Foto dal set del film Novecento. 1976 © Fondazione Bernardo Bertolucci
Un film come dispositivo critico, chiave di lettura per interrogare la storia sociale, politica e culturale del nostro Paese e per attraversare le contraddizioni del “Secolo breve”. A 50 anni dall’uscita di Novecento, Parma dedica una grande mostra a Bernardo Bertolucci, rileggendo una delle opere più monumentali e controverse del cinema europeo: Bernardo Bertolucci. Il Novecento. Arte, letteratura, fotografia, musica aprirà al pubblico dal 27 marzo al 26 luglio 2026 negli spazi del Palazzo del Governatore, a cura di Gabriele Pedullà.
Promossa dal Comune di Parma e dalla Fondazione Bernardo Bertolucci, con la partecipazione della Regione Emilia-Romagna e il sostegno di Iren, Smeg e Barilla, la mostra assume Novecento – come punto di partenza per ricostruire il clima intellettuale e politico degli anni Settanta e, più in profondità, le tensioni, le utopie e le fratture che hanno attraversato il Novecento italiano ed europeo.
Realizzato nel 1976 e presentato fuori concorso al 29mo Festival di Cannes, Novecento è un vero e proprio kolossal di 317 minuti, tra i film più lunghi della storia del cinema, finanziato in larga parte con capitali americani e ambientato nella campagna emiliana cara a Bertolucci. Sullo sfondo dei conflitti sociali e politici della prima metà del XX secolo, il film segue l’amicizia e il progressivo distacco tra il proprietario terriero Alfredo Berlinghieri e il contadino Olmo Dalcò, nati lo stesso giorno nella Bassa parmense e destinati a incarnare due visioni opposte del mondo. Il cast internazionale – con Robert De Niro e Gérard Depardieu nei ruoli principali, affiancati da Burt Lancaster, Donald Sutherland, Alida Valli, Stefania Sandrelli e Dominique Sanda – contribuì a farne un’opera-simbolo degli anni Settanta, sostenuta dalla fotografia di Vittorio Storaro e dalla musica di Ennio Morricone.
Girato tra Parma, Mantova, Cremona e Reggio Emilia, con epicentro nella Corte delle Piacentine a Roncole Verdi, il film fu accolto da un intenso dibattito critico: Giovanni Grazzini lo definì un «Malinconico mosaico di promesse e tradimenti», mentre Morando Morandini ne sottolineò la tensione tra melodramma politico e ambizione epica. Nel settembre 1976 venne sequestrato dal pretore di Salerno con l’accusa di oscenità e blasfemia per alcune scene particolarmente crude, per poi essere dissequestrato e rimesso in circolazione. Un episodio che contribuì a consolidarne la fama di opera controversa e centrale nel panorama cinematografico italiano.
Articolata in quattro macro-sezioni, l’esposizione di Parma guiderà il visitatore nella genesi del film e nella sua eredità artistica attraverso materiali inediti, documenti d’epoca, fotografie, opere pittoriche e testimonianze che restituiscono la complessità del progetto bertolucciano. L’obiettivo è raccontare come il film abbia costruito un immaginario capace di fondere narrazione epica, conflitto di classe e memoria collettiva.
La mostra rappresenterà anche un omaggio al territorio e al genius loci parmense, evocando la figura del poeta Attilio Bertolucci e il contesto familiare e culturale in cui si formò il regista. In questa prospettiva, il film diventa racconto storico di un paesaggio condiviso.
Ad accompagnare l’esposizione, un articolato programma di iniziative ideato e realizzato da Fondazione Fondamenta ed Electa, con il sostegno di Fondazione Cariparma: incontri, lezioni, spettacoli teatrali, concerti, presentazioni e laboratori che intrecceranno poesia, cinema, letteratura, musica e arti visive. Un calendario pensato per restituire la densità del lavoro e del pensiero di Bertolucci oltre lo schermo. Il catalogo, pubblicato da Electa e curato da Pedullà, riunirà storici, narratori, filosofi e registi in un volume corale dedicato ai primi cinquant’anni di vita del film.
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