Ludovica Gioscia, Dalla finestra del mio studio si vede il mare, 2022. ph Nelly Dietzel, Courtesy the artist and VITRINE London/Basel
Un percorso che interseca e connette le creazioni di due artiste, in un dialogo fatto di scoperta e incontro, è quello che costruisce Ludovica Gioscia (Roma, 1977) con le opere di Lalla Lussu (Cagliari, 1953-2020) e il suo archivio, al MACC, Museo di Arte Contemporanea di Calasetta, Sardegna, in mostra fino al 26 giugno.
“Dalla finestra del mio studio si vede il mare” si snoda liricamente tra opere su carta, arte tessile, pittura su lino e la grande istallazione site-specific Ramadura Marina che accoglie i visitatori.
La mostra, in esposizione dal 10 aprile, presenta una serie di lavori di artiste, figlie di due generazioni diverse, il cui fare artistico è in poetica armonia: scrive il curatore Efisio Carbone come entrambe «alla natura guardano, sempre con profondo rispetto e rinnovato stupore» sul sottofondo comune di strumenti, cromie e mezzi espressivi. E proprio la leggerezza del colore e dei materiali sembrano l’universo comune che lega i lavori in esposizione che si stagliano come gocce vive nel mare bianco dello spazio della Fondazione MACC, quasi fuori dall’abitato di Calasetta: fluidamente si distendono sulla carta gli acquerelli di Lussu, mischiando pigmenti e creando lentamente nuove forme, connesse
sottilmente le une alle altre, libere e variopinte nella loro mobile immobilità; nell’aria si muovono le creazioni volanti di Gioscia, da Portal 3 a Sinestesia Mediterranea, giochi serissimi di segni ritmati e intersezione di riflessi e ombre del mare nel variare del giorno sui tessuti trasparenti, stoffe, motivi e disegni che in una rete si intersecano come ancora Portal 12.
Se i primi sono una parte dei risultati dell’attività di Lalla Lussu lungo gli anni del suo operato da poco interrottosi, parte delle opere della seconda sono figlie dello scambio immaginario tra le due, sviluppato da Ludovica Gioscia. Elemento centrale è Ramadura Marina, installazione mixed media creata per il MACC, ricordo dell’usanza votiva sarda delle essenze floreali e insieme omaggio dedicato a Lalla Lussu, composta da drappi e teli sospesi che dall’alto fluiscono e si connettono, muovendosi come onde, alla grande
spirale di objets trouvés dall’artista. Questa, come un tappeto di foglie illuminato dai tessuti di Gioscia, è fatta di piccoli frammenti che il mare, sporgendosi sulla costa scoscesa, porta sulle spiagge di Calasetta: elementi di legno, conchiglie, alghe e sassi insieme a piccole particelle di oggetti in plastica, «’prove di esistenza’ del passaggio sull’isola di Ludovica, il suo archivio temporaneo». La mostra, curata da Efisio Carbone, cerca in questo percorso nuove risposte al tema del riconoscimento e della cura degli archivi d’artista e, in collaborazione con il MUACC, Museo universitario delle arti e delle culture contemporanee dell’Università degli Studi di Cagliari, predispone la catalogazione del lavoro di Lalla Lussu, scomparsa nel 2020.
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