Marina Cavadini, Les Doigts en Fleur, 2019. Sovra Esposti / Over Exposed, Carcere Borbonico, Avellino
Il territorio Irpino nel suggestivo Complesso Monumentale del Carcere Borbonico di Avellino accoglie il progetto di mostra “Sovra Esposti/Over Exposed”, prodotto dalla Fondazione Videoinsight e dalla sua presidente Rebecca Russo, dal 1 al 30 luglio 2023. Il carcere Borbonico, facente parte del Museo Irpino, diventa luogo fertile per l’arte contemporanea, con un progetto di mostra a cura di Andris Brinkmanis, attraverso il coinvolgimento di una selezione di artisti internazionalmente noti: Marina Cavadini, Gianluca Capozzi, Gea Casolaro, Paolo Cirio, Gaia De Megni, Binta Diaw, Delio Jasse, Giulia Maiorano, Edoardo Manzoni, Elisabetta Mariuzzo, Elena Mazzi, Alessandra Messali, Stefano Serretta, Giulio Squillacciotti.
Sovra Esposti/Over Exposed affronta il tema della sovraesposizione nella nostra società e nel nostro modo di vivere agli effetti dei media e delle tecnologie, dell’intelligenza artificiale ed internet, della videosorveglianza ed altre forme di interazione/sollecitazione continua dell’essere umano.
Ci ritroviamo in una forma di libertà relativa, sovra stimolati dalle immagini, spesso incapaci di selezionarle sulla base della loro bontà , con conseguenti effetti comuni e persistenti di superficialità ̀, noia, assuefazione ed omologazione.
A partire da queste considerazioni, il luogo ospitante e la sua storia sono pretesto per approfondire la tematica e diventano spunto di riflessione. Il Carcere Borbonico, attivo nel territorio fino al 1985, dopo un forte intervento di ripristino e restauro è diventato luogo museale a tutti gli effetti, e dal marzo scorso luogo dedito anche all’arte contemporanea con la rassegna annuale Un anno di mostre al Museo Irpino.
L’incredibile struttura esagonale panottica costruita nel 1826 dall’architetto Giuliano De Fazio, su ispirazione del pensiero del filosofo inglese Jeremy Bentham, comprende padiglioni che si sviluppano a raggiera con una torre centrale, permettendo una sistema di controllo dei detenuti sia dall’esterno sia dall’interno attraverso le garitte. La conseguenza di questo tipo di sistema carcerario nel tempo determinò spesso lo sviluppo di malattie mentali, quali schizofrenia o dissociazione mentale, a causa della sovraesposizione e della mancanza di privacy, per il persistente controllo in qualsiasi punto di movimento.
Nasce così l’ispirazione per la mostra ed il parallelismo con le nostre prigioni contemporanee, mentali ed interiorizzate, tematica affrontata con opere fotografiche, pittoriche, installative e di video arte in un percorso che trasversalmente include tematiche sociali, politiche, naturali, identitarie.
Ne conseguono il risveglio della coscienza e l’impatto terapeutico dell’arte, obiettivi costantemente perseguiti dalla Fondazione Videoinsight nell’applicazione del suo metodo e nello sviluppo dei progetti.
La competenza e l’entusiasmo della fondatrice della Fondazione Videoinsight, Rebecca Russo (nota anche come psicoterapeuta, mecenate e collezionista), si uniscono a quelli della direttrice del Museo Giovanna Silvestri e dello staff: «Abbiamo iniziato solo sei mesi fa ad ospitare mostre di arte contemporanea ed abbiamo compreso che seppur nato come Museo di tipo storico ed archeologico con anche una sezione multimediale, il luogo, anche da un punto di vista architettonico, si presta ad ospitare mostre di arte contemporanea con un rilancio della proposta per attrarre anche un nuovo pubblico e far conoscere l’Irpinia, territorio particolare e dalla storia antica ancora poco conosciuta».
La struttura museale in centro città , nonostante la sua originale destinazione a luogo di isolamento, ecco che assume oggi un ruolo di inclusione e promulgazione culturale. Come sosteneva a tal proposito Walter Benjamin «Nelle rovine del passato si risolvono gli enigmi del presente».
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