Siamo capitati il venerdì, oggi alla bocciofila c’è la paella. Ci sediamo al tavolo in fondo alla sala fumosa e rumorosa, e di fronte ad una Moretti iniziamo a confrontare due sistemi per fare oggi arte: pittura e computer.
(paolo gep cucco) Apparteniamo a due universi creativi diversi, condizionati dai metodi di lavoro ma anche dal mercato: la musica è un fenomeno di massa che reagisce ci piaccia o no a meccanismi industriali, invece la pittura appartiene ad un sistema fatto di galleristi, critici, collezionisti, con un’opera che però è unica e irripetibile.
(pierluigi pusole) Sì, un sistema fatto di logiche complesse e spesso oscure come il tuo essere o meno di moda, il valore della tua opera come investimento, il fatto che un collezionista non possa non avere una tua opera. Sicuramente il cd è alla portata di tutti mentre l’arte figurativa è ancora vista come un bene di lusso.
Restiamo comunque due artigiani, due alchimisti improvvisatori, no?
Sì! E per fortuna il sistema che ruota intorno all’arte ha condizionato il nostro rapporto col mercato, di certo non la nostra creatività.
Abbiamo però due modi differenti di concretizzare l’atto creativo: il mio parte dall’uso di una macchina per tradurre le idee in musica, il tuo necessita solo di pennello, tela e colori…
Ed è proprio nella totale analogicità del mio gesto che sta il fulcro della mia ricerca attuale. Sto lavorando intorno al concetto di standard, intorno all’idea (mutuata dal jazz) di ricreare opere partendo da una sola immagine: ho selezionato da varie riviste alcune fotografie che mi hanno colpito, e mi sono imposto di ridipingerle più e più volte introducendo infinite variabili: cambio di colori, di dimensioni, di tecnica. Di alcune ne ho già fatte dodici diverse riproduzioni. Sono affascinato dalle infinite possibilità offerte dal gesto, mai uguale, sempre unico, irripetibile. Dipingerò questi quadri per molto tempo, in periodi diversi, ottenendo sempre nuove variazioni sullo stesso tema. Ovviamente questo è il principio teorico, l’effetto visivo di ogni quadro deve essere sempre e comunque emotivo. Non sono un pittore astratto, sono un “romantico”. Pensa alle infinite possibilità offerte dalle foglie di un ippocastano: voglio essere un dio che ricrea le stesse forme mai uguali.
A proposito di variabili creative, il computer permette di lavorare su microframmenti, di rifinire costantemente le parti registrate, di ricercare uno standard di precisione non umano, di provare mille diverse soluzioni.
Il tuo computer diventa un archivio di variazioni, anche se tu poi sei costretto a scegliere la versione migliore di un brano da mettere su Cd, mentre per me ogni variazione è un’opera diversa, l’espressione di quel preciso momento.
Anche se poi avere troppe variabili ci porta in un labirinto di informazioni infinite.
Io cerco superinformazioni, dati cioè che mi permettano di fare dei salti di conoscenza. L’arte per me è una ricerca interiore, una necessità di continuare a cercare informazioni che si autoalimentino. Il mio è un metodo scientifico, quasi una tassonomia delle possibilità, una ricerca dell’errore e della casualità: un sistema, non un’estetica. Ogni riproduzione che eseguo è fotografata e numerata, così che possa mantenere un archivio delle variazioni eseguite.
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