Categorie: Mostre

Non chiamatela solo pubblicità: nel parmense, una mostra per Carosello

di - 16 Novembre 2019

Chi non conosce Carosello?  La sequenza di siparietti ispirati alla sontuosa scenografia di Versailles e commentati dalle frizzanti musiche di Raffaele Gervasio, a far da cornice a scenette di vita e storielle di pupazzi animati, il tutto funzionale alla vendita di un prodotto – naturalmente il migliore sul mercato -, ha un posto nell’immaginario dell’italiano over-cinquanta, mentre per i più giovani è, se va bene, un reperto d’archeologia moderna, spesso un tema storico al pari delle guerre puniche. La mostra allestita fino all’8 dicembre presso la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, nel Parmense, e che prende titolo proprio dalla celebre invenzione televisiva, ne fa il punto critico – di Dario Cimorelli e Stefano Roffi la curatela – e sembra fatta apposta per destare l’interesse anzitutto delle due generazioni citate.

I primi ritrovano personaggi-mito dell’infanzia nelle sequenze interpretate da nomi affermati del mondo dello spettacolo (teatro, cinema, musica) e affidate a pubblicitari che han fatto storia, ma anche all’allestimento di registi, disegnatori e artisti riconosciuti o in via di affermazione. Icastica l’immagine della Linea di Osvaldo Cavandoli che, bianca su fondo rosso, firma il richiamo della mostra. I secondi hanno un’occasione preziosa per conoscere da vicino un’epoca evocata magari con nostalgia da padri/nonni, ma da figli/nipoti non vissuta.

Da Mina/Barilla alla Carrà/Agip, venti anni di testimonial

Seguito di un’esposizione di due anni fa sulla pubblicità dalla fine dell’Ottocento a metà Novecento, questa ulteriore indagine copre un arco di tempo ben circoscritto, come segnala chiaramente il sottotitolo, pubblicità e televisione 1957-77, che è proprio il lasso di tempo fra la prima e l’ultima trasmissione. Accompagnata da un ricco catalogo – Silvana Editoriale –  con saggi, fra gli altri, oltre che dei curatori e dello scomparso Omar Calabrese, di Emmanuel Grossi, che firma un contributo sulle sottili relazioni fra visione e ascolto in prospettiva acquisto e fruizione del prodotto, arricchendo il discorso con un excursus storico della canzone italiana da Nilla Pizzi ai connubi indissolubili, Mina/Barilla, Raffaella Carrà/Agip,  cantanti o silenziosi testimonial, come il flautista Severino Gazzelloni.

Carosello: in mostra, più di una pubblicità

Un tuffo in un recente passato che propone modelli di fisiognomica anglonordamericana, siano questi sorridenti massaie o affidabili volti maschili: sogni e chimica psicologica dell’arte di vendere che il soffermarsi davanti agli schermi (volendo seguirli tutti sono oltre venti ore di visione) offre l’opportunità per approfondirne il risvolto puramente storico-estetico. La visione è bene corredata da alcuni fra i manifesti che tappezzavano le strade del Boom economico, e da “oggetti di scena” reali, come alcuni bozzetti o le maquettes utilizzate per l’animazione (bellissimi ad esempio quelli di Caballero e Carmencita a firma Armando Testa), oppure i gonfiabili della biondina Susanna-tutta-panna o della mucca Carolina (qualcuno la ricorda piovere dal cielo lanciata dall’elicottero su affollatissimi bagnasciuga agostani, e brancata al volo da papà-rugbisti, che a loro volta la consegnavano ai loro bimbi).

Ecco allora tutta la gioia di vivere nelle gambe e nel sorriso incontenibile della rossa ciondolante sulla Vespa Sprint guidata dal ragazzo, invenzione di Luciano Dinelli; o i mitici Cavalieri della Tavola Rotonda di Marco Biassoni. E Calimero, Giocondor, l’uomo nero del Digestivo Antonetto

Rivedere quegli sketch è un tuffo nel passato e un tuffo al cuore, ma anche uno spunto di riflessione sull’evoluzione dell’eterno (si fa per dire) rapporto uomo-consumo-profitto.

Mostra dunque da godersi doppiamente: nel rivelarsi, tra le pieghe di un gioco funzionale alle finalità squisitamente commerciali di Carosello, degli aspetti estetico-autoriali dei futuri “consigli per gli acquisti”, e sorta di amarcord televisivo dei meno giovani, in grado di confrontare una diversa natura e qualità della vita fra l’oggi e l’ormai irripetibile – nel bene e nel male – ventennio preso in considerazione.

E, tanto per gradire, ai due godimenti menzionati si può aggiungere quello puramente gourmand nella Food Valley parmigiana, da consumare rigorosamente entro il Ponte dell’Immacolata.

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