Sol LeWitt_Galleria Alfonso Artiaco 2019
«Era l’anno 1988 e in occasione della sua mostra, organizzata dagl’Incontri Internazionali d’Arte presso il salone Camuccini a Capodimonte, lo conobbi. Gli fui presentato da Bruno Corà ». Così è iniziato il rapporto tra Sol LeWitt e Alfonso Artiaco. Quell’incontro fu fulmineo: «Queste cose succedono per affinità , ci piacemmo subito. Gli dissi che mi avrebbe fatto piacere fare una sua mostra. Cosa che fu fatta l’anno seguente: il 1989». Da allora il rapporto tra l’esponente della Minimal Art e della Conceptual Art e il gallerista napoletano si rafforzò, diventando una vera amicizia.
Anche per questo, il 9 settembre di quest’anno, il giorno di nascita dell’artista statunitense, la galleria ha voluto presentare in collaborazione con l’Estate LeWitt la mostra “Sol LeWitt: Lines, Forms, Volumes, 1970s to Present”, curata da Lindsay Aveilhé.
Il progetto espositivo ripercorre lo stretto rapporto della sua produzione con l’esperienza italiana. La relazione dell’artista con la penisola è stata feconda e vissuta. Dalla fine degli anni’60 la sua presenza, in gallerie e mostre, è stata intensa. Fino a quando, nel 1971, in seguito all’introduzione nella città della gallerista Marilena Bonomo, Spoleto divenne la sua seconda casa. Sicuramente il fermento artistico culturale di quegli anni influenzò questa sua scelta. Tanto è vero che a Napoli, nel 1975, fu presente presso la Modern Art Agency di Lucio Amelio con Wall Drawing #241 Straight lines from the upper left corner of the wall to specified points on the wall (The specific location of the points is determined by the drafter).
Questo è il lavoro che ci introduce alla prima esposizione storiografica organizzata per la città dalla galleria Alfonso Artiaco. Un’opera generatrice di linee, determinante una direttrice continua e mutante che conquista, tra wall drawing, sculture, disegni, fotografie e gouaches, le superfici piene delle altre cinque sale, destrutturando le pareti e ricomponendo lo spazio fluttuante. Passando da una logica schematica e geometrica, a una spazialità immateriale e comunicante. Il processo della linea fluisce dalla sua sorgente esperendo la continuità nonostante l’andamento, eseguendo la forma, il contenuto, il volume. Un cammino che sublima nell’ultima sala con “Scribbles” Wall Drawing #1146 B Sphere Lit from the Left” del 2005.
L’annullamento sostanziale delle solidità strutturali, che avviene anche nelle forme in plein-air, è caratteristica essenziale dei wall drawing. Lo svuotamento della materia dal suo ingombro simbolico, la massa, avviene anche tramite la collaborazione collettiva, in quanto il punto principale di quest’operazione è l’idea. Alla stessa maniera, come si crea la percezione immateriale della massa, con l’artificio del disegno e dello scavo, così ci si libera dell’ingombro esecutorio e preminente dell’artista. Come si elimina la superfice solida e compatta, alla stessa maniera si annulla la funzione pratica dell’artista, che diventa solo l’ideatore dell’opera d’arte.
Cosicché i grandi disegni a muro, per esempio, vengono “suonati” da un gruppo di collaboratori, come un’orchestra esegue il brano di un compositore. Quindi l’opera è frutto dell’idea dell’artista e dell’esecuzione di un team specializzato che, osservando scrupolosamente la “regola”, esegue all’infinito il pensiero. Il ragionamento messo in atto negli spazi posti sull’antico solco greco, conosciuto ai più come Decumano Inferiore, segmento tracciante di una civiltà , ci fa riflettere su questo immenso artista che definisce il ruolo dell’uomo sull’uomo. Avvantaggia il gruppo sull’individuo ma delega a quest’ultimo la capacità di creare e ben definire – regolarizzare – il suo creato.
Fabio Avella
Mostra visitata il 9 settembre 2019
Dal 9 settembre al 2 novembre 2019
Sol LeWitt, Lines, Forms, Volumes, 1970s to Present
Galleria Alfonso Artiaco
Piazzetta Nilo, 7 – 80134, Napoli
Orari: dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 19
Info: info@alfonsoartiaco.com
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