Categorie: Mostre

Giovanni Termini: in mostra a Roma la questione del lavoro raccontata attraverso una poetica minimal

di - 23 Marzo 2025

Giovanni Termini, fino al 29 marzo 2025 torna nella capitale, riflettendo sul suo rapporto con la città. L’artista oggi vive e lavora a Pesaro ma il suo legame con Roma, iniziato negli anni di formazione all’Accademia di Belle Arti, non si è mai spezzato, continuando a vivere nella sua pratica artistica. La promessa del vuoto, personale a cura di Simone Ciglia, presenta una selezione di lavori inediti concepiti per l’occasione insieme a produzioni recenti.

Giovanni Termini, La Disciplina delle Eccezioni, 2025, maniglia antipanico e legno, dimensioni variali. Installation view LA PROMESSA DEL VUOTO, Fondazione Pastificio Cerere 2025. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano

La poetica minimal dell’artista trae ispirazione da un immaginario richiamante l’edilizia, l’industria e il cantiere, legandosi perfettamente all’architettura della più antica delle fabbriche nel quartiere di San Lorenzo, tanto da sembrare un’estensione naturale dello spazio. La mostra prende il nome dall’installazione site-specific che occupa la sala espositiva principale; un grande palco rialzato in ferro zincato dove gli unici spettatori che possono godere di questo nuovo punto di vista sullo spazio, sono una serie di sette frullatori che scandiscono il passare del tempo in una circolarità infinita con il loro movimento irregolare.

Giovanni Termini, La Promessa del Vuoto, 2025, palco in ferro zincato e frullatori, dimensioni variabili. Installation view LA PROMESSA DEL VUOTO, Fondazione Pastificio Cerere 2025. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano

La stessa dimensione temporale in bilico nel movimento perpetuo viene ripresa ed esasperata nel video proiettato nella stanza successiva (Tempo imperfetto, 2016) dove una camera fissa su un telaio industriale ci mostra l’avvolgersi incessante di fili colorati in pvc. Tutti gli oggetti di Termini sembrano invitare l’osservatore all’interazione, pronti a stabilire una connessione che viene negata un attimo dopo in un continuo gioco di energie in contrapposizione. Il maniglione antipanico montato direttamente sulla parete d’ingresso (La disciplina delle eccezioni, 2025) o la sedia a sdraio da spiaggia manipolata fino a diventare scultura (Ipotesi 2018-2020) richiamano forme familiari, tratte dall’immaginario collettivo e dal patrimonio visivo condiviso, ma vengono alterate, trasformate e rese irriconoscibili per poi essere collocate in una dimensione temporale sospesa, un limbo affascinante e ambiguo che si trova a metà strada tra il passato e il futuro, dove ogni elemento perde la sua originaria collocazione.

Giovanni Termini, La Promessa del Vuoto, 2025, palco in ferro zincato e frullatori, dimensioni variabili. Installation view LA PROMESSA DEL VUOTO, Fondazione Pastificio Cerere 2025. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano

In questo spazio intermedio, le forme acquisiscono una nuova vitalità materiale, come se rinascessero per esplorare nuove possibilità di esistenza. Una volta liberate dalla loro funzione predestinata e dalle limitazioni imposte dal loro uso originario, diventano capaci di esprimere una potenza evocativa rinnovata, che sfida le aspettative e stimola la riflessione su come l’oggetto possa essere visto, vissuto e interpretato in un contesto che va oltre il suo scopo iniziale.

Giovanni Termini, Ipotesi, 2018 – 2020, legno verniciato e nylon, 115 x 100 x 60 cm. Installation view LA PROMESSA DEL VUOTO, Fondazione Pastificio Cerere 2025. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano

La promessa del vuoto che ci fa Giovanni Termini viene mantenuta in un gioco di attese e delusioni, in cui lo spettatore si ritrova sospeso tra il desiderio di entrare in relazione con gli oggetti e l’impossibilità di farlo. Questo vuoto non è mai un’assenza totale, ma uno spazio dinamico che si riempie continuamente di nuove interpretazioni, materializzandosi in un campo di tensioni in cui il tempo e lo spazio si piegano, si deformano, ma non si risolvono mai completamente.

Giovanni Termini, Installation view LA PROMESSA DEL VUOTO, Fondazione Pastificio Cerere 2025. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano

In questo contesto, ogni opera diventa un invito a riflettere sulla nostra relazione con gli oggetti e con lo spazio che ci circonda. Le opere di Termini si trasformano in veicoli di una riflessione che va oltre l’oggetto stesso, invitando lo spettatore a esplorare il significato più profondo della materia e del suo rapporto con il tempo, la memoria e il cambiamento. La mostra diventa così un dialogo incessante tra ciò che si vede e ciò che si percepisce, tra ciò che è dato e ciò che resta sospeso, in attesa di essere compreso.

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