Inner Space, installation view. Manuel Zoia Gallery, Milano
Intèrno agg. e s. m. [dal lat. internus, der. di inter «entro, tra»]. – 1. agg. a. Di dentro, che è dentro: le parti i. del corpo umano; tasche i., d’una giacca, d’un soprabito, ecc.; scala i., d’un edificio o anche di un singolo appartamento; stanza i., che non ha finestre sulla via ma guarda sul cortile; (…). Basta consultare il vocabolario Treccani per accorgersi di quanti significati racchiuda il termine in questione, interno, da cui prende le mosse Inner space, la mostra collettiva che Manuel Zoia Gallery propone in questo periodo.
Spazio fisico, domestico, o architettonico, ma anche dimensione intima e psicologica, l’interno entra nelle ricerche e nelle indagini di Matteo Casali Caramello, Roberta Cavallari, Paolo Cavinato, Paolo Ceribelli, Marco Dal Bosco, Sabino De Nichilo, Jacopo Dimastrogiovanni, Francesco Fossati, Giuseppe Gallace, Monica Mazzone, Angelo Demitri Morandini, Nunzio Paci, Giorgio Pignotti, Yan Xu e Federica Zianni.
Ognuno di loro, attraverso un’opera, offre una rappresentazione personale, così per esempio, Casali crea opere che interrogano il confine tra il visibile e l’invisibile, il tangibile e l’immateriale. Questa ricerca riflette la sua visione della pittura come un tentativo continuo di dare forma all’invisibile, una resistenza al tempo e alla dissoluzione, un modo per esplorare ciò che persiste nella frizione e nel cambiamento, mentre Mazzone – che rinomina la sua ricerca Geometria Emotiva – dà forma a un percorso di misurazione empirica degli stati emotivi, un metodo per indagare la spiritualità e la consapevolezza mistica con un approccio scientifico, esplorando temi esistenziali come la questione dell’identità e il rapporto tra sé e il mondo.
Tra chi propone una rappresentazione in termini più fisico-spaziali e chi invece più intimi, Jacopo Dimastrogiovanni propende per la dimensione psicologica. La sua opera, della serie Mirror – avviata nel periodo pandemico, che prosegue come trasfigurazione di fotogrammi di film in cui l’artista si rivede – è tratta dal film Gli amori impossibili del regista Guy Casaril. «Il fotogramma di quest’opera è molto intimo, è un momento di amara riflessione personale della protagonista femminile, colta nel momento in cui si trucca allo specchio. A colpirmi era la linea di giunzione tra le lastre dello specchio, che va a creare una frammentazione nel volto della figura. Ho voluto restituire fisicamente questa frammentazione lavorando su due tele distinte e facendo in modo che, avvicinandole, la figura non coincidesse, per richiamare la profonda spaccatura nell’essere del personaggio che in quel momento è diviso tra la realtà della sua esistenza e delle cose materiali e le sue aspirazioni e illusioni mancate dall’altro».
Nell’opera di Paolo Ceribelli invece, A LIMIT IS A MINDSET, superare il limite (anche quello che definisce l’interno e l’esterno, per esempio) è dovere di tutti. L’opera, tratta da un nuovo ciclo in cui scompare il soldatino di plastica per lasciare posto a una ripetizione grafica che diventa modulo stilistico, è al contempo incoraggiamento e inganno. Il motto ripetuto, a limit is a mindset, sembra un invito costante a superare i limiti, a credere che tutto sia possibile, eppure, ripetendosi, ci pone di fronte a un’ironica verità: siamo noi stesso il limite. Inner Space non ci mostra soltanto delle opere, ci fa riflettere su qualcosa di urgente: quale è la nostra posizione?
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