Il risultato dell’indagine e della
presentazione è, in galleria, ordinato. I tasselli della composizione sono
disposti in modo da interloquire reciprocamente, fissano nello spazio della
galleria ingombri che accolgono e mettono in un benevolo disagio, come quando
si entra nella dimora di qualcuno, nel suo spazio vitale. Il terzo
autoritratto, quello che ha la forma di una fotografia, sta appartato, in una
nicchia più intima che esalta la prossimità concettuale con le altre forme di
rappresentazione.
La lettura domestica di questa
forma di autopresentazione incoraggia a cercare di orientarsi negli strati del
suo universo, che appare tanto altero quanto timido, tanto intimo quanto
istituzionale: lo vediamo nell’immagine del paesaggio, appesa alla parete che
fronteggia gli autoritratti, il cui simbolismo è tanto elegante quanto
disarmante. Dov’è questo paesaggio? In quale luogo dell’intimità dell’artista
lo possiamo collocare?
Anche nelle due sculture (forse
anche la definizione di scultura è un po’ forzata) che stanno per terra si
riconosce il chiasmo: eleganti, minimali, sepolcrali, architettoniche. I due
autoritratti sono arricchiti, per di più, con un liquido presentato come un
cocktail, contenuto dalla struttura scultorea come in una culla, in un alveo;
sono arricchiti ancor di più dal profumo di frutta che emana dalla scorza
d’arancio.
Gennari lavora con nuclei formali
che sviluppa, sia dal punto di vista concettuale che materiale, e articola in
una presentazione stratificata che contemporaneamente affascina e disorienta.
Prendiamo l’esempio del triangolo nero che contiene il liquido alcolico, con
dentro la piccola scorza di agrume sensibile ai movimenti dell’aria. Colpisce
la sua austerità cromatica, la quale combinata al materiale utilizzato non può
non far pensare all’istituzione del sarcofago, sulla superficie del quale però
il liquido, che viene presentato come una bevanda, e poi il piccolo tondo di
agrume che galleggia, evoca invece la convivialità, anche se elitaria. Una
convivialità di monadi.
La presenza scultorea (il
triangolo nero) è sorvegliata a vista e viene impedito di avvicinarsi, per
tutelare il filo degli spigoli del triangolo, fragilissimi. Non ci si può
avvicinare troppo a quella intimità, proprio mentre su quel bordo si vorrebbe
passare il dito, sperando che ne risulti inumidito dal liquido, profumato
dall’incenso, come quando speriamo, vicini a un corpo che giace, di essere da
una qualche forza condotti a sfiorare quella vita morta, alla ricerca della
definizione del confine tra il dito vivo e il corpo morto.
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Zero…
Via Tadino, 20 (zona Piazza Lima) – 20124 Milano
Orario: da martedì a venerdì ore 11-13.30 e 14.30-19.30; sabato ore 15-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0236514283; fax +39 0299982731; info@galleriazero.it;
www.galleriazero.it
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