Jordan Bowen e Luca Marchetto alla Milano Fashion Week Uomo 2025
Si Ăš chiusa Milano Moda Uomo con un segnale molto interessante, che potrebbe essere la chiave per ripensare lâevento dedicato al menswear. Se da un lato i big brand hanno abbandonato la fashion week per presentare insieme le collezioni uomo e donna a febbraio, a parte i pochi casi come Prada, Dolce&Gabbana, Giorgio Armani, Zegna, dallâaltro si Ăš incrementata la presenza, tra show e presentazioni, dei marchi indipendenti. Se Ăš vero che sono mancate le grandi aziende che attirano gli addetti ai lavori, il calendario si Ăš animato con un programma molto eterogeneo con nomi piĂč o meno noti e qualche colpo di scena. Vediamo chi sono stati i protagonisti di questo long weekend modaiolo.
Uno show di contestazione che dimostra tutta la resilienza di Simone Botte e Filippo Biraghi, anime creative di Simon Cracker, brand che ha fatto dellâironia e upcycling i suoi punti di forza. Come scrivono i due creativi: «Soldi, soldi, soldi solo a parole, sempre ricchezza solo per finta, like su Instagram, âAdoro quello che fateâ⊠E poi?». Lo scollamento tra il percepito e la realtaÌ eÌ diventato incolmabile: «quel poco che eÌ rimasto della moda vive in una bolla che nulla ha a che fare con la vita vera, i vestiti (siano essi fast fashion o lusso) non interessano piuÌ a nessuno. Dal fatto di fare una fatica felicemente epica nel tenere vivo il nostro brand nasce il pensiero de âle perle ai porciâ e la sua traduzione estetica eÌ stata inevitabilmente LA RICCHEZZA. Considerando che Il 10% piuÌ ricco della popolazione globale possiede il 76% di tutta la ricchezza del mondo câeÌ EVIDENTEMENTE qualcosa che non sta funzionando». Il brand sperimenta customizzando deadstock (vedi le Dr. Martens) e tramite lâutilizzo di tecniche come le diverse tinture e il patchwork tenuti insieme da fascette industriali. Un casting tutto di persone reali che si trasformano in personaggi ed eroi inarrivabili che giocano con se stessi. Moschino docet.
La nuova collezione di QASIMI firmata da Hoor Al Qasimi punta sulla collaborazione con il mondo dellâarte per questa stagione. La designer ha collaborato con lâartista di origini maÌori Emily Karaka che approfondisce, attraverso le sue opere, la storia e la cultura di questo popolo, oltre a esplorare temi quali le dispute territoriali e lâoppressione politica. Su tele enormi, la resilienza del popolo maÌori eÌ messa a nudo in unâesplosione cacofonica di colori, mentre le pennellate si mescolano a lettering, proverbi, canzoni e racconti che si tramandano da secoli. Il lavoro di Emily Karaka ispira lâintera collezione ed esplode in una serie di signature look che riflettono al meglio il DNA del brand. Camicie genderless e pantaloni ampi, che rimandano alle silhouette mediorientali e nordafricane, vengono mixati a giacche a vento boxy e felpe con cappuccio decisamente piuÌ casual. Una collezione ricca anche di outfit modulari oltre che di capi trasformabili.
Sempre piĂč centrata e coerente la moda di Dhruv Kapoor che per questa stagione ha celebrato il ricco patrimonio sartoriale indiano con una visione audace e innovativa. Unendo lâopulenza del massimalismo alla purezza del minimalismo, la collezione esplora temi profondi come lâevoluzione culturale, il benessere emotivo e la fusione armoniosa tra antiche tradizioni e design contemporaneo. Le iconiche drappeggiature e lâabbigliamento quotidiano dellâIndia vengono reinventati attraverso unâestetica moderna, dove forma e funzionalitaÌ si incontrano in soluzioni inaspettate. Ispirandosi allâeclettico street style delle zone rurali indiane, la collezione reinterpreta con audacia elementi simbolici, come il sari e i pantaloni dhoti, presentandoli in chiave fresca e innovativa. Una palette cromatica vibrante e ricca di sfumature incarna il perfetto equilibrio tra energia e praticitaÌ. TonalitaÌ decise come il brillante smeraldo, il blu elettrico e la lavanda profonda si fondono armoniosamente con nuance piuÌ calde e terrose, tra cui il verde henna, i marroni avvolgenti e i grigi delicati. Questi colori prendono vita su tessuti esclusivi, tra cui cotoni elegantemente texturizzati, nylon ultra-resistenti, lane cotte, denim impreziositi da ricami, tessuti sartoriali strutturati e pile soffici e avvolgenti, declinati in una varietaÌ di finiture e lavorazioni. Il perfetto equilibrio tra antiche tradizioni (applicate su stampe floreali, ricami), cultura locale e una visione estetica contemporanea.
