Un’attenta indagine sulle infinite possibilità dei materiali e una continua sperimentazione dei diversi linguaggi dell’arte caratterizzano la ricerca di Renato Barisani, isolato protagonista della scena artistica italiana del secondo dopoguerra.
Nato a Napoli nel 1918, dove tuttora vive e lavora, l’artista è sempre stato legato alla corrente astratta: dopo un breve esordio di tipo figurativo nel Gruppo Sud, Barisani fonda infatti nel 1950 con Renato De Fusco, Guido Tatafiore e Antonio Venditti il Gruppo Napoletano Arte Concreta e dal 1953 al 1957 prende parte al MAC di Milano.
Negli anni successivi, l’artista partenopeo inizia un’intensa attività di ricerca che, passando per il neo dada (1963-1966) e il neo costruttivismo (1967-1981), giunge alle più recenti ricerche di fondamento organico degli anni Ottanta e Novanta. E’ di questo periodo anche la sua adesione al Gruppo Geometria e Ricerca che lo porta a realizzare un astrattismo di tipo più geometrico.
Recentemente, l’arte di Barisani ha avuto un’ulteriore evoluzione che potremmo ascrivere nella corrente che Gillo Dorfles definisce Minimal Art. Si tratta di una sorta di sintesi di tutte le precedenti esperienze artistiche. Si trova in quest’ultima produzione, che è esposta fino all’8 giugno alla Galleria Vismara di Milano, l’uso di inserti matrici, già presente nella produzione dei primi anni Sessanta.
Colori forti e forme essenziali e lineari dagli effetti raffinati corredano i lavori in mostra: quadri di grandi dimensioni e piccole sculture degli ultimi dieci anni che erano già stati proposti nella grande antologica tenutasi a Napoli al Castel dell’Ovo in novembre.
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