Categorie: Mostre

Realtà e sogno di Thomas Huber, alla Kromya Gallery di Lugano

di - 4 Dicembre 2023

Adagiata nella parte nord dell’omonimo lago ai piedi delle Prealpi a lei dedicate, l’eclettica Lugano (da sempre aperta verso la nostra Penisola cui ha ripetutamente offerto supporto amico) presenta tra pubblico e privato numerose proposte culturali – di grande appeal – che permettono a chi la visita gratificazioni inattese.

Oltre alla ricca proposta pubblica del LAC – polo culturale e incontro fra arti visive (MASI), teatro e musica, che dal 2015 fa bella mostra di sé sul lungolago offrendo ottime proposte – e di altri Musei, passeggiando per le vie della città colpisce il numero di gallerie private in cui ci si imbatte senza che   si entri spesso, condizionati dal pregiudizio che siano più luoghi di commercio che di cultura. Per sfatare tale luogo comune è nata GAL (Associazione tra gallerie luganesi) che, pur non sconfessando il ruolo importante dell’attività commerciale, si attiva attraverso eventi culturali, mostre (anche in connessione con quelle proposte da musei e istituzioni pubbliche) e altre iniziative per farle divenire luoghi aperti e fucine d’arte promuovendo anche il turismo culturale: un circuito in cui “l’arte è condivisione”. Presidente della GAL è Tecla Riva, Direttrice della Kromya Art Gallery che abbiamo voluto visitare.

Eccoci non lontano dal terminal dei bus, al centro di Lugano, in via Stefano Franscini di fronte a quella che è stata la vivace Galleria del Gottardo, braccio culturale dell’omonima Banca (fondata nel 1957 e ora Banca della Svizzera Italiana) per la quale l’architetto Mario Botta ha costruito l’imponente edificio in un’area dove prima esistevano ville isolate allineate lungo la via e richiamate dalla scansione volumetrica del progetto architettonico. Si trattava di un’area residenziale sviluppatasi in conseguenza della notevole crescita demografica, economica e urbanistica iniziata dopo l’apertura della linea ferroviaria del San Gottardo (1882) e proseguita successivamente tanto che oggi Lugano è fra le dieci maggiori città svizzere.

Qualcosa tuttavia è rimasto a ricordare quei fasti come la splendida oasi verde del piccolo e prezioso Parco (dai bellissimi e pregiati alberi secolari e con annessa una deliziosa serra-Orangerie) di Villa Siroli costruita per gli Enderlin nel 1904 in stile gotico-rinascimentale dall’architetto Giuseppe Pagani e infine acquistata nel 1961 dal Comune di Lugano.

Oltre a queste preziose testimonianze, resta all’interno del Parco qualche abitazione dell’epoca tra cui quella in cui al pianterreno è sita la Kromya Art Gallery. Fondata nel 2018 (nel 2020 è nata una seconda sede vicino all’Arena di Verona, strategico crocevia di culture) con la mission di “costruire ponti tra nazioni e generazioni”, è incastonata nel verde che la circonda ed è stata restaurata nel pieno rispetto dell’esistente compresi pavimenti, termosifoni con scaldavivande…insomma un ponte ideale tra passato e futuro proponendo artisti italiani e svizzeri del XX e XXI secolo attraverso presentazioni, conferenze, partecipazioni a fiere e un’attività espositiva articolata alternativamente nelle sezioni Camere e Young: la prima (così chiamata in omaggio alla tradizione tedesca del Dopoguerra di ospitare gallerie in appartamenti offrendo un’aura più intima) dedicata ad artisti storicizzati e dal curriculum articolato mentre la seconda a quelli emergenti supportandoli.

Veduta della mostra Thomas Huber, On Perspective, KROMYA Art Gallery, Lugano, 2023. Ph. Bruno Bani
Veduta della mostra Thomas Huber, On Perspective, KROMYA Art Gallery, Lugano, 2023. Ph. Bruno Bani

Nel lungo arco temporale dello sviluppo di questa zona di Lugano, ben s’inserisce la figura longilinea, dalla chioma fantasiosa e dalla briosa personalità di Tecla Riva che può sembrare una giovane ed emancipata signora di inizio secolo XX, ma proprio la sua verve rituffa nel dinamico presente mentre con competente, sentito e coinvolgente entusiasmo illustra Thomas Huber, l’artista ospite della galleria fino al 9 dicembre 2023 con la mostra On Perspective, Selected works from 2012 to 2020 (con la collaborazione di Ditesheim & Mattei Fine Art di Neuchâtel) con 20 opere tra dipinti a olio e acquerelli (tecniche utilizzate da sempre dall’artista) fondamentali della sua produzione e poetica, offrendo così un’interessante panoramica sui temi da lui trattati in circa due lustri. Interessante e utile presentazione per chi si recherà anche al MASI Lugano dove è in atto Lago Maggiore, una sua personale nata nel periodo del Covid e dalle tematiche parzialmente diverse.

