Iwan Schumacher, aus der Serie Carona, 1977/2018 Courtesy Weiss Falk, the Artist and The Estate of David Weiss
Il MASI – Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano si prepara a un 2025 ricco di progetti espositivi che spaziano tra pittura, fotografia e arte contemporanea, con un’attenzione particolare alle influenze storiche e alle dinamiche contemporanee che caratterizzano il territorio del Ticino. Questo approccio prosegue la missione del MASI, istituzione nata nel 2015 dall’unione in un unico polo culturale del Museo Cantonale d’Arte e del Museo d’Arte della Città di Lugano. Con le sue sedi nel moderno LAC e nel seicentesco Palazzo Reali, il MASI si è affermato come uno dei musei d’arte più attivi della Svizzera. La sua collezione spazia dal Rinascimento all’arte contemporanea, con un focus sull’arte svizzera e italiana.
Con il programma 2025, il MASI riafferma la sua vocazione: creare dialoghi inediti tra passato e presente, locale e globale, con l’obiettivo di ampliare la valorizzazione della memoria storica attraverso uno sguardo aperto sull’attualità, sia locale che internazionale. Il programma espositivo sarà infatti integrato dalla presentazione delle collezioni del MASI nella nuova mostra permanente Sentimento e osservazione. Arte in Ticino 1850-1950, arricchita da alcune importanti opere in prestito, che analizza l’evoluzione della scena artistica ticinese, influenzata tanto dai flussi culturali del Nord quanto da quelli del Sud, a testimonianza del ruolo del Ticino come crocevia creativo.
La stagione si aprirà con Louisa Gagliardi: Many Moons, prima mostra museale in Svizzera per l’artista di Sion, classe 1989, che unisce tecniche digitali e pittoriche. Ispirandosi a surrealismo, realismo magico e metafisica, Gagliardi esplora i temi dell’alienazione post-internet e del rapporto tra sfera domestica e spazio urbano, realizzando opere che esprimono un ampio raggio di emozioni, tra il familiare e l’estraneo. La mostra sarà ospitata nella suggestiva sede ipogea del LAC, dal 16 febbraio al 20 luglio 2025.
La primavera sarà dedicata a un confronto inedito tra Ferdinand Hodler e Filippo Franzoni, due figure cardine dell’arte svizzera tra Ottocento e Novecento. La mostra Ferdinand Hodler – Filippo Franzoni (13 aprile – 10 agosto 2025) metterà in luce affinità e divergenze tra i due autori, attraverso circa 80 opere, evidenziando come le loro carriere, inizialmente sviluppatesi in contesti culturali diversi – Hodler a Ginevra e Franzoni nell’area lombarda – si siano incrociate nella scena artistica elvetica.
La stagione autunnale vedrà la retrospettiva dedicata a Richard Paul Lohse, pioniere dell’astrattismo geometrico. La mostra, in programma dal 7 settembre 2025 all’11 gennaio 2026, presenterà oltre 80 dipinti che ripercorrono quattro decenni di carriera, scandita da rigore formale, utopie sociali e un innovativo uso del colore.
Un capitolo significativo della recente storia artistica del Ticino e del panorama internazionale sarà approfondito, per la prima volta, attraverso l’esposizione Carona. Il Paradiso Perduto 1968-1978: David Weiss e gli Artisti di Casa Aprile. Il progetto celebra la fervida comunità artistica e letteraria che animò Carona tra il 1968 e il 1978, gravitante attorno a Casa Aprile. Questa dimora, di proprietà dell’artista Meret Oppenheim, divenne un crocevia di scambi culturali e creativi, incarnando l’utopia e la vitalità di quegli anni.
La mostra rievoca l’atmosfera di quel periodo attraverso il lavoro di David Weiss (Zurigo, 1946-2012) e la rete di artisti e artiste che trasformarono Carona in un laboratorio di innovazione e sperimentazione. Lo spirito collaborativo e visionario di quel decennio rivive in una selezione di materiali inediti: disegni, schizzi, lettere personali, fotografie e registrazioni sonore, testimonianze rare di un’epoca di intensa esplorazione creativa.
A Palazzo Reali, dal 16 marzo al 12 ottobre 2025, sarà possibile scoprire il lavoro di Eugenio Schmidhauser, fotografo che tra Ottocento e Novecento immortalò il Ticino con un approccio innovativo. Grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato del Canton Ticino, il percorso presenta circa 90 opere fotografiche tra stampe new print e vintage: una documentazione vasta, da cui emerge l’intima relazione di Schmidhauser con i panorami, i villaggi e gli abitanti del territorio, in particolare il Malcantone. La mostra Eugenio Schmidhauser – Oltre il Malcantone esplorerà il suo contributo alla promozione turistica e documenterà l’evoluzione sociale e culturale della regione.
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