Visual essay, 25:09’’ – Formafantasma, Ore Streams – 2019
Il tema di questa 19. Mostra Internazionale di Architettura invita architetti e designer a comportarsi come “agenti mutageni”, apprendendo dalle altre discipline e portando avanti processi evolutivi che trovano sempre le loro radici in ciò che già è stato costruito, rifiutando perciò la logica della tabula rasa. Proprio in questo spirito agisce il duo di designer Formafantasma nel loro intervento presso lo storico Negozio Olivetti, progettato da Carlo Scarpa nel 1958. Il risultato è The Shape of things to Come, esposizione a cura di Bartolomeo Pietromarchi in cui ogni elemento, ogni oggetto più che intrudere nello spazio si innesta organicamente su esso, innescando un dialogo che è insieme materiale, estetico e concettuale.
Tra le iconiche macchine da scrivere e da calcolo Olivetti, figura perciò tutta una serie di oggetti —mobili da ufficio in alluminio, una poltroncina, un cabinet, una scrivania— parte della serie Ore Streams, nata nel 2017 al fine di esplorare il complesso e urgente problema dei rifiuti elettronici. Il riciclo di questi oggetti diventa dunque punto di partenza per un nuovo design.
Come spiega il duo, questi prodotti non sono mai il punto di arrivo, piuttosto «servono a raccontare le storie dei materiali di cui sono composti, mantenendo volutamente tracce visibili del loro passato. Ad esempio, le carcasse di iPhone o altri componenti elettronici sono integrate senza nascondere la loro origine, proprio per contrastare la tendenza a purificare i materiali riciclati fino a cancellare ogni segno del processo. (…) Non stiamo cercando di nascondere la realtà del riuso, ma di mostrarla apertamente».
Il risultato è perciò una tensione quasi disturbante tra la perfezione esterna dell’oggetto e i segni della sua vita precedente, che ne testimoniano l’appartenenza al flusso dei rifiuti digitali.
Per approfondire ulteriormente questi concetti, i Formafantasma propongono anche, sui due piani del negozio, alcuni video che mettono in evidenza le difficoltà nel riciclo degli oggetti tecnologici. Visual Essay (Ore Streams) (2019), in particolare, tratta il fenomeno dell’obsolescenza programmata: un meccanismo non nuovo, che guida le nostre economie e che dimostra come sarebbe possibile realizzare oggetti duraturi, ma, per assicurare un ciclo di consumo continuo, si è deciso deliberatamente di fare il contrario. Il video sottolinea dunque come molti oggetti digitali siano progettati per fallire: un ciclo che alimenta nuove forme di estrattivismo e colonialismo, spesso invisibili agli occhi di chi abita il mondo tecnologico solo dal lato “pulito” dello schermo.
Nel contesto del Negozio Olivetti – simbolo di un’epoca in cui il design era portatore di valori civili e progressisti – l’intervento di Formafantasma assume una densità ulteriore. Non solo perché lo spazio scarpiano testimonia una concezione del design come durata, ma perché rivela una memoria del progetto industriale che oggi risulta quasi utopica. Laddove Scarpa concepiva oggetti capaci di sfidare il tempo, oggi siamo sommersi da oggetti nati per morire.
Ma forse proprio in questo attrito, tra un’estetica della permanenza e una materia che porta i segni del consumo, si apre la possibilità di un nuovo design —The Shape of Things to Come, appunto.
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