Carla Grunauer “Tironeos y cascadas”, 2025. Acrilico su tela di polietilene, cm 131 x 247. Courtesy l’artista e Galleria Gilda Lavia_ph Giorgio Benni
Ultimi giorni per El metal que sueña alla Galleria Gilda Lavia a Roma, seconda personale italiana di Carla Grunauer. La mostra, costruita attorno a un nucleo consistente di opere recenti, realizzate appositamente per la galleria, offre una sintesi compatta e matura della ricerca dell’artista argentina.
Teso tra pittura e scultura, tra organismo e struttura, il lavoro di Grunauer indaga le possibilità della figurazione in un territorio instabile, dove elementi architettonici, forme astratte e presenze iconiche convivono in un sistema di rimandi mentali e associazioni libere. Le sue figure sembrano emergere da uno spazio interiore prima ancora che fisico, configurandosi come corpi in trasformazione, attraversati da tensioni strutturali e slittamenti morfologici.
Nel testo critico che accompagna l’esposizione, la curatrice Benedetta Casini descrive questo universo visivo: «Quello di Carla Grunauer è un mondo ibrido, abitato da figure scultoree e rappresentazioni pittoriche che condividono un’ambiguità sostanziale, anatomie antropomorfe che strisciano e gattonano, perdono la forma umana per allungarsi in un’orizzontalità a tratti anfibia, a tratti rapace. C’è qualcosa che non quadra nel modo in cui queste strane creature si piegano su sé stesse, nella lunghezza sproporzionata delle gambe rispetto al resto del corpo, nei colli stirati a tal punto che, se dipendessero dal sostegno di una colonna vertebrale umana, finirebbero presto per spezzarsi. Sarà forse proprio per tenere insieme queste figure deformi che interviene la linearità sottostante, una costante sia nelle tele che nelle sculture»
La linea diventa così elemento strutturale e simbolico. Come sottolineato ancora da Casini: «Una linea a momenti vorticosa, quasi barocca, a momenti più rigorosa, che attraversa in trasparenza questi corpi altrimenti vuoti, e ne riempie le cavità, dichiarando la paradossale fascinazione dell’artista per lo scheletro, la struttura interna delle cose». È un principio ordinatore che rende possibile la deformazione, reinterpretando la fragilità come tensione costruttiva.
Il titolo stesso della mostra introduce un ulteriore livello di lettura. Nelle sculture, l’ossatura in fil di ferro diventa presenza attiva: «Nel caso delle sculture si tratta di un’anima in fil di ferro, un metallo che, stando al titolo della mostra, prende improvvisamente vita e, agente inaspettato di una divagazione fantastica, si mette a sognare. L’ossatura che rende possibili queste creature ibride, in effetti, le attraversa in profondità come un incosciente sommerso che riverbera sulla superficie in forme surreali, a tratti giocose, non lontane da visioni oniriche materializzate».
Nata a Tucumán nel 1982, Grunauer si è formata all’Universidad Nacional de Tucumán, proseguendo il proprio percorso all’Universidad Torcuato Di Tella. Negli ultimi anni ha consolidato il suo rilievo internazionale con progetti tra Buenos Aires, Madrid, Lima e l’Italia, oltre alla partecipazione a Documenta 15 a Kassel. Le sue opere sono entrate in collezioni pubbliche argentine, tra cui il Museo d’Arte Moderna di Buenos Aires e il Palais de Glace.
La mostra di Carla Grunauer alla Galleria Gilda Lavia di Roma sarà visitabile fino al 28 febbraio: il finissage si terrà dalle 17:30 alle 20.
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