I numeri riportati dall’UNESCO sono preoccupanti: secondo l’ultima indagine riportata dall’Organizzazione, circa il 90% dei musei di tutto il mondo è stato costretto alla chiusura temporanea a causa dell’emergenza sanitaria globale. Il Covid-19 non ha risparmiato nemmeno il mondo dell’arte e della cultura che ora sta attraversando un periodo di profonda crisi, dal quale, in questa Fase 2, sembra davvero difficile riemergere. Secondo il rapporto effettuato dall’UNESCO in collaborazione con l’ICOM – International Council of Museum sono state 85mila le istituzioni culturali costrette a chiudere temporaneamente le porte, si tratta di circa il 90% dei musei sparsi su tutta la superficie terrestre.
Il dato è sicuramente allarmante ma altri sono i numeri realmente spaventosi: 1600 musei internazionali (13%) hanno dichiarato la chiusura definitiva mentre quasi 2mila (19%) non sono certi della riapertura.
Numerose sono le difficoltà anche per gli allestimenti che riusciranno nuovamente ad accogliere visitatori. Ebbene sì, anche i più fortunati non sono esonerati dall’affrontare le diverse problematiche che comporta la riapertura delle sale. Si è calcolato, scorrendo il rapporto dell’ICOM, che quasi l’83% dei musei ha già previsto di ridurre la programmazione allestita per l’anno 2020. Vien da sé che la riduzione degli eventi e delle entrate degli spettatori porterà nelle casse guadagni minori che dovranno essere necessariamente impiegati per mantenere attive le strutture e sostenere tutti i costi che ne derivano.
Ecco come il 20% dei lavoratori dei musei ha già perso il posto di lavoro e tanti altri vivono nella paura di inciampare nella stessa sorte. Solo il 7,3% degli addetti è riuscito a svolgere regolarmente le proprie mansioni anche durante il periodo di lockdown.
«Siamo pienamente consapevoli e fiduciosi nella tenacia dei professionisti dei musei per affrontare le sfide» ha dichiarato il presidente dell’ICOM Suay Aksoy in una nota. «Tuttavia, il settore museale non può sopravvivere da solo senza il sostegno del settore pubblico e privato. È indispensabile raccogliere fondi di emergenza e mettere in atto politiche per proteggere i professionisti e i lavoratori autonomi con contratti precari».
Mancano i fondi e i finanziamenti in grado di sostenere e garantire un futuro solido al settore museale. E non bisogna pensare che a rischio siano solo le istituzioni di minor prestigio. Se i musei nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo hanno sicuramente subito i danni più gravi, un sondaggio della Rete delle organizzazioni museali europee ha messo in luce come alcune delle principali attrazioni culturali europee, come lo Stedelijk e il Rijksmuseum di Amsterdam, hanno perso fino a 2,5 milioni di euro al mese.
In America la questione sembra essere ancora più seria: uno studio della SMU DataArts e TRG Arts ha calcolato come il valore delle perdite per le istituzioni museali americane dovrebbe aggirarsi attorno ai 6,8 miliardi di dollari all’anno. Le richieste di aiuti finanziari sono immediatamente state rivolte al Congresso il quale, non esprimendosi sulla questione, sta sottoponendo al rischio della chiusura definitiva circa il 30% dei musei degli Stati Uniti.
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