Attr. a Johann Carl Loth, Allegoria dell’Astronomia, 1682-1684 ca. olio su tela / oil on canvas, 113 x 97 cm. Collezione Koelliker, Courtesy BKV Fine Art
La notte è quell’archetipo introspettivo in cui innamorati, vagabondi insonni o frastornati rimangono avvolti mentre tutto il resto si ferma. Esplorata fino ai confini dello spazio dai grandi scienziati che hanno dato un nome alle stelle, descritto i pianeti e osservato i moti celesti, la notte è anche uno spazio in cui le menti geniali si rifugiano, producendo nuove idee e pensieri, al riparo dalla frenesia invadente del giorno.
Attraverso NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni, in corso fino al 12 aprile 2026, la Galleria d’Arte Moderna di Torino omaggia questo immaginario affascinante e magnetico attraverso opere realizzate con la tecnica del notturno negli ultimi cinquecento anni, svelando come artisti di ogni tempo abbiano abitato la notte dall’alba al crepuscolo, dalla tempesta alla quiete, dalla natura selvaggia alla città silenziosa con l’intento di restituirne l’incanto.
Con il calco in gesso di Antonio Canova, La creazione del mondo (1822), il creatore sembra ristabilire un ordine tra le stelle e i pianeti, mentre scienziati come Galileo Galilei dedicano la notte alle osservazioni che hanno rivoluzionato la storia. Il cannocchiale di Galilei apre la mostra, omaggiando il notturno in nome della scoperta. Il suo celebre Sidereus Nuncius (1610), in prestito dalla Biblioteca Nazionale e Universitaria di Torino, custodisce le indagini astronomiche che cambiarono il pensiero scientifico del secolo. Questi strumenti introducono il visitatore in una selezione di visioni celesti, tra allegorie, comete, fasi lunari e scene sacre, dipinte da Maria Clara Eimmart, Pietro Ricchi, Johann Carl Loth e Giuseppe Antonio Petrini. Arte e scienza si incontrano, offrendo due visioni differenti ma complementari della notte.
La mostra prosegue con un dialogo tra centinaia di opere, accomunate dalla tecnica del notturno. Tra le sfumature di blu, solcate dai raggi luminosi delle stelle, si è avvolti tra fascino ed enigma. Ognuno degli artisti ne racconta un frammento, una visione diversa. Joseph Wright of Derby cattura la forza del Vesuvio al chiaro di luna, mentre Giovanni Battista De Gubernatis coglie la delicatezza delle fronde riflesse sull’acqua. Arturo Martini scolpisce sognatori con la testa all’insù e Felice Casorati riempie i fondi delle sue tele di stelle. Franz von Stuck celebra i danzatori spensierati della notte, Victor Hugo avvolge castelli misteriosi nella nebbia e Odilon Redon sceglie la notte come luogo dell’inconscio.
František Kupka illumina sfingi trai raggi stellari, Giulio Paolini compone collage di pianeti frammentati nello spazio e Giacomo Balla trasforma il passaggio di Mercurio davanti al Sole in un gesto astratto e caleidoscopico. Per Alberto Savinio, la luna è gentile e delicata, ma per Louis Nevelson è una scultura monumentale di blocchi neri. Jackson Pollock evoca la donna-luna attraverso contrasti primari crepuscolari, Fausto Melotti dà forma al sonno di Odino e Titina Maselli celebra la notte sul Colosseo. Non mancano un paesaggio notturno di Marc Chagall e lo strazio della donna piangente di Pablo Picasso, immersa nell’oscurità.
Nel fluire del tempo, regolato dal ciclo circadiano, la notte rimane un luogo di sogni e pensiero interiore. Tuttavia, lo spettacolo notturno delle stelle è da difendere, oscurato dalle esigenze di un mercato che non si ferma più neanche la notte. Le migliaia di stelle visibili, parte di miliardi dell’universo, sono ormai un privilegio raro nelle grandi città. Le rappresentazioni notturne sono la testimonianza del tempo che passa, delle scelte compiute in nome del progresso. La luce potrebbe essere offuscata dall’inquinamento, così la magia delle lucciole sembra destinata al mondo delle fiabe.
Notti è quindi una selezione affascinante di opere capaci di catapultare la prospettiva quotidiana al mondo del silenzio, dell’introspezione, dei sogni. La notte è rappresentata come un regno che sfiora la vita, esistendo in parallelo, come una culla del riposo, un rifugio afono mai completamente vissuto ad occhi aperti, se non dalla curiosità della scienza. La mostra, ordinata tematicamente, esplora l’alba, il silenzio, i sogni, le lune, le orbite celesti, i fondi della notte, le stelle, l’asse del tempo e la storia. Ogni sala accoglie uno di questi temi in un percorso espositivo che coinvolge profondamente il visitatore, in un’esperienza immersiva guidata dalla maestria di alcuni dei più grandi artisti degli ultimi secoli.
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Straordinario articolo di Cristina Meli, sulla mostra che la GAM di Torino dedica al tema del notturno nella storia. A parte il mio interesse da giornalista che si occupa di cultura, mi ha personalmente, questo scritto cosí ben fatto e articolato, accesso nel cervello una moltitudine di struggenti connessioni con i poeti e i musicisti della notte. Bravissima, Cristina. Complimenti!