Trenta volte settembre, Albero Peola 2019, foto di Beppe Giardino
Lo spazio espositivo Alberto Peola nasce nel 1989 a Torino. L’importanza della galleria è nella nobiltà, come direbbe Dante: essere nobili nella società, per ricchezza interiore e culturale da condividere in rispetto verso gli altri. Il suo obiettivo è fare ricerca: una ricerca intensa, fatta di giovani artisti emergenti e affermati i quali raccontano storie di confine, di guerra e di abbandono in dialogo con artisti che scoprono nuove tendenze, esplorando personali soluzioni narrative nell’impiego dei diversi mezzi espressivi nell’arte contemporanea.
La galleria presenta la mostra “Trenta volte settembre” a cura di Francesca Comisso. Un titolo azzeccato per mostrare l’illustre passato (e presente) dello spazio espositivo, il quale vuole raccontare trent’anni di storia. In perfetta armonia di composizione la mise-en-scène è composta da 29+1 artisti; Michael Rakowitz è in mostra a Rivoli al Museo d’Arte Contemporanea, con un proposito di presentare una personale nel 2020 in galleria. L’allestimento esplora i complessi strati di sovrapposizione storica e strutturale di fenomeni diversi: esperienze artistiche, sociali e societari in quanto unità dei sistemi di distribuzione.
In ogni stanza è racchiuso ciò che meglio identifica un racconto polifonico: 29 artisti indipendenti si evolvono simultaneamente nel corso della mostra mantenendosi differenti. Perino & Vele (Elpìs 02, 2015) sono i primi artisti che ci accompagnano in questo percorso, un’opera in cartapesta e ferro zincato, mentre Francesca Ferreri (Items 01, 2016) si concentra in ceramica e gesso; adottando come linguaggio la ceramica ne sfrutta i frammenti per la sua ricerca artistica rivolta al tema del ricordo. Gabriele Arruzzo presenta una delle sue ultime opere (The painter, 2018), un lavoro realizzato con acrilico e smalto su tela: riprende la tipica iconografia del tardo ‘800, la rielabora e crea una stratificazione di elementi. Nei depositi sottogiacenti della diga del Moncenisio, la coppia Gioberto Noro è presente con un’immagine che documenta il fondale dopo lo svuotamento della diga; in Out of garden #2 2010, prende vita la dualità del rapporto natura-uomo con un bunker inglobato in una roccia in un panorama quasi lunare. A dedicarsi al tema della relazione con l’uomo, non più con la natura ma con un legame al paesaggio suburbano, il duo torinese Botto&Bruno concentra il lavoro di La scatola di Polly, 2003, sulla questione della periferia e abbandono.
Le espressioni artistiche unite al dialogo del contesto italiano e internazionale sono rappresentate da due grandi protagonisti: Martin Creed e Gianfranco Baruchello. Martin Creed (Wakefield, 1968) artista concettuale, presentato nel 1999 in galleria, usa materiali comuni e con un intervento minimo rende la quotidianità stupefacente. Con un solo evidenziatore fluo (Work n.481, penna su carta) mostra una serie di opere monocrome composte da righe e catalizza la sua attenzione sulla gestualità. Il suo approccio diretto e umoristico è in perfetto dialogo con Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924), altro masterpiece della galleria. L’elemento comune ai diversi artisti è il proprio modo di esplorare la stratificazione, Laura Pugno (Biella, 1975) la sfrutta tramite l’orizzonte reso dalla polvere di legno che si adagia sulla fotografia: Lunga marcia attraverso Benzedrin valley, 1974, è un assemblaggio in teca il quale riproduce il segno e ne identifica il territorio espressivo. Sempre di paesaggi si tratta nell’opera Con il viola (2016) di Paolo Bini (Battipaglia,1984): il suo lavoro realizzato con nastro carta su tela dà luogo a uno scenario astratto di pittura istintiva e dinamica.
Oltre a Lala Meredith-Vula (Sarajevo,1966) presente a Dodumenta14, molte sono le artiste impegnate da un punto di vista politico, sociale e legate all’identità: il tema della guerra e dei confini nell’opera Noli me tangere (dal lavoro Melancholia, 2009) di Fatma Bucak (Iskenderun, 1984) è una fotografia dove, in una casa abbandonata, appare parzialmente il corpo dell’artista, il resto è nascosto da una lastra di metallo. Violenza, censura e problematiche socio-culturali in opposizione al potere sono temi cari anche all’opera di Emily Jacir (Gerusalemme 1972): artista e produttrice cinematografica, vincitrice del Leone d’oro alla Biennale di Venezia nel 2007, racconta con una sola immagine l’assenza, il silenzio e la desolazione presente in Outside the malja, 2003. L’immagine è metafora dei senza patria, una realtà che appartiene a chi vive in continuo esodo in una terra presente più alla memoria che alla realtà.
In occasione di Artissima, in galleria s’inaugura una personale di Perino&Vele: ‘o databàs, che potremo scoprire durante la Torino Gallery Breakfast, il 2 novembre alle ore 9.00.
Silvia Barolo
Mostra visitata il 17 ottobre 2019
Dal 20 settembre al 25 ottobre 2019
Alberto Peola, Trenta volte settembre
Via della Rocca, 29 – 10123 Torino
Orari: Martedì – Sabato (15:00 – 19:00), Mattino su appuntamento
Info: info@albertopeola.com, www.albertopeola.com Tel.+39 011 8124460 l +39 335 6191039
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