Se c’è un genere che sì può definire inflazionato nell’arte contemporanea italiana è la figurazione tendente all’iperrealismo. Lungo tutti gli anni Novanta questo genere ha occupato massicciamente la ricerca degli artisti giovani italiani, a volte rimanendo ad uno stadio superficiale. Erica Campanella (Milano, 1974) ha il merito di aggiungere un tratto personale a questo tipo di espressione. I suoi ritratti cercano di dare una lettura della dimensione interiore, tramite un’indagine sul rapporto tra sè e altro.
È per questo motivo che i suoi dipinti si conformano spesso in dittici o trittici, nei quali la figura è ritratta in diverse posizioni che simboleggiano le diverse disposizioni del soggetto verso l’esterno. L’artista sceglie i suoi soggetti tra gli amici e gli affetti più cari, quasi a delineare un autoritratto per interposta persona. Di ogni personaggio viene presentata la sfaccettatura che compone le varie facce dell’interiorità: nei dittici il soggetto è dapprima rannicchiato su se stesso, successivamente rivolge lo sguardo allo spettatore. Questa dualità viene poi ricomposta nei quadri singoli, in particolare nelle figure di coppia, i cui componenti si abbandonano uno nelle braccia dell’altro, nonchè allo sguardo del mondo esterno.
Un altro aspetto che interessa l’artista è il confronto fra la percezione che abbiamo di noi stessi e quella che giunge dagli altri. Tale aspetto viene esplicitato tramite i ritratti di schiena, parte del corpo su cui la Campanella dichiara di volersi concentrare
Anche la tecnica utilizzata è interessante: le pennellate lasciate in evidenza suggeriscono un inizio di scomposizione del soggetto, e assieme una dissolvenza della superficie corporea che fa trasparire l’aspetto psicologico-affettivo. Il corpo maschile è il territorio d’elezione per la pittrice: raffigurandolo raggunge il più alto grado d’espressività all’interno della sua produzione. Nel dittico che raffigura il fratello dell’artista, compare anche la soluzione formale dell’applicazione su tela di materiale che accentua la consistenza della figura rispetto allo sfondo –tutti i personaggi sono collocati su sfondo neutro, come si trattasse di un territorio vergine nel quale mettere a fuoco le emozioni riflesse sulla postura corporea.
Una pittura sensibile ed onesta, che porta un principio di novità in un campo molto esplorato, ma spesso senza la necessaria capacità introspettiva.
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