La maison Ăš conosciuta per le sue stampe esuberanti dove si intrecciano motivi diversi, frutto della collaborazione con Achille Pinto, un laboratorio di stampa tessile attivo a Como dal 1933. Questa stagione, PIERRE-LOUIS MASCIA introduce venti nuove stampe originali, di cui una dozzina dedicate al ready-to-wear. I motivi vengono mischiati, dipinti, ridisegnati, composti e ricomposti, trasformati in un sottile intreccio di tecniche analogiche e digitali. Qui incontriamo echi dei malinconici ritratti di Julia Margaret Cameron, dei disegni preraffaeliti dellâartista dandy Aubrey Beardsley, che simboleggiano la decadenza del fin de sieÌcle, e frammenti malinconici di Bright Star. Fedele alla sua firma stilistica, la maison si muove tra leggerezza e movimento, sartoria fluida ed eleganza casual. Le silhouette sono avvolte in bomber, lunghi cappotti foderati in seta, abiti fluttuanti ed eterei, scialli e stole protettive. I pantaloni morbidi sono abbinati a kimoni di velluto e giacche trapuntate. Uno show ricco di colore, poesia, accompagnata da una colonna sonora originale composta da Thomas ZaiÌâGillot, sotto la direzione artistica dello studio IrreÌel.
Anche per questa stagione Federico Cina ci trasporta nel suo mondo tramite una performance ospitata da Fondazione Sozzani, che prende vita attraverso una serie di âquadriâ in cui modelli e modelle interpretano routine di movimento ispirate ai ricordi piuÌ indelebili. Ogni gesto, ogni movimento eÌ unâeco dei momenti vissuti insieme, delle abitudini quotidiane che hanno segnano lâinfanzia e che ancora oggi ne influenzano il presente. Ogni gesto, seppur semplice, diventa un atto carico di emozione, una rappresentazione di cioÌ che Federico porta con seÌ, giorno dopo giorno, senza accorgersene. âAssunta e Giacomoâ eÌ un viaggio emotivo che si fa strada attraverso il ricordo di due persone molto care al designer, i suoi nonni. La collezione si ispira a quelli che sono i capi di uso quotidiano di Assunta e Giacomo: abiti e intimo da casa, abiti da lavoro e capi per le occasioni importanti. La narrazione si concretizza in una performance che traduce la memoria in movimento, rendendo tangibile lâimpronta che i nonni hanno lasciato. Il set design, si ispira alla casa stessa di Assunta e Giacomo, viene ripensato in spazi evocativi in cui le azioni prendono vita e si intrecciano. La casa, simbolo di un rifugio affettivo, si trasforma in una scenografia fluida, in continua evoluzione. Ogni angolo, ogni elemento del set eÌ pensato per richiamare un ricordo specifico.
