Categorie: Mostre

La natura è la regina della pittura: la mostra alla Fondazione Beyeler

di - 20 Marzo 2025

Il paesaggio nordico nelle sue infinite variazioni. Come una sonata di pianoforte eseguita ogni volta da mani diverse. Foreste, boschi, distese di ghiaccio e montagne innevate, laghi e cieli azzurri, nuvole, aurore boreali e distese di ghiaccio sono i protagonisti del Grande nord europeo e canadese, nelle opere di Northern Lights, mostra alla Fondazione Beyeler di Riehen, in Svizzera, visitabile fino al 25 maggio 2025 e realizzata in collaborazione con la Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, Stati Uniti. In esposizione, un’ottantina di paesaggi dipinti da artisti scandinavi e canadesi in un periodo che copre dalla fine dell’800 fino ai primi del Novecento: artisti e artiste meno noti e altri famosissimi, come Edvard Munch, presente con Chiaro di luna (1895) e Fumo del treno (1900) e Hilma af Klint, con Alba (1907) e Serenità della sera (1907). È un’opportunità per conoscere autori che difficilmente si possono vedere, se non nei musei dei loro Paesi.

Non è una novità per la Fondazione Beyeler avventurarsi in territori meno noti dell’arte proponendo progetti espositivi che ci trasformano in viaggiatori di zone poco esplorate: nel 2024 abbiamo avuto la possibilità di conoscere un artista georgiano, Niko Pirosmani, e scoprire la storia di una piccola Parigi dell’est, Tiblisi. E anche in Luci del Nord ci sono artisti importanti, benché meno noti a livello internazionale, come Helmi Biese, Harald Sohlberg, Gustaf Fjæstad, Anna Boberg, Emily Carr e Tom Thomson, Ivan Šiškin e il finlandese Akseli Gallen-Kallela, di cui è esposto Notte di primavera (1914).

Hilma af Klint, Sonnenaufgang

Le opere presentate incarnano uno spirito visivo e stilistico che appare originale nelle tradizioni paesaggistiche di Canada, Finlandia, Norvegia e Svezia. Inoltre, l’aspetto affascinante di questa mostra sta anche nell’assoluta varietà di rappresentazione dei fenomeni naturali, e il loro potere di rivoluzionare il paesaggio, come nei casi dell’acqua dei laghi increspata dal vento e dei cieli inondati da aurore boreali.

Queste opere sono il risultato di un forte sentimento verso degli autori verso i propri luoghi, dove la natura è una presenza totalizzante. Come nel caso della foresta boreale, anche detta taiga o taiga boschiva, un’area vastissima che si estende a sud e a nord del circolo polare artico, coprendo sconfinate aree della Scandinavia, della Russia e del Canada, con caratteristiche uniche del suo aspro paesaggio di conifere, tundra e torbiere.

Munch, Tannenwald

La mostra è stata realizzata in collaborazione con il Buffalo Akg Art Museum, che nel 1913 ospitò la prima storica collettiva d’arte scandinava contemporanea in America del Nord, influenzando la formazione del Group of Seven, un’alleanza di pittori paesaggisti canadesi attiva dal 1920 al 1933, diventato centrale per l’arte moderna del Canada. Tra i suoi esponenti, J.E.H. MacDonald e Lawren Harris che possiamo vedere nella mostra.

Il numero alto di opere in esposizione è frutto di prestiti di importanti musei e istituzioni internazionali, dal Belvedere di Vienna alla National Gallery of Canada di Ottawa, dalla Finnish National Gallery di Helsinki al Musée d’Orsay di Parigi.  Uno degli aspetti interessanti è la presenza di molte artiste che hanno fatto scelte coraggiose per il periodo.

La contemporaneità trova spazio nell’opera digitale allestita nel giardino della Fondazione e presentata dall’artista danese Jakob Kudsk Steensen. In Boreal Dreams l’autore si confronta con gli effetti della crisi climatica sull’ecosistema della zona boreale e lo fa creando paesaggi virtuali con l’utilizzo della tecnologia del gaming e di dati ambientali scientifici raccolti sul campo. L’installazione audiovisiva può essere vista e vissuta sia nel parco della Fondation Beyeler che su una pagina web interattiva.

Munch, Vampir im Wald

Un ricco public program prevede, tra i prossimi appuntamenti, il 26 marzo, una conversazione artistica con lo stesso Steensen e con la curatrice del Buffalo AKG Art Museum, Helga Christoffersen, a proposito della sua pratica artistica e, in particolare, della sua installazione digitale Boreal Dreams.

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