Categorie: Moda

I grandi ritorni, tra Made in Italy e anni ’90: Walter Albini ed Helmut Lang

di - 11 Maggio 2023

Sono diversi i marchi con importante heritage alla ricerca di un direttore creativo e un nuovo corso che li possa traghettare verso la contemporaneità. Se resta ancora aperto il caso Moschino, dopo l’uscita di Jeremy Scott, altre realtà come Pucci – oggi sotto la guida di Camille Miceli – stanno lavorando per non perdere le proprie radici, cercando la strada giusta per riconnettersi alle nuove generazioni. E proprio in queste giorni sono due i grandi ritorni che accenderanno cuori e menti del fashion system nei prossimi mesi: Walter Albini ed Helmut Lang.

Walter Albini, la nascita dello stilista e del Made in Italy

Come lo ha ben definito Stefano Tonchi, «Walter Albini è il primo stilista italiano superstar: il primo a cogliere non solo l’importanza della griffe, del nome dello stilista sull’etichetta, con cui accomuna prodotti diversi, ma anche l’identificazione nome e immagine, logo grafico e volto. Albini mette se stesso nelle pagine dei giornali, indossa la sua moda e posa con le celebrità nelle sue campagne pubblicitarie, anticipando un’intera generazione di stilisti italiani e stranieri che applicheranno con successo la sua lezione, da Giorgio Armani a Stefano Gabbana e Domenico Dolce».

Walter Albini, foto di Alfa Castaldi

È recentissima la notizia che il gruppo di investimento che possiede, tra gli altri, Valentino, ha acquisito anche la proprietà intellettuale e gli archivi di Walter Albini, uno dei «Gioielli nascosti della moda italiana». E come si legge dai social di Andrea Batilla, autore e consulente strategico, che è parte di questo rilancio, «Il prossimo 31 maggio saranno 40 dalla morte di Walter Albini. Non esiste nessun modo migliore per festeggiarlo se non riportare in vita il suo nome. Quando tre anni fa Rachid M. Rachid ha chiesto a me e Sara Sozzani Maino su quale marchio avremmo voluto che investisse, abbiamo risposto insieme, all’unisono, Albini. Da quel momento, attraverso il suo sguardo visionario e un fantastico team di persone, abbiamo lavorato molto perché questa strana idea diventasse realtà. Conoscevamo da tempo Barbara e Marisa Curti, proprietarie non solo del marchio ma di uno straordinario archivio in cui ci sono quasi tutti gli abiti, i disegni e le illustrazioni che Walter aveva fatto durante la sua vita lavorativa. Così, insieme, giorno per giorno, abbiamo aiutato Bidayat, il fondo di investimento di Rachid, nell’acquisizione. Credere in un’operazione del genere vuol dire avere la volontà, anzi forse la necessità, di riempire innanzitutto un vuoto storico e culturale intorno ad una persona che, in poche parole, si è inventato il Made in Italy. La sua opera, troppo presto dimenticata, ha aperto la strada a tutti quelli che, dopo di lui, hanno usato lo stesso metodo per affermarsi nel mondo. Senza di lui sarebbe stato impossibile. Il mondo tende a dimenticare i marchi che non sono più sul mercato, che non producono più utili. Questo nuovo progetto riporterà la figura di Albini al centro del dibattito sulla moda e sul Made in Italy, rideterminandone la complessità delle origini».

Disegni di Walter Albini
Collezioni Walter Albini

Se appare sicuro il rilancio, ancora molti dubbi restano sul fatto che Alessandro Michele sia stato chiamato a guidarne il nuovo corso. Anche se come osserva Diet Prada dal suo seguitissimo account Instagram Walter Albini e Alessandro Michele sarebbe un’unione perfetta e ce lo mostra in modo molto convincente.

Helmut Lang, lo stilista icona del minimalismo anni Novanta

È un’altra delle figure che hanno influenzato la moda e intere generazioni di designer. Lo stile di Helmut Lang è sinonimo di minimalismo e nella sua carriera si incontrano moda e arte, guidate da un occhio attento all’avanguardia e sperimentazione.

Helmut nasce a Vienna il 10 marzo 1956 e viene cresciuto dai nonni sulle Alpi Austriache. Quando Helmut ha dieci anni il padre si risposa e lo porta di nuovo a Vienna. Da autodidatta nel 1977 apre un atelier di abiti su misura a Vienna, senza una vera a e propria formazione di sartoria alle spalle. Negli outfit che propone c’è da subito lo spirito del movimento artistico e culturale d’avanguardia a cui appartiene, il Wiener Moderne. L’atelier balza agli onori della cronaca nel 1979 quando le creazioni di Helmut Lang vengono scelte per una mostra dal titolo “L’Apocalypse Joyeuse” al Centre Pompidou di Parigi.

Ritratto di Helmut Lang

Nel 1986 il designer esordisce a Parigi con una linea di prêt-à-porter. L’anno dopo, la sua prima collezione uomo ha grande successo e inizia un percorso di sviluppo inarrestabile che lo portano ad essere uno dei nomi più seguiti e acquistati del panorama moda. Nonostante lo stilista abbia lasciato le redini dell’omonimo marchio nel 2005, il suo lavoro continua a influenzare lo streetwear, di cui è stato pioniere, con abiti essenziali dalla forte connotazione urban.

Anche questo brand, altra “bellezza dormiente” del fashion system è oggetto di un importante rilancio affidato oggi al giovane designer di origini vietnamite Peter Do, uno dei nomi più promettenti a livello internazionale che è stato nominato direttore creativo di Helmut Lang. La sua collezione di debutto, Primavera/Estate 2024, sarà presentata durante la settimana della moda di New York a settembre.

Naomi Campbell sulla passerella primavera_estate 97 di Helmut Lang. Fotografia di Guy Marineau. Condé Nast via Getty Images
Helmut Lang primavera estate 2004 PIERRE VERDY. AFP via Getty Images

Un segnale importante di rinnovamento e un’opportunità unica per Peter Do che ha dichiarato: «Nessuno ha incarnato il pensiero radicale più decisamente di Helmut Lang. È per me un grande onore essere incaricato di inaugurare il prossimo capitolo della sua eredità» Un altro caso di affinità elettiva come spiega l’amministratore delegato di Lang, Dinesh Tandon: «Siamo entusiasti che Peter Do si unisca a Helmut Lang come direttore creativo. Il suo approccio chiaro e innovativo al design si allinea perfettamente con l’etica e il patrimonio del marchio. La sua esperienza con case di moda di lusso e la sua acclamata etichetta omonima lo rendono una scelta naturale per questo ruolo».

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