Villa Menafoglio Litta Panza, costruita nella metà del XVIII secolo e situata a pochi passi dal centro di Varese, ospita una delle più importanti collezioni di arte contemporanea in Italia. Nel 1996, l’ultimo proprietario, il conte Giuseppe Panza di Biumo donò al Fai la Villa, con giardino all’italiana insieme a parte della collezione d’arte contemporanea (133 opere, per lo più di monocromatici americani attivi tra gli anni ’80 e’90). Dopo quattro anni di restauro, patrocinato dalla Cariplo e dalla Provincia di Varese, l’abitazione privata di un grande collezionista diventa oggi una splendida casa – museo aperta al pubblico. Si tratta proprio di una casa in cui le opere d’arte hanno valore, perché realizzate appositamente per gli ambienti dell’edificio settecentesco.
L’attività di collezionista del conte comincia dopo un soggiorno in America, durante il quale conosce le prime testimonianze dell’espressionismo astratto.
Il conte Panza nel 1956 iniziò ad acquistare opere d’arte, non assecondando i gusti del grande pubblico: sullo scalone figuravano opere di Rothko; in ingresso opere di Oldenburg e di Rauschemberg; in sala da pranzo neon di Dan Flavin.
Ed è proprio Flavin il grande protagonista della collezione presente a Biumo. Alla fine degli anni ’60, il conte, interessato agli artisti della Minimal art americana, commissiona a questo artista lavori al neon che prenderanno posto in ciascuna delle sale al primo piano dell’ala dei rustici. In queste sale non solo si adottano criteri espositivi innovativi per l’arte contemporanea, come per esempio l’attenzione al rapporto opera-ambiente, ma è anche presentata la più completa collezione permanente di Dan Flavin. Sono presenti capolavori come Ultraviolet Fluorescent Light room (1968) e Monument for those who have been killed in Ambush (1966), opere in cui si esprime il lavoro sulla luce, sui colori e sugli effetti visivi, spesso stranianti, condotti da uno dei padri del minimalismo americano. Dopo le stanze dedicate a Flavin, così chiassose e disorientanti, si passa alla ricercata armonia tra artificio e natura di James Turrel (Sky Space I, 1974) e di Robert Irwin (Varese Portal Room, 1973), esponenti della Land art americana. Ancora una volta diventa inscindibile il legame tra l’opera e l’ambiente per cui è stata concepita. La Scuderia Grande annessa ai rustici, oltre ad ospitare un’opera di grandi dimensioni come quella realizzata da Martin Puryear (1981), diventerà su progetto di Gae Aulenti lo spazio adibito alle mostre temporanee.
La collezione prosegue all’interno della Villa. Accanto ad opere di arte africana e precolombiana troviamo composizioni di Phil Sims degli anni’80, monocromi dipinti con pennellate dense e incrociate; opere di Stuart Arends degli anni ’90 che rielaborano la Pop art con piccoli cubi di legno e in alluminio dai colori accesi; opere di David Simpson, monocromi resi vivi e cangianti dalla diversa incidenza della luce; infine le energiche opere di Beckmann e le infinite linee orizzontali di Max Cole.
Silvia Turconi
photo(c) Giorgio Colombo, Milano
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qui per es. userei anche la web cam, sono molto interessanti le immagini delle opere, la prima in particolare mi ricorda un pò un quadro di un film che ho visto nel film Invideo - Alexander Sokurov, Dolce, proiettato durante l'ultima rassegna di Invideo..
ciao m