Categorie: Musei

Spazio Antonioni, aperto a Ferrara il museo dedicato al grande regista

di - 31 Maggio 2024

Un centro di formazione e di cultura ma anche un ambiente versatile per mostre temporanee, eventi, proiezioni, workshop, in un’area strategica della città. A partire dalla grande figura di Michelangelo Antonioni. Annunciato già negli scorsi mesi, è stato presentato oggi a Ferrara lo Spazio Antonioni, il nuovo museo dedicato al regista di origini ferraresi, situato nell’ex Padiglione d’Arte Contemporanea, ristrutturato su progetto dello studio Alvisi Kirimoto. Situato nei pressi di Palazzo dei Diamanti e adiacente a Palazzo Massari, l’edificio, un padiglione storico di due piani di circa 300 metri quadrati l’uno, si erge in una cornice d’eccezione alle porte del Parco Massari. Elemento di congiunzione tra le diverse istituzioni e il Parco, Spazio Antonioni va a inserirsi, dunque, come il tassello mancante del polo museale.

Alvisi Kirimoto, Spazio Antonioni, Ferrara, 2024 © Marco Cappelletti
Alvisi Kirimoto, Spazio Antonioni, Ferrara, 2024 © Marco Cappelletti

Ma l’ambizione di Spazio Antonioni è andare oltre le funzioni strettamente conservative e archivistiche. «Non un museo dove le persone entrano, guardano e poi escono, senza la possibilità di vivere ed essere trasformati da quello che li ha toccati, ma un luogo dove si dovrebbe perdere la testa…Un piccolo universo che attrae conoscenza, conoscenza del bello. Uno spazio che cambia e si trasforma a seconda di quello che vogliamo conoscere, che abbia tavoli dove possiamo sedere e mangiare cibo nutriente e raffinato per la nostra anima e che ci trasformi, ci illumini, nella luce ammaliante di Ferrara», ha dichiarato Enrica Fico Antonioni, regista e moglie di Michelangelo.

Alvisi Kirimoto, Spazio Antonioni, Ferrara, 2024 © Marco Cappelletti
Alvisi Kirimoto, Spazio Antonioni, Ferrara, 2024 © Marco Cappelletti

Il percorso espositivo è articolato come in un piano sequenza, una tecnica cinematografica molto usata dal grande regista. Superato l’ingresso dotato di biglietteria e un piccolo bookshop, ci si immerge nel mondo del regista, spaziando tra le diverse sezioni divise in cinque setti espositivi monolitici, dagli anni ferraresi degli esordi a Il deserto rosso. La definizione dello spazio parte dal progetto curatoriale di Dominique Païni – già direttore della Cinémathèque Française e del dipartimento culturale del Centre Pompidou – che prevede il frazionamento in aree tematiche, adatte a un pubblico eterogeneo, tra turisti e appassionati di cinema. Al progredire dell’esperienza, infatti, corrisponde il climax cromatico dei setti espositivi in scala di grigio, che richiamano le atmosfere minuziosamente ricercate dal regista.

Alvisi Kirimoto, Spazio Antonioni, Ferrara, 2024 © Marco Cappelletti
Alvisi Kirimoto, Spazio Antonioni, Ferrara, 2024 © Marco Cappelletti

Il primo piano è invece caratterizzato da una estrema flessibilità, per accogliere progetti e manifestazioni. All’estremità di ciascun piano, sono state realizzate due salette immersive con attrezzature audio d’avanguardia, dedicate alla proiezione di film citati lungo il percorso. A completare il progetto, con il fine di integrarlo nel tessuto urbano, sono state ripensate le aree esterne, concepite come il naturale prolungamento degli interni in linea con la rinnovata permeabilità del museo.

Alvisi Kirimoto, Spazio Antonioni, Ferrara, 2024 © Marco Cappelletti
Alvisi Kirimoto, Spazio Antonioni, Ferrara, 2024 © Marco Cappelletti

«Volevamo creare uno spazio astratto, definito da superfici e materiali dai cromatismi neutri. La progressione cromatica nelle tonalità del grigio da un lato esalta il valore dinamico e spaziale dell’esperienza museale, dall’altro permette di definire dei momenti più raccolti di approfondimento e conoscenza», ha spiegato l’architetta Junko Kirimoto, co-fondatrice dello studio. «Abbiamo avuto l’opportunità di collaborare direttamente con Michelangelo Antonioni nel 2006, per l’allestimento delle sue opere pittoriche nella mostra Il Silenzio a Colori al Tempio di Adriano di Roma. Per il maestro, il modo in cui si attaccava il quadro era importante quanto il quadro stesso, e questa devozione per il particolare come per l’insieme, per ciò che è di fronte e dietro la telecamera, è quello che abbiamo voluto tradurre in architettura», ha proseguito l’architetto Massimo Alvisi.

Alvisi Kirimoto, Spazio Antonioni, Ferrara, 2024 © Marco Cappelletti

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