Uniformi di fresco color salvia carico, con delle belle targhette cucite in filo rosso sul petto sulle quali spicca la grafia “A.B.O. Jardinier du Théatre”. Sono le divise dei custodi della mostra “A.B.O. THEATRON. L’Arte o la Vita”, dedicata ad Achille Bonito Oliva e appena aperta al Castello di Rivoli, a cura di Andrea Viliani. A disegnarle, non poteva che essere Gucci, partner dell’esposizione, che con il grande critico d’arte aveva già avuto modo di incontrarsi. Bonito Oliva compariva infatti nel terzo episodio di Gucci Aria, la serie Youtube del regista cult Gus Van Sant e di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, pensata per il Guccifest. In quella occasione, vedevamo e sentivamo ABO parlare di arte, moda e musica al telefono con Harry Styles.
La mostra al Castello di Rivoli indaga la figura di uno dei più importanti storici dell’arte, critici e curatori contemporanei e raccoglie opere d’arte, documentazione di allestimenti, materiale d’archivio e una selezione di materiali televisivi concessi da Rai Teche. La maison, che con l’arte contemporanea ha un dialogo privilegiato, ha appositamente realizzato le divise destinate agli “angeli custodi” della mostra, cioè il personale del Museo che accoglie i visitatori nelle sale e custodisce le opere esposte nel “teatro” della mostra. Come dei giardinieri di un parco immaginario, gli abiti verde salvia dei custodi, chiamati “jardiniers du théatre”, segnalano il percorso della mostra in un accompagnamento creativo che ribalta il tradizionale rapporto tra museo e sponsor. Qui il main sponsor collabora alla scena della mostra, valorizzando i lavoratori essenziali ma spesso invisibili del mondo dell’arte.
Il progetto prende spunto dalla sfilata di febbraio 2020, quando Alessandro Michele e il suo team indossavano uniformi mostrando al pubblico il lavoro di backstage del défilé in occasione della presentazione della collezione “The Ritual”.
La mostra sarà visitabile fino al 9 gennaio 2022.
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Queste divise fanno ca**re dagli occhi! Inguardabili e deprimenti. Secondo me.
sembrano le divise di internati in un centro psichiatrico
Vergognose.