Stordito! