri (perché anche la religione, ora sostituita dai miti postmoderni creava, secondo l’artista, una realtà parallela).
Ancora, la sala contenente il nuovo ciclo: l’Uomo Ragno come marionetta a grandezza naturale, ora afflosciato su se stesso ora mosso da fili di cui non si vede il manovratore.
Tranquilli costruisce dunque una realtà parallela toccante, la cui verosimiglianza non è per niente inficiata dal fatto di avere come protagonisti i supereroi; essi costituiscono un paradigma dell’uomo odierno, così come New York è utilizzata in quanto città-simbolo di tutte le metropoli.
La mostra ha il sapore di una perentoria dichiarazione estetica sull’esistenza e sulla contemporaneità e l’utilizzo sapiente di materiale popolare rende onore all’artista, che prova ad evitare la trappola insidiosa di un uso scontato delle icone di massa, così come la retorica -sempre in agguato- quando si ragiona sui massimi sistemi.
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stefano castelli
mostra visitata il 5 maggio 2004
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AH BBATTMANN, NUN VALI UN CAZZO!!!!
ma se sono falliti perchè tengono la maschera...per fare la mostra?