Renato Paresce, Natura morta/Composizione, 1922
Osvaldo Licini e Renato Paresce frequentarono entrambi il vivace ambiente artistico e culturale parigino nei primi decenni del â900. Non si incontrarono mai di persona, ma esposero entrambi nella collettiva Les artistes italiens de Paris nel 1928 allestita al Salon de lâEscalier di Parigi, dove figuravano opere degli stessi Licini e Paresce, e poi di Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Mario Tozzi, Filippo de Pisis, Gino Severini, Massimo Campigli e altri. Da allora il gruppo â escluso Licini che non ne fece parte â fu presentato in diverse esposizioni, fino allâultima, nel 1933, alla GalĂŠrie Charpentier di Parigi.
Da qui è nata lâidea della mostra, curata da Stefano De Rosa, Renato Paresce e Les italiens de Paris, suddivisa in due tappe: fino al 4 maggio 2025 sarĂ alla Casa Museo Osvaldo Licini di Monte Vidon Corrado (FM), e poi dal 16 maggio al 14 settembre 2025 nelle sale espositive di Palazzo Bisaccioni, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. A Monte Vidon Corrado lâesposizione raccoglie un nucleo di circa 30 opere â di una collezione privata marchigiana, scelte con rigore, passione e competenza â di Paresce insieme ad una sezione dedicata agli altri Italiens de Paris. Il percorso espositivo ricostruisce, dal 1913 al 1931, la complessa parabola artistica di Paresce â che si firmava Renato come giornalista de La Stampa e RenĂŠ sulle opere pittoriche â sviluppata nel contesto dâavanguardia francese, iniziato con lâadesione al post-impressionismo, maturato fino agli albori di una sintesi personale, tradotta poi in uno stile identitario.
Il percorso inizia con Il barcone del 1913, che segna lâesordio parigino di Paresce, affascinato dalla pennellata impressionista, che si contamina con una costruttivitĂ della forma nel coevo dipinto Le Moulin de la Galette. Di matrice fauve sono i due paesaggi del 1917 mentre il curatore De Rosa sostiene che La veduta di Parigi del 1918 costituisce il punto piĂš alto della sua produzione degli anni â10. Paresce non ha coltivato molto il genere del ritratto, ma in mostra ne figurano ben due: uno evidentemente cĂŠzanniano del 1915 e Portrait Fauve del 1918. Il secondo decennio del â900 è il periodo piĂš presente tra le opere esposta, quello di definitivo allontanamento dallâesperienza fauve, del confronto con il cubismo, della nascita di una poetica propria. In questa sezione figurano sette nature morte e due paesaggi che testimoniano lâincontro dialettico fra la modernitĂ caparbiamente inseguita e la tradizione. La gouache del 1928 è lâannuncio di una nuova fase, la piĂš conosciuta e celebrata dellâartista, quella delle Biennali veneziane e delle mostre con il gruppo degli Italiens de Paris.
Il terzo decennio si apre con Composizione con statua del 1930, incunabolo di quella produzione caratterizzata da atmosfere rarefatte, stranianti, rese su una superficie pittorica gessosa che ricorda lâaffresco, in cui compaiono sculture antiche, manichini, interni vuoti solitari. Ha unâaura misteriosa, magica il paesaggio marino La Comète del 1931 che chiude il percorso dedicato a Renato Paresce. La mostra comprende anche un nucleo di opere degli Italiens de Paris tra le quali emergono per particolare bellezza un Ritratto di signora di De Chirico del 1921, un Ritratto di Marina Severini di Gino Severini, databile alla fine degli anni trenta e un Capriccio metafisico di De Pisis del 1918-20.
La vita e la vicenda artistica di Renato Paresce (Carouge, 1886 â Parigi 1937) sono emblematiche delle contraddizioni, delle inquietudini, dello sperimentalismo e dellâutopia di un periodo storico straordinario. Svizzero di nascita, figlio di un palermitano militante socialista e di madre russa, ha avuto una educazione ricca di suggestioni culturali, di viaggi in Europa e a Mosca, formandosi nella Firenze cosmopolita. LâidentitĂ intellettuale di Paresce è poliedrica: laureato in fisica, è stato giornalista, pittore autodidatta e attento al fermento artistico contemporaneo, critico dâarte. Nel 1912, dopo il matrimonio con Ella Klatchko, pianista ebrea russa, si trasferĂŹ a Parigi dove nacque la sua passione per la pittura, frequentando i celebri caffè parigini come il DĂ´me, La Rotonde e la Closerie des Lilas ed entrando cosĂŹ in contatto con Pablo Picasso, Sergej Djagilev, Max Jacob, Diego Rivera, Amedeo Modigliani e altri; poi dallo scoppio della Prima guerra mondiale al 1927 si stabilĂŹ a Londra e infine tornò nella capitale francese. Dal 1926 la critica e le istituzioni culturali italiane iniziarono a coinvolgere gli artisti italiani esuli fra Parigi e Londra â e quindi anche Paresce â in un programma di promozione dellâarte nazionale. Margherita Sarfatti invitò il pittore alle mostre del gruppo del Novecento, mentre Maraini lo incaricò di allestire nel 1928 una sala della Biennale di Venezia dedicata allâEcole de Paris (alla Biennale lâartista espose anche nel 1930, nel 1932 e 1934).
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