Jani Ruscica descrive il suo lavoro come una lunga corsa in cui âšâšle stratificazioni temporali sembrano giocare ripetutamente un ruolo significativo nelle catene associativeâşâş che si rivelano nei suoi lavori. SarĂ per questo che Screen Test (for a Living Sculpture) presentato alla OTTO ZOO di Milano è un lavoro inedito che deriva dal progetto commissionato dal MOMA PS1 di New York, da Creative Time e MTV global.
Il progetto prende spunto dal tentativo di ricreare gli MTVâs Art Breaks, la leggendaria serie di cortometraggi che negli Anni Ottanta venivano commissionati agli artisti e trasmessi su Music Television durante le pause pubblicitarie (tra i cortometraggi si annoverano quelli di Andy Warhol, Jean Michel Basquiat, Keith Haring e Richard Prince). Per lâoccasione Ruscica, in collaborazione con lâartista Sini Pellki, presenta un video che mostra una scultura vivente che prende vita.
Nella versione presentata nella galleria lâartista decide però di mantenere solo le riprese del backstage del video, dando risalto a quei gesti che in fase di montaggio aveva eliminato per mantenere la stasi della posa della scultura vivente. La scena è pervasa da unâatmosfera silenziosa e trasmette un senso di isolamento mentale corrispettivo di un paesaggio freddo e desolato come quello finlandese, paese dâorigine dellâartista. LâimmobilitĂ fisica del performer è improvvisamente rotta da un movimento che fa emergere la vulnerabilitĂ dellâattore: il protagonista provato dal freddo e dalle condizioni atmosferiche che corrodono la sua pelle come la pioggia corrode i monumenti esposti alle intemperie, è colto in un momento di fragilitĂ , mostrandone la tensione non solo interiore, ma soprattutto fisica.
Il passaggio dalla stasi al movimento è esattamente il momento in cui si manifesta la sottile linea che trasforma la scultura in un atto performativo.
Quello che emerge è un rituale gestuale e figurativo che è la fonte della creatività : mani e testa.
Jani Ruscica mette in opera quello che Richard Kostelanetz chiama mixed-means e che oggi viene descritto genericamente come mixed-media: mescolare piĂš forme artistiche per giungere alla creazione di un nuovo genere. Questo sconfinamento porta a un superamento del tradizionale modo di guardare e percepire le opere dâarte, come nel caso di Screen Test (for a Living Sculpture) in cui scultura, video, performance e teatro si confondono.
Inedite contaminazioni vengono sperimentate anche in Material Studies, un lavoro fatto da una serie di collage mixed media, che divagano sul concetto della materia plastica applicata alla materia umana in cui il mezzo della fotografia incontra quello della pittura fingendosi una scultura.
Sara Marvelli
Jani Ruscica, Screen Test
Otto Zoo
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