Roberto Cantarutti, Tendere la volta, 2024, tempera su tavola e Arturo Martini, Sorpresa (Diana), 1942, bronzo - Casa Cavazzini
Il termine contrappunto, in musica, si riferisce all’armoniosa coesistenza di più voci che si esprimono simultaneamente, mantenendo ciascuna il proprio andamento orizzontale nel rispetto reciproco. Il contrappunto è, poi, anche il concetto alla base di questa esposizione, che mira a creare un serrato dialogo tra lavori contemporanei e opere delle collezioni civiche del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Casa Cavazzini, a Udine, intrecciando voci diverse per epoca, linguaggio, tecnica, sensibilità e tematiche.
Contrappunto 03 è, infatti, la terza di una serie di esposizioni iniziate in piena pandemia, nel 2020, quando quattro artisti sono stati invitati a selezionare un’opera del museo (esposta in sala o momentaneamente conservata nel deposito) con la quale instaurare un fruttuoso dialogo. La mostra è visitabile fino al prossimo 17 novembre.
Per questa edizione, curata da Francesca Agostinelli e Vania Gransinigh, sono cinque gli artisti ad aver partecipato e cioè: Matteo Attruia, Roberto Cantarutti, Liliana Moro, Elisa Vladilo, Debora Vrizzi. Il contrappunto avviene rispettivamente con lavori di Carl Andre, Arturo Martini, Luciano Fabro, Antonio Corpora, Antonio Piatti.
Ed ecco che, così, Liliana Moro sceglie di confrontarsi con l’opera Via Dante n. 15, 26, 28, 30. 33100. Treppo Grande (Udine), realizzata da Luciano Fabro tra 1972 e 1973. La Moro propone per l’occasione un lampione capovolto, di un arancione acceso, creando un gioco cromatico basato sulla verticalità e legando indissolubilmente il suo lavoro con quello del maestro torinese.
La scultura Sorpresa (o Diana), un meraviglioso bronzo del 1942 di Arturo Martini, sembra poi sospesa tra le tele di un verde pallido realizzate da Cantarutti. Entrambi i lavori paiono volerci parlare di luoghi sacri e di oggetti di devozione, ma lo fanno in maniera estremamente delicata, lasciando sempre allo spettatore la possibilitĂ di rintracciare i propri significati.
Matteo Attruia rivolge, invece, la sua attenzione al lavoro Seven Copper Triode (1975) di Carl Andre, parte della serie delle cosiddette sculture a pavimento. La video-installazione di Attruia (ME AND YOU END ME…) crea un vero e proprio cortocircuito nella mente dello spettatore, che si ritrova a cercare, inutilmente, un punto fermo tra le placche in rame di Andre e le grandi lettere bianche proiettate sulle pareti della sala.
Il dialogo senza dubbio più riuscito è, però, quello tra il video MIA? (2024) di Debora Vrizzi e l’olio su tela MIA! di Antonio Piatti. Non solo la Vrizzi coglie l’occasione per una riflessione sul tema della seduzione e della passione, ma propone anche un’opera estremamente raffinata, dove esplora suoni e tattilità attraverso il medium del video.
Infine, Elisa Vladilo contrappunta La parete di fronte di Antonio Corpora, per una riuscita ricerca su come il colore riesca ad organizzare il dipinto e ad impattare l’occhio di chi osserva.
Contrappunto 03, dunque, non vuole indicare allo spettatore collegamenti fissi e immutabili, ma vuole piuttosto proporre dei suggerimenti: nuovi modi in cui capolavori dello scorso secolo possono essere osservati ed attualizzati. Sta al visitatore, dunque, rintracciare punti di unione e contrasto tra le varie opere in mostra, in modo da dare origine alla propria, delicata sinfonia.
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