Veduta della mostra Thomas Huber, On Perspective, KROMYA Art Gallery, Lugano, 2023. Ph. Bruno Bani
Veduta della mostra Thomas Huber, On Perspective, KROMYA Art Gallery, Lugano, 2023. Ph. Bruno Bani
Veduta della mostra Thomas Huber, On Perspective, KROMYA Art Gallery, Lugano, 2023. Ph. Bruno Bani

Primogenito di una famiglia protestante alto borghese, Thomas Huber nasce a Zurigo (1955) di cui respira ab infantia il clima culturale dell’epoca anche tramite la famiglia (i genitori erano illustri architetti) e dove completa gli studi dedicandosi poi all’arte che approfondisce presso la Kunstgewerbeschule (Scuola d’Arti applicate) di Basilea e successivamente presso istituzioni internazionali come il Royal College of Art di Londra e la Staatliche Kunstakademie (Accademia di Belle Arti) di Düsseldorf guidato da Fritz Schwegler (straordinario ed eclettico professore, scultore, poeta, pittore e musicista) e in compagnia di altri artisti emergenti. Sviluppa così un suo peculiare stile pittorico non in linea con quelli in voga.  Sarà Kasper König, esperto e curatore d’arte tra i più influenti, che invitandolo nel 1984 alla mostra “Von hier aus” di Düsseldorf, una delle più significative degli anni Ottanta, gli aprirà le porte del riconoscimento internazionale e del successo fatto di premi, mostre e incarichi molto prestigiosi nel mondo dell’arte.

Thomas Huber, Besucherandrang (serie Am Horizont), 2015, olio su tavola, cm 225×150

Al centro della sua poetica c’è l’architettura in un continuo gioco dialettico tra realtà e sogno che generano prospettive e percezioni diverse: significativa al riguardo Besucherandrang (serie Am Horizont, 2015) in cui la medesima sezione architettonica è ripetuta tre volte con differenze che catalizzano lo sguardo di chi osserva: costui viene quasi attratto dentro l’opera. Sorprendente è l’olio Atelier Negativ (2015), che descrive lo studio di Huber a Berlino: due quadri incastonati nel primo! All’interno di questo spazio dipinto Huber introduce due tele, creando così spiazzanti “quadri nel quadro”, leitmotiv che si ripresenta in molti suoi lavori obbligando lo spettatore a riflettere, ragionare e a non staccare lo sguardo, quasi un invito a entrare nel suo mondo senza svelarlo del tutto data anche la pluralità di simboli e significati.

Thomas Huber, Atelier Negativ, 2015, olio su tela, cm 170×225

E a proposito di questa sorta di inserimento a “scatole cinesi” lo stesso Huber, riflettendo su quale possa essere il luogo ideale per esporre le sue opere, conclude che è un nuovo dipinto l’elemento naturale per contenerle al meglio. Idea che trova la sua realizzazione in Massgaben (2013), mega-salone completamente ricoperto di quadri, soffitto e pavimento inclusi: si tratta di lavori reali in quanto già dipinti o work in progress, ma raccolti in uno spazio immaginario, forse quello della sua mente; simpatica l’idea delle tre porticine, ‘vie di fuga’ di tutte le “Alice nel Paese delle Meraviglie” che osservando questo dipinto si sentono turbate.

Thomas Huber, Aushub im Atelier (Juli 14), 2014, acquerello su carta, cm 70,5×110

Non mancano altri temi di riflessione per esempio quello degli Aushub (scavi) presente in Aushub im Atelier (14 Luglio) 2014 e O.T. (Senza Titolo) 2015: eccoci nell’atelier huberiano dove accanto a cavalletti vuoti ci sono cumuli ineguali di sabbia, simbolo della creatività e delle idee (dell’artista) che assumono forma sulle tele: una spiritualità quasi atomistica di memoria democritea!

Thomas Huber, Intérieur mit Schiff, 2020, acquerello su carta, cm 70×105

Estremamente coinvolgenti anche due acquerelli che hanno entrambi come soggetto l’acqua vista dall’interno e dall’esterno della sua residenza sul Lago Maggiore: lavori che precorrono l’omonima serie – in mostra come accennato al Masi di Lugano – in cui l’artista declinerà questo tema da lui amatissimo. Si lascia ai visitatori la scoperta di questi gioielli e di quanto presente in questa Galleria che vale la pena frequentare.

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