La collezione Boschi-Di Stefano consta di ben 2200 pezzi, ospitati nella casa-museo in un palazzo progettato da Piero Portaluppi. A Lissone si attinge a quel tesoro per fare una panoramica su certi anni ‘50 milanesi, illustrati puntualmente qualche mese fa da Claudio Spadoni in occasione di una mostra alla Gam di Torino.
In una grande concentrazione spazio-temporale, vennero ripensati gli stilemi paesaggistici ottocenteschi, in direzione risolutamente moderna e con esiti strabilianti. Anche grazie al supporto critico di Roberto Longhi, Francesco Arcangeli, Giovanni Testori e Marco Valsecchi, nonché al sostegno della galleria Il Milione di Ghiringhelli e Carrà, il “naturalismo padano” va annoverato fra i (non) movimenti più importanti del secondo dopoguerra italiano.
Nella Pinacoteca di Lissone sono in mostra 54 opere comprese nel ventennio 1940-50. Si comincia con le ampie pennellate di Bruno Cassinari, in due Paesaggi del 1945. Già a partire dall’anno seguente, nelle tele di Giuseppe Ajmone, le distese di
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