FRAGONARD, JEANNE ÉLISABETH CHAUDET, JEUNE FILLE TENANT LE SABRE DE SON PÈRE, SALON DE 1817
Estate in Provenza, tra le scaglie di mare dorato della costa e i campi di lavanda più a nord. Siamo a Grasse, la città conosciuta da secoli per la sua industria profumiera, la stessa in cui Patrick Süskind nel 1985 ambienta gran parte de Il profumo, il suo best seller internazionale. Qui, a pochi numeri di distanza in rue Jean Ossola, sorgono il Museo Jean-Honoré Fragonard e il Museo Provenzale del Costume e del Gioiello – entrambi parte della storica Maison Fragonard – che offrono ai visitatori tre mostre temporanee di pittura, fotografia e costumi provenzali. Vi raccontiamo in questo articolo le proposte per l’estate 2023, tutte in scena fino a domenica 8 ottobre. Con una bella novità: la quasi centenaria Maison annuncia una seconda sede per il suo Museo Provenzale del Costume e del Gioiello. Inaugurerà ad Arles, nel 2025, negli spazi dell’antico Hotel Bouchaud de Bussy.
Prima tappa: il Museo Jean-Honoré Fragonard al numero 14 di rue Jean-Ossola, con la mostra a cura di Carole Blumenfeld. Je declare vivre de mon art – questo il titolo, già chiarificatore – racconta la curiosa storia di quattro sorelle Marie-Victoire, Marie-Élisabeth, Marie-Geneviève e Marie-Denise Lemoine nonché della loro cugina Jeanne Elisabeth Gabiou unite dalla stessa passione – e talento – per la pittura e da uno stile di vita da collettivo ‘bohemien’ in seno alla Rivoluzione Francese. Allieva della quasi contemporanea Elisabetta Vigée-Le-Brun (pittrice ufficiale della regina Maria Antonietta) la primogenita Marie-Victoire Lamoine si era fatta notare sulla scena artistica parigina nel 1779, con il suo ritratto della principessa di Lamballe esposto al Salon de la correspondance. Presto sarà lei a fare da guida a sorelle e cugina, altrettanto dotate di gusto e talento pittorico, trasformando in atelier la comune abitazione nel cuore del quartiere del Palais-Royal, in rue Traversière, oggi rue Molière. Al di là di tutte le convenzioni, vere e proprie femministe negli ultimi decenni del Settecento francese.
Ancora una sosta al Museo Jean-Honoré Fragonard. #SIAMOAGATA! è il titolo-hasthtag della mostra fotografica curata da Charlotte Urbain in collaborazione con Roberta Carchiolo. Tanti i nomi coinvolti nel progetto, inclusi i siciliani Salvatore Benintende (in arte TVBOY), Carmen Cardillo, Gaetano Gambino, Egidio Liggera e la bolognese Laura Daddabbo. L’obiettivo? Raccontare le variazioni sul tema della violenza di genere partendo dalla figura di una giovane del secondo secolo dopo Cristo. «In un momento in cui le donne», spiegano dalla maison, «tornano a rivendicare i propri diritti anche in forme radicali (pensiamo ai seni nudi del gruppo ucraino Femen o alle recenti proteste di Ultima Generazione a Roma), la mostra #SIAMOAGATA! vuole proporre una pluralità di interpretazioni e altrettante opportunità di riflessione. Dall’icona secolare del seno tagliato a Sant’Agata come atto di violenza estrema, di negazione del femminile, al corpo-arma ostentato come atto di rivolta: su questo si confronteranno gli artisti invitati dal Museo Fragonard con la “benedizione” della patrona di Catania, raffigurata dalla metà del 200 d.C. a oggi per il suo martirio con i due seni su un vassoio».
Ci spostiamo al vicino Museo Provenzale del Costume e del Gioiello, al numero 2 di rue Jean-Ossola. Curata da Eva Lorenzini e Clément Trouche, la mostra Païsan.o racconta e ripercorre la vita rurale della Provenza attraverso abiti e accessori dal Settecento all’inizio del XX secolo. Ma anche con una belle selezione di opere dei pittori della scuola di Marsiglia, come Émile Loubon, che misero al centro della loro arte la rappresentazione della natura e la vita contadina della regione. Qualche dettaglio sugli oggetti in mostra. I costumi fanno parte dell’imponente e preziosa collezione di Hélène Costa, moglie di Jean Francois Costa, a capo delle profumerie Fragonard dal 1950. Fu lei, nel 1977, a dare il primo impulso alla nascita del Museo Fragonard del Costume e del Gioiello di Grasse, all’interno di un antico palazzo, dimora della marchesa di Cabris.
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