Noskra vuole incarnare lâessenza della moda urbana contemporanea ma in comunione con la natura, dove lâinnovazione e la tradizione sartoriale si fondono in capi funzionali. La collezione DNA, fedele alla filosofia del brand, eÌ pensata per chi vive la cittaÌ, chi si sposta al di fuori di ambienti caotici, chi lavora e non vuole rinunciare allo stile. Ogni pezzo eÌ progettato per rispondere alle esigenze di un moderno «nomade urbano e non», con attenzione particolare alla funzionalitaÌ, praticitaÌ e comfort. I capi sono studiati per offrire libertaÌ di movimento, performance ed eleganza: giacche oversize, pantaloni multitasking che si adattano alla vita quotidiana, senza mai perdere lâeleganza streetwear del brand. Noskra utilizza materiali innovativi come tessuti traspiranti e antivento, passando per capi in maglieria con filati sostenibili di prima qualitaÌ, combinati con design pensati per lâutilizzo urbano quotidiano. «Questa collezione eÌ il risultato di un percorso che unisce la nostra passione per il design con un impegno concreto verso un futuro piuÌ sostenibile. Vogliamo che chiunque si avvicina al nostro brand si senta parte di un cambiamento e di una cultura stimolante, smart e positiva attraverso la moda» ha dichiarato Andrea Lonigro, Founder e Designer del brand.
Eâ stato lo show piĂč chiacchierato e instagrammato della fashion week: la sfilata di JORDANLUCA si Ăš conclusa con il matrimonio sulla passerella dei due designer Jordan Bowen e Luca Marchetto. La coppia di stilisti, legati anche nella vita da 16 anni, ha scelto la Milano Fashion Week per questo momento con tanto di rito civile, celebrante e i genitori presenti che hanno sfilato. Proprio lâamore come atto radicale, capace di trasformare ogni cosa, ha ispirato la collezione e il casting con una selezione di capi dâarchivio. Come scrivono gli stessi creativi: «Per questa stagione, i nostri amici e i nostri affetti indossano i nostri tesori del passato, reinterpretandoli per dar vita al guardaroba iconico di JORDANLUCA. Questa stagione pone un accento particolare sullo stile british, celebrando le poche tessiture inglesi e scozzesi ancora rimaste, tra cui Harris Tweed e Marton Mills». Nuove interpretazioni del montgomery, dellâimpermeabile in stile Barbour e del trench a doppia cintura dominano le linee, mentre le novitaÌ stagionali rispetto ai classici JORDANLUCA includono doppi colletti rivisitati, completi college, gli iconici pantaloni con zip Robin e il lancio ufficiale della mini bag Gotham.
Andrea Grossi, emiliano classe 1996, si diploma al Polimoda di Firenze nel 2019. Prosegue la sua formazione nellâufficio stile denim in Diesel, sotto la direzione creativa di Glenn Martens. Finalista al Festival di HyeÌres 2020 presenta la sua seconda collezione fondando la sua estetica sulla sperimentazione tessile e sullâindagine delle silhouette dellâabbigliamento maschile. Nel 2025 presenta la sua prima collezione, con lâobbiettivo di ampliare il DNA del guardaroba di Denim raccontando con la sua estetica senza patina la subcultura italiana. Grossi debutta alla Milano Fashion Week con la collezione Fall 2025, creando un guardaroba menswear in cui i codici dellâabbigliamento maschile vengono analizzati e sovvertiti. Al centro dellâevento, lâinstallazione video The Casting curata dal regista Filippo Savoia che trasforma un casting metaforico in unâesperienza immersiva dove i protagonisti mettono in scena audizioni libere, sospesi tra il desiderio di trasformazione e lâimbarazzo di essere osservati. La locomotiva, simbolo che si fonde con il logo del brand, richiama le note del cantautore Francesco Guccini e lâimmaginario della stazione dei treni: binari, nebbia e quel senso di gioventuÌ di provincia, sospesa tra le radici e il sogno di cambiamento, evoluzione e fuga. Al centro della collezione Ăš il jeans, simbolo per eccellenza della cultura popolare, che viene destrutturato, ricostruito fino a trasformarsi diventando capi in felpa o persino intimo. Le stampe Emilia Paranoia, realizzate in collaborazione con lâartista Nic Paranoia, celebrano le comuni origini emiliane attraverso unâironica rappresentazione della stazione Mediopadana di Reggio Emilia. Ispirate al brano Emilia Paranoica dei CCCP, raccontano la poetica banalitaÌ della provincia, un luogo dove mondi apparentemente inconciliabili trovano un equilibrio unico.
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