In occasione della Notte Bianca Milano ha riscoperto la sua anima più postmoderna, originale ed eclettica. Al di fuori del calendario ufficiale –non troppo entusiasmante- sono nati e cresciuti progetti ed eventi alternativi che hanno risollevato gli spiriti affranti e delusi dall’ennesima sconfitta che le istituzioni milanesi, carenti di fantasia, aggiornamento e reale spirito organizzativo, sono riuscite ad infliggerci ancora una volta.
Tra queste iniziative segnaliamo la Notte in Bianco (sull’amore e sul bianco) da Artandgallery, partita alle 19.00 e protrattasi fino all’alba, grazie all’entusiasmo di un pubblico per la verità più da party che da vernissage, in linea peraltro con la serata.
Lele Villari, art director dell’evento, ha voluto impostare il progetto sull’interazione di due diverse componenti, unendo il tema della Notte Bianca alla mostra attualmente in corso presso la galleria, Amore. Da questa fusione è nato il titolo Notte in Bianco, sul quale sono stati invitati a lavorare diversi studi di design, artisti, dj e videomaker milanesi. Tutti giovanissimi, alcuni poco conosciuti, altri già più affermati, hanno animato la serata reinterpretando, ognuno attraverso il proprio linguaggio, i temi proposti, poi miscelati in un cocktail coloratissimo e dinamico.
A proposito di cocktail lo Studio dot.dot.dot. ha aperto le danze con un insolito aperitivo, la cui sigla RGB 255 rimanda alla percezione visiva ed al bianco come risultante della somma dei tre colori primari, colori che venivano proiettati alle spalle di una bianca parete di tela oltre la quale alcune ‘ombre’ porgevano provette colorate da auto-miscelare.
La colonna sonora, curata dai Dj Persignora, si affievoliva solo per lasciare spazio ai readings de La Morbida Macchina, ben calibrati lungo il corso della serata onde evitare l’abbassamento di tono generale. Richiedevano la partecipazione del pubblico i piccoli e bianchi lettini-autoscontro da telecomandare di Glücsktrasse, mentre era in perenne auto-movimento “Hermann”, il pupazzo dal testone di legno nato dalla creatività di Luisa Vanzetta.
Poetica l’installazione curata dagli studi LeftLoft + Zeta_lab: grazie a numerosi fogli bianchi recanti una parola scritta a grandi caratteri nascevano appese al muro frasi surreali o d’amore, moderni nonsense dal sapore duchampiano. Due le videoinstallazioni: “Sosta” di Lucio La Pietra e Flavia Santori, e corpi in trasformazione per Kweef Stuff. Al piano superiore una piccola stanza, Dark Room in White Space, lasciava libertà d’espressione grazie ad un grosso pennello ed una tolla di vernice bianca… con un facilmente prevedibile il delirio finale.
Gli spazi esterni sono stati ridisegnati dalla tensostruttura di Zoltan Schwartz, mentre l’ingresso si è trasformato durante la notte: “BIANCO SU BIANCO (contrappasso d’amore)”, di Lele Villari, work in progress che si è avvalso della collaborazione del pubblico, invitato a presentarsi in compagnia di… un oggetto bianco. Debitamente impacchettati ed appesi alle pareti d’ingresso, questi piccoli ed eterogenei “pegni d’amore” hanno ricoperto le pareti, trasformandole in una installazione partecipata.
Bilancio estremamente positivo, dunque, se non fosse che i vigili urbani han fatto capolino più volte, imponendo la chiusura del bar prima, delle porte d’ingresso poi… A nulla è valso informarli che Artandgallery era stata invitata dal Comune stesso a partecipare all’iniziativa della Notte Bianca, perché i due ghisa, trasecolati, hanno detto: “quale notte bianca?”.
Tenera è la notte… meno teneri i pubblici ufficiali.
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