Categorie: Mostre

Canto Napoli: Isgrò rilegge la tradizione musicale partenopea a Capodimonte

di - 10 Aprile 2026

Un omaggio alla canzone napoletana e alla sua forza comunicativa, attraverso il gesto radicale della cancellazione. Apre oggi al Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli la mostra Canto Napoli, mostra di Emilio Isgrò, curata da Eike Schmidt e visitabile fino al 29 settembre 2026. Il progetto si inserisce nel percorso espositivo del museo – nelle sale 81, 83 e 84 – innestandosi tra i capolavori della collezione del museo napoletano come una riflessione sulla memoria musicale e sulla sua riscrittura contemporanea.

Tra i protagonisti più influenti dell’arte concettuale italiana, Isgrò torna a confrontarsi con il linguaggio e i suoi limiti, applicando per la prima volta la sua iconica pratica della cancellatura al repertorio della tradizione partenopea. 25 partiture, da ’O sole mio a Voce ’e notte, da Reginella a Napul’è, da ’O surdato ’nnammurato a Malafemmena, vengono sottoposte a un processo di sottrazione che, per effetto opposto, rilancia il senso della traccia scritta come forma. Le parole emergono come frammenti, residui, indizi di un discorso che lo spettatore è chiamato a ricostruire.

Emilio Isgrò, ‘O sole mio, 2025, Tecnica mista su carta stoffa montata su legno, 77 x 99 x 5,5 cm

«Per me la Cancellatura è figlia diretta della filosofia siculo-greca, una grecità che riguarda anche Napoli», racconta Isgrò. «È la continuazione delle posizioni da un lato dei sofisti – nulla esiste e anche se esistesse non si potrebbe conoscere – e dall’altro della filosofia socratica, quella che pone continue domande.  Pongo ostacoli davanti alla canzone napoletana, o davanti a testi e immagini, per suggerire al pubblico di ingaggiare un percorso conoscitivo».

Luna rossa 2025 Tecnica mista su carta stoffa montata su legno 67,5 x 88 x 5,1 cm

La selezione musicale attraversa quasi due secoli di ascolto e riproduzione, un repertorio che Isgrò definisce «Profondamente democratico», tenendo insieme autori canonici e figure considerate minori, senza gerarchie apparenti. «Questo nuovo progetto nasce, sì, da un amore antico per la canzone napoletana, ma anche da qualcosa di più ostinato: il desiderio di restituire centralità alla dimensione storica. La cultura europea, e dunque napoletana, si fonda, infatti, sulle grandi tradizioni e l’arte. Credo, serva proprio a rendere quelle tradizioni non soltanto accettabili ma necessarie e vitali anche per il futuro», spiega Isgrò.

«In questo tempo anche gli artisti napoletani possono essere esposti al rischio dell’omologazione, ma difficilmente vi cedono, perché qui l’arte si respira ovunque. Quando sento un posteggiatore suonare il mandolino, non vedo sottocultura, mi chiedo piuttosto da dove venga quella musica. E la risposta è chiara, viene da Pergolesi, dalla grande tradizione del San Carlo, da Paisiello. Da siciliano, non posso dimenticare che chi voleva studiare e fare musica, come lo stesso Vincenzo Bellini, doveva andare a Napoli, a San Pietro a Majella», prosegue l’artista.

Sulle superfici degli spartiti cancellati intervengono poi figure inattese: api, formiche, insetti che attraversano le partiture come segni mobili, quasi attratti dalla struttura sonora che ancora vibra sotto la cancellazione. «Le api e le formiche musicali di Isgrò sono emanazioni della mente dell’artista – nota Eike Schmidt nel suo saggio curatoriale – segni non pittografici, privi di denotazioni semantiche precise; metasegni senza funzione grammaticale; ipersegni di connotazioni molteplici e reciprocamente contradditorie, come del resto le cancellature stesse. Se però le cancellature evidenziano e celano il testo nello stesso tempo, coprendo le parole per proteggerle e conservarle, le processioni e i grovigli degli insetti introducono sulla superficie della carta, un elemento dinamico. La loro coreografia collettiva rende evidente la dimensione sociale della canzone e, in qualche caso, sembra persino interpretarne il carattere: si pensi ai grandi grumi brulicanti sullo spartito della Tammurriata nera».

Il percorso espositivo si sviluppa accanto alla sala dedicata al presepe napoletano, attivando un dialogo tra due forme di rappresentazione stratificate: da un lato la tradizione figurativa settecentesca, dall’altro una pratica concettuale che interroga la trasmissione dei saperi e delle forme. Le opere, realizzate con tecnica mista su carta stoffa montata su legno, sono affiancate da tre lavori tridimensionali: due mandolini e una chitarra, anch’essi attraversati dalla stessa presenza organica degli insetti.

Reginella 2025 Tecnica mista su carta stoffa montata su legno 67,5 x 88 x 5,1 cm

Il progetto si colloca così in una linea di continuità con la ricerca dell’artista, che da oltre sessant’anni utilizza la cancellatura come strumento critico e conoscitivo che, introducendo ostacoli, rallentando la lettura, ci spinge ad attivare un confronto più profondo con l’opera. «Per vedere, devi sollevare il velo, operando uno sforzo, perché l’arte non è mai del tutto facile, ha sempre bisogno di una decifrazione», nelle parole di Isgrò.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Treccani, con prefazione del Presidente Massimo Bray, il saggio di Eike Schmidt e i contributi di Bruno Corà, Michele Bonuomo, Marco Bazzini, Laura Valente, Stefano Causa, Maria Laura Chiacchio, Luciana Berti.

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