GIRLPOWER 4010, 2020 tirapugni a dondolo per bambine feroci, okumĂŠ con dettagli in gomma e metallo, cm 100x28x60 Crediti fotografici Lineab, courtesy of the artist
La prima donna ad aver vissuto sulla Terra, secondo le religioni mesopotamiche, può incarnare, oggi, i valori dellâautodeterminazione e della ribellione: a Lilith è dedicata la mostra di Elena Ketra, in esposizione dal 7 giugno al 4 luglio 2024 presso la sede di Mucciaccia Gallery Project a Roma. Intitolata Lo Sguardo di Lilith, la mostra presenterĂ una serie di opere che testimoniano la ricerca artistica di Ketra, formatasi allâAccademia di Belle Arti di Venezia e attualmente di base tra Treviso e Roma. Orientata allâinterpretazione della diversitĂ di genere come valore promotore di uguaglianza, libertĂ e indipendenza, per Ketra lâarte è anche lo strumento di un ritrovato amor proprio, necessario per lâaffermazione dellâindipendenza affettiva, per la presa di coscienza di sĂŠ e delle proprie capacitĂ , forza e bellezza.
ÂŤIl contributo di Elena Ketra allâarte e allâevoluzione della visione della societĂ odierna è una manifestazione di ribellione creativa e di impegno per un mondo piĂš inclusivo e consapevole, cosa che la rende una voce autorevole e influente nellâarte contemporaneaÂť, nelle parole del curatore, Cesare Biasini Selvaggi.
La presenza di Lilith si rivela giĂ nel primo capitolo della Genesi dove si intreccia con il mito biblico di Adamo ed Eva. Quindi, dalla fine dellâOttocento, Lilith è divenuta lâicona del femminile indomito, una forza inarrestabile che si sottrae allâassoggettamento maschile. Elena Ketra, in sintonia con questo ethos, ha reinterpretato Lilith come unâenergia vitale in perpetuo movimento, una presenza eterea ma vibrante che oggi ispira le opere in mostra alla Mucciaccia Gallery Project.
Tra gli altri lavori esposti, Girlpower, un tirapugni a dondolo per âbambine impavideâ, la serie Serialmirrors, specchi feticcio che raccontano storie di donne assassine su cui si basano diversi stereotipi legati allâuniverso femminile, e Utereyes, un arazzo che simboleggia lâautodeterminazione attraverso un utero con gli occhi che non subisce ma sceglie.
Con Grandmotherfucker Elena Ketra vorrebbe abbattere gli stereotipi attraverso lâirriverente e provocatorio stravolgimento di strumenti domestici, come le presine da cucina, che lâartista ha commissionato alla nonna di 93 anni e su cui ha, successivamente, ricamato termini del gergo sessuale in lingua inglese, in cui ogni lettera dellâalfabeto corrisponde a una parola diversa.
In occasione dellâinaugurazione della mostra, che si terrĂ giovedĂŹ 6 giugno 2024, alle ore 19, lâartista presenterĂ anche la performance Sologamy, per offrire al pubblico lâopportunitĂ di esplorare il sentimento dellâautostima, celebrando lâamor proprio e lâautoconsapevolezza: ogni partecipante avrĂ lâopportunitĂ di sposare simbolicamente sĂŠ stesso, ricevendo dallâartista un certificato che attesta un reale impegno verso la propria persona.
Ha realizzato mostre in istituzioni nazionali e internazionali come il Museo Madre di Napoli, il Silesian Museum di Katowice e la Stichting Artes di Amsterdam. Ă stata insignita dellâExibart Prize nel 2022 per la paritĂ di genere e lâinclusione sociale; figura, inoltre, come finalista al Premio Combat, allâExibart Prize e nel 2024 è nella shortlist dei finalisti del premio internazionale Arte Laguna con lâopera-manifesto Utereyes. Ha portato la sua visione anche al Centro Europeo di Psicologia Investigativa e Criminologia (Cepic) come docente del Corso di formazione di eccellenza, âCONsensoâ, finanziato dal Ministero di Giustizia â Dipartimento per gli affari di giustizia, per affrontare il tema âLâarte come terapiaâ.
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