Categorie: Mostre

Memoria del colore e del corpo: Giusi Sferruggia alla Siringe di Palermo

di - 29 Giugno 2022

Entrando nella sala di La Siringe, spazio indipendente di Palermo, colma di umidità estiva, percepiamo un odore particolare: quello dei tessuti che l’artista dispone nello spazio e che hanno una storia ventennale di stasi dentro un magazzino di Biella: Giusi Sferruggia ha recuperato questi tessuti e li ha pigmentati. Come esprime benissimo nell’ottimo pensiero dell’opera la curatrice Alessia Coppolino, «Immergendoli nel colore, l’artista impregna i tessuti dei pigmenti, che si insinuano e invadono ogni fibra. Una tinta rispettosa, che non copre ma anzi accentua i sedimenti del tempo che affiora, come a voler dare memoria degli anni vissuti».

Impressionante è la cura dei minimi dettagli dell’istallazione. La violenza applicata sull’estensione o sul restringimento dei tessuti crea un cortocircuito d’esperienza guardando invece la compostezza dei chiodi a muro finemente coperti dalla stoffa, i fili tirati che cadono elegantemente a piombo, risuonando con i colori delle pareti stratificate de La Siringe. Come in un respiro, come Coppolino sottolinea, Sferruggia dipinge lo spazio con tinte pastello, quasi ad addolcire la trazione del materiale, la sua irrequietezza dentro cui ci addentriamo, passando accanto, facendo attenzione a non urtare col corpo questo corpo altro che respira, ci parla, si disegna, disegna lo spazio, ridipinge cromaticamente la sala.

Indipendentemente dall’intenzione a-politica dell’artista e dall’interpretazione della curatrice, in un panorama palermitano in cui molti lavori si basano ancora sul concetto di “verità” e su una scuola di pensieri direi heideggeriana, il fatto che un’artista donna di Palermo riesca a creare delle opere che parlano al corpo e con cui si deve interagire con il corpo è una scossa a un filone pittorico cittadino un po’ a tratti stagnante.

Sferruggia si fa pittura immergendo mani e piedi nell’acqua colorata che servirà a tingere i suoi tessuti: pesta, stringe, strizza, tocca il materiale. Il tessuto quasi come una protesi di sé ma, al contrario di artiste come Rebecca Horn, che usano le proprie protesi come estensione del corpo stesso, Sferruggia ne crea uno altro, che respira e vive di questa tensione, di questa libertà, di questo rilascio d’aria dopo il trattenimento.

Articoli recenti

  • Progetti e iniziative

Andrea Viliani sarĂ  il curatore della nuova piattaforma digitale dei musei italiani

Andrea Viliani è stato nominato curatore e coordinatore della DHGP - Digital Heritage Gateway Platform, la nuova piattaforma digitale del…

5 Marzo 2026 11:46
  • Architettura

Patrik Schumacher ottiene il diritto di cambiare nome a Zaha Hadid Architects

La Corte d’Appello britannica dĂ  ragione a Patrik Schumacher: lo studio Zaha Hadid Architects potrĂ  rinegoziare o interrompere l’accordo sull’uso…

5 Marzo 2026 10:23
  • Mostre

Vanni, la natura come linguaggio pittorico: la mostra alla Galleria Malinpensa

Alla Galleria Malinpensa by La Telaccia di Torino apre la mostra personale di Vanni: in esposizione, una selezione di opere…

5 Marzo 2026 9:42
  • exibart.prize

exibart prize incontra Matteo Cervone

I temi psicosociali sono il mio centro di attenzione: le relazioni, i bisogni, il “momento decisionale” sono elementi ricorrenti

5 Marzo 2026 8:44
  • Mostre

Architettura ed effimero alla Querini Stampalia: la mostra “Nulla di preciso” nell’Area Scarpa

A Venezia, fino al 12 aprile 2026, la mostra curata da Luigi Prestinenza Puglisi mette in dialogo il progetto per…

5 Marzo 2026 0:02
  • Mercato

A Milano, l’asta di Kruso Art che intercetta collezionisti consolidati e nuove generazioni

Dadamaino, Schifano, Lichtenstein, Nara. I grandi protagonisti dell’arte moderna e contemporanea si incontrano in un catalogo che fonde titoli iconici…

4 Marzo 2026 21:22