Categorie: Musei

Paolo Della Grazia dona a Museion le opere dell’Archivio di Nuova Scrittura

di - 5 Marzo 2021

Dal 1998 Paolo Della Grazia ha depositato, con un prestito a lungo termine, il suo Archivio di Nuova Scrittura, tra i più importanti del settore a livello mondiale, a due istituzioni museali secondo la tipologia dei materiali: al Mart di Rovereto ha affidato la biblioteca (con oltre 14mila volumi, tra i quali oltre 700 libri d’artista, 200 riviste d’artista e centinaia di prime edizioni futuriste), gli archivi e le opere d’arte perlopiù grafiche, e a Museion, a Bolzano, la collezione di opere d’arte.

Recentemente, nel 2019, le due istituzioni avevano collaborato con un progetto espositivo congiunto e due mostre parallele dello stesso titolo “Intermedia. Archivio di Nuova Scrittura. La collezione di Paolo Della Grazia”, per far conoscere nella sua ampiezza e varietà di materiali l’Archivio di Nuova Scrittura (ne avevamo parlato qui).

La donazione delle opere d’arte a Museion

Il collezionista ha ora donato a Museion le circa 1800 opere d’arte depositate, che entrano a far parte definitivamente del patrimonio museale: «La donazione di Paolo Della Grazia – ha dichiarato Bart van der Heide, Direttore di Museion – è frutto di un lungo percorso iniziato negli anni ‘90 sotto la direzione di Andreas Hapkemeyer. Fu lui, infatti, a gettare le basi per la creazione di un primo nucleo di opere di poesia visuale e concreta all’interno della collezione Museion e quindi per un primo accordo di prestito a lungo termine dell’ANS. Questo dialogo è stato portato avanti da Museion anche sotto la direzione di Letizia Ragaglia. È per me un onore poter ora consolidare questo rapporto di lunga data tra Paolo Della Grazia e la collezione di Museion, trasformando il prestito in una donazione.
Il gesto di Paolo Della Grazia segna un nuovo capitolo per Museion e un importante investimento nel panorama culturale e nel profilo internazionale dell’Alto Adige. Le relazioni durature hanno bisogno di tempo per essere costruite, ma certamente possono fare la differenza. L’ANS sarà ora un nucleo permanente nella nostra collezione: il nostro impegno sarà farlo crescere e continuare nel lavoro di divulgazione e apertura al pubblico».

«La collezione Archivio di Nuova Scrittura, che pur nella sua internazionalità è incentrata su opere di artiste e artisti italiani, ha origine nell’attività espositiva e collezionistica di Ugo Carrega. Tra i principali esponenti della poesia visuale in Italia, Carrega diresse a lungo il centro culturale Mercato del Sale a Milano, di cui l’ANS raccoglierà l’esperienza, occupandone la stessa sede in via Orti 16. Il merito della collezione spetta alla sensibilità di Paolo Della Grazia e alla sua passione per forme interdisciplinari di arte e poesia.

La relazione tra immagine e parola è sempre stata un campo di ricerca importante nella storia espositiva e collezionistica di Museion. Nell’ANS le forme d’arte ibride di parola e scrittura, che caratterizzano diverse opere degli anni ‘60 e ‘70, annunciano e si legano a pratiche artistiche dagli anni duemila. Proprio su questo legame sarà incentrato il prossimo progetto espositivo di Museion, “Here to Stay”», ha spiegato il museo.

Museion, Facciata multimediale, Ph Guadagnini, courtesy Museion

La dichiarazione integrale di Paolo Della Grazia

Qui la dichiarazione di Paolo Della Grazia, del 27 febbraio 2021, diffusa da Museion in merito alla donazione:

“Et je fus plein alors de cette Vérité: Que le meilleur trésor que Dieu garde au Génie Est de connaitre à fond la terrestre Beauté Pour en faire faillir le Rythme et l’harmonie.” Charles Baudelaire

«Un commiato dalla memoria di una vita

Il passaggio dell’Archivio di Nuova Scrittura a Museion è il mio commiato al mondo dell’arte. Rincresce, ma ha una sua logica perché le realtà dell’oggi non sono più quelle di quando avevo vent’anni. E non può essere diversamente, perché tutto cambia e si modifica ed è inutile restare in un contesto che non senti più tuo.

D’altra parte considero positivo questo passaggio di consegne in quanto Museion, con i suoi professionisti e professioniste, è coinvolto in questa ricerca di approfondimento del rapporto tra la parola e l’immagine. Una tematica che risale al tempo dei tempi ma che con il Futurismo ha assunto un’importanza rilevante.

In più vi operano validi artisti italiani e la presenza femminile è ragguardevole e significativa. La prospettiva è quella di creare situazioni ed eventi volti ad approfondire le tematiche e le modalità espressive dei singoli.

