Cy Gavin, Untitled Roadside with chicory and wild carrot 2023
Camminare è l’azione più immediata per entrare in relazione con un luogo, con una specifica realtà. Cy Gavin (Pittsburgh 1985, vive e lavora nella Hudson River Valley nello stato di New York) ha camminato a lungo nei mesi trascorsi a Roma, durante la residenza d’artista tra la primavera e l’autunno di quest’anno. Dal quartiere di San Lorenzo, sede del suo studio temporaneo, ha attraversato l’Urbs cogliendo – con uno sguardo sempre aperto allo stupore – quei dettagli meno scontati dello scenario urbano. Una pratica di resilienza, quella dell’artista afroamericano che con la personale New Paintings nella sede romana di Gagosian (fino al 23 gennaio 2024) espone per la prima volta in Italia il suo lavoro, già presente in numerose collezioni internazionali tra cui Whitney Museum of American Art, New York; National Gallery of Canada, Ottawa; Fondation Louis Vuitton, Parigi; Fondazione Memmo, Roma.
Resilienza perché la natura che egli osserva e fotografa, per poi riportarla sulla tela, non è semplice protagonista di una storia che intercetta e s’intreccia a quella dell’essere umano nella sua negoziazione di un tempo passato, presente e futuro, ma è essa stessa simbolo di affermazione di possibilità all’interno di un ecosistema visibilmente vulnerabile. La componente soggettiva, in cui entra in gioco un’emotività solo in parte controllata, definisce sia i paesaggi che sconfinano tra natura e civiltà, dimensione urbana e suburbana come in Untitled (Converging paths), Untitled (Wall of the Tiber) o Untitled (Pollarded mulberry tree), sia in quelli «astrali» – Untitled (Binary stars) – dove l’oscurità lambisce il movimento atemporale di corpi celesti.
Dal Gianicolo a Trastevere, lungo i muraglioni del Tevere, così come nello stagno o tra i cespugli dell’Hudson River Valley, Cy Gavin instaura una relazione «sentimentale» ravvicinata con l’ambiente naturale/urbanizzato con i suoi ciuffi d’erba spontanea, rami, fiori di cicoria, carota selvatica, alghe, strati d’acqua, alberi e cardellini, di cui la gestualità pittorica con cui vengono raffigurati rivela un’immediatezza ragionata. In questa narrazione visuale il colore è un’affermazione del pensiero. Anche dove predomina il nero, come nella campitura della strada asfaltata di Untitled (Roadside with chicory and wild carrot), la natura si ribella al destino dell’abbandono riappropriandosi del suo spazio vitale e, come scriveva Victor Hugo «là dove tutto manca, si ridà intera; rifiorisce e rinverdisce su tutte le rovine».
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