In un Paese, come l’Italia, in cui il patrimonio artistico storicizzato continua a rappresentare il principale orizzonte dell’intervento pubblico, l’arte contemporanea fatica ancora a trovare uno spazio strutturato all’interno delle politiche culturali statali. La costruzione di collezioni dedicate al presente, l’aggiornamento dei musei e il riconoscimento del contemporaneo come parte integrante del patrimonio nazionale restano perciò troppo spesso affidati a iniziative frammentarie. È in questo quadro complesso che si inserisce la recente circolare emanata dal MiC – Ministro della Cultura, in cui vengono definiti tutti i criteri e le procedure per la presentazione di proposte finalizzate all’acquisizione di opere d’arte contemporanea destinate a incrementare le collezioni pubbliche dei musei e dei luoghi della cultura statali.
Il provvedimento mira dichiaratamente a rafforzare il ruolo delle istituzioni pubbliche come custodi e interpreti anche della produzione artistica degli ultimi decenni, intervenendo sulle collezioni esistenti e sulle loro lacune storiche. In particolare, per l’anno finanziario 2026, la misura mette a disposizione oltre 271mila euro, destinati agli istituti del Ministero dotati di collezioni o sezioni di arte contemporanea e in grado di dimostrare una programmazione strutturata in questo ambito.
Le opere candidabili dovranno essere state realizzate negli ultimi 70 anni da artisti italiani o internazionali, viventi o non, e possedere un interesse culturale tale da giustificarne l’ingresso nel patrimonio dello Stato.
La circolare si inserisce in un sistema di strumenti che, negli ultimi anni, il MiC ha messo in campo per sostenere il contemporaneo e rafforzarne la presenza nelle istituzioni pubbliche. Accanto al PAC – Piano per l’Arte Contemporanea, che finanzia acquisizioni e progetti di committenza pubblica, operano programmi come l’Italian Council, orientato alla produzione e alla circolazione internazionale dell’arte italiana, e la Strategia Fotografia, dedicata alla valorizzazione e all’incremento del patrimonio fotografico pubblico. A questi si affiancano misure mirate al sostegno di archivi, residenze e progetti di ricerca artistica.
Nel loro insieme, questi strumenti delineano una politica culturale che tenta di intervenire su più livelli — collezioni, produzione, internazionalizzazione, tutela — pur rimanendo spesso condizionata da risorse limitate e da una frammentazione degli interventi. Anche per questo, la nuova circolare sulle acquisizioni può essere letta come un tassello ulteriore di un processo in divenire, che chiama i musei statali a interrogarsi sul proprio ruolo nei confronti del presente e sulle responsabilità che derivano dal collezionare l’arte del nostro tempo.
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