Ad oggi ben poche sono state queste iniziative. I motivi possono essere diversi: le scelte hanno prediletto l’apparenza, la forma e non la sostanza, le mode piuttosto che le concrete e valide realtà. In pratica non si è avuto il coraggio e la voglia di una valutazione critica su cosa fare e proporre al pubblico per fidelizzarlo a questa particolare realtà visiva. Ci si è adagiati su soluzioni e proposte sicure, e non di rottura e apertura al nuovo, alla ricerca di un consenso che lascia il tempo che trova.

Non mi sembra il caso di Museion.

E oggi si rimane basiti al cospetto di questo Nulla che viene proposto a noi cittadini e cittadine. Non c’è competenza, professionalità e voglia di fare. Ci si trincera dietro lo slogan della mancanza di risorse. Esiste, ma è sempre stato così, perché le risorse sono sempre limitate rispetto ai fini. Comunque è con fatica, anche fisica, che si risolve il problema. Si parla sovente di “eccellenza italiana”. Esiste, ma ha un senso se la si mette a confronto con altre eccellenze: quella inglese, tedesca e così via. E a questo proposito ricordo che un’editorialista di un quotidiano affermava che le nostre eccellenze non vanno oltre Chiasso.

Ritorno ai miei vent’anni e ricordo i film, gli spettacoli teatrali e le opere letterarie. Oltre a tutti gli eventi che avvenivano a Milano. Non riconosco più questo paese e mi dispiace.

Penso che una svolta sia prossima perché c’è fame e sete di tornare a vivere e a creare. Di mettersi alla prova con serietà e responsabilità. Museion ha tutto per gestire questa svolta.

Al di là di tutto questo, e a prescindere, l’Archivio è una realtà che esiste e che non deve andare sprecata: un punto di partenza che ci proietta nel futuro approfondendo il nostro recente passato. È Storia e Memoria di un vissuto che ci appartiene e di cui bisogna essere fieri. E lo dico non in senso competitivo e per il suo valore economico, ma come un bene immateriale al quale riferirsi per studi, ricerche e indagini alla scoperta dei segreti che la sua vasta documentazione custodisce.

Ne vale la pena.

Si potranno aprire e scoprire scenari nuovi e impensati, perché la realtà della Poesia Visiva, è stata non dico sottovalutata, ma intesa come un sottoprodotto di altre espressioni artistiche. Io ritengo, al contrario, che sia un’entità che ha avuto, e ha tuttora, una sua specifica e propria valenza per il suo riconoscimento nel contesto generale dell’arte, anche a livello internazionale. In fin dei conti ha coinvolto un vasto gruppo di artisti. Sia donne che uomini che desideravano trasmettere un messaggio e un linguaggio nuovi, che prendevano spunto dai fermenti, dalle nuove realtà che emergevano e che richiedevano un nuovo approccio per potere essere recepite. Erano persone colme di entusiasmo e di ideali ed erano aperti a influenze terze, anche internazionali. Volevano sbaraccare con il passato e presentarsi come portatori e portatrici di un futuro più o meno prossimo. Nelle loro opere non c’era traccia di violenza, di odio e di cattiveria. La loro poetica era la parola declinata in forme svariate e tramite la parola ci hanno trasmesso i loro sogni. Nelle loro opere non esistono retropensieri concettuali e/o intellettuali, solo alfabeti per decifrare pensieri, mondi e vite. L’Archivio contiene una vasta parte dei materiali generati da questi personaggi. La sua quantità definisce il suo valore, perché permette di penetrare in profondità nella loro poetica. È un bene immateriale. E non ha senso attribuirgli un valore commerciale. L’essere confluito in un museo l’ha tolto dal mercato eliminando il problema. Da parte mia non ci sono preferenze, perché qualunque artista ho collezionato, l’ho fatto in quanto aveva suscitato il mio interesse. In definitiva tutti sono stati benvenuti.

Ora passo il testimone a Museion.
Ciò che conta e fare chiarezza su cosa fare.

C’è l’imbarazzo della scelta ma la, probabile, soddisfazione è di ottenere risultati che permetteranno al museo di essere un punto di riferimento per coloro che amano l’ARTE.

Buon lavoro.
Monza, 27 Febbraio 2021

Karl Heinz Steck, Insegna dell’Archivio di Nuova Scrittura, 1988, Collezione Museion / Archivio di Nuova Scrittura

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Tag: Andreas Hapkemeyer Archivio di Nuova Scrittura (ANS) Bart van Der Heide bolzano Letizia Ragaglia Mercato del Sale a Milano museion Paolo Della Grazia Ugo Carrega

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