L’Umbria, un gioiello al centro di quello scrigno di preziosi che è l’Italia. Le bellezze naturali, dalle fonti del Clitumno al Lago Trasimeno passando attraverso la Val Tiberina, contendono il primato della bellezza alle innumerevoli opere d’arte e di architettura di ogni epoca e di ogni genere, palazzi, monasteri, mura, conventi, pievi, musei… al loro interno affreschi, dipinti, mobili, reperti archeologici fino all’arte di oggi, a Terni per esempio, con Oliviero Rainaldi o a Torgiano con lo stabilimento Listone Giordano firmato dello studio ABDR.
I luoghi famosi, oltre Perugia arroccata in cima alla collina, sono innumerevoli. Cito tra i tantissimi Assisi, Gubbio, Todi, Spello, Spoleto, Montefalco, Foligno, Passignano sul Trasimeno.
L’elenco sarebbe molto lungo e proprio per non fare torto a nessuno, parliamo di un’operazione quasi unica nel suo genere, che ha permesso al Perugino di tornare a “casa”. La sua Pala dei Decemviri è ora infatti alla Cappella dei Priori, il luogo stesso per cui fu commissionata al pittore dai notabili della Città. A cura di Barbara Jatti e Marco Pierini, questo evento è un progetto culturale quasi unico nel suo genere, che si deve ad un notevole concerto di Enti, tra cui il Governatorato della Città del Vaticano e la Fondazione Cassa di Risparmio. L’operazione similare per certi versi all’esposizione degli Arazzi Medicei a Palazzo Vecchio e provenienti, come la stessa Pala, dai Musei Vaticani, racconta una storia intrigante.
In primis il dipinto vide alternarsi tre esecutori, il primo Pietro Galeotto, venne a mancare improvvisamente. L’incarico quindi passò al Vannucci che vi si dedicò ma preso com’era da innumerevoli incarichi, non era in grado di onorarlo nei tempi stabiliti. La sua ultimazione fu affidata allora a Sante di Apollonio del Celandro. Il Perugino non prese la cosa benissimo e rivendicò l’incarico. Aveva concepito una magnifica composizione incorniciando in un portico arioso le figure della Vergine e del Bambino, collocate su un imponente trono al centro. Ai lati i santi protettori composti e sereni, la cui importanza è rimarcata dalle ricche vesti. Lo firmò HOC PETRUS DE CHASTRUS PLEBIS PINXIT accettando con il secondo incarico ottenuto, l’aiuto del Celandro per la Cimasa che in un primo tempo doveva raffigurare la Vergine. I Priori però modificarono la loro richiesta dovendo celebrare celebrare l’istituzione del Monte di Pietà, e scelsero come soggetto l’immagine del Cristo morto, magistralmente reso dal Vannucci grazie all’idea dello sfondo nero su cui risalta diafano l’incarnato di Gesù.
La Pala finalmente ultimata rimase nella Cappella dei Priori fino al 1553, anno in cui l’Ordine fu soppresso, e a Perugia restò comunque fino al 1797 quando divenne parte dell’immenso bottino di Napoleone. Tornò in Italia poi grazie ai buoni uffici del Vaticano che la conservò nei suoi Musei.
Oggi finalmente, cosa davvero rara, la possiamo ammirare nella sua originaria collocazione e seguire cosi tutto il progetto che animò l’artista. Solo per questo l’emozione è forte, emozione cui contribuisce in modo notevole la collezione della Galleria Nazionale dell’Umbria dove è incoronato il Trecento.
Il Palazzo di Via Vannucci ne sottolinea subito l’identità accogliendo il visitatore con i bronzi originali dei simboli protettori della Città realizzati nel 1274. Collocati provvisoriamente, dopo un lungo vagabondare qui all’ingresso, Grifo e Leone, entrambi dorati, furono collocati in precedenza accanto alla fontana di Arnolfo in piazza, quindi posizionati sulla facciata del Palazzo del Municipio e solo nel 1985 furono trasferiti all’interno della sala del consiglio comunale. In attesa della loro collocazione definitiva, godiamoceli così.
Tiziana Leopizzi
Dal 10 ottobre 2019 al 26 gennaio 2020
Il Ritorno della Pala dei Decemviri di Pietro Perugino
Galleria Nazionale dell’Umbria
corso Pietro Vannucci, 19, Perugia
Orari: da martedì a domenica, 8.30-19.30; (ultimo ingresso ore 18.30Info: Tel. 075.58668436; gan-umb@beniculturali.it; www.gallerianazionaledellumbria.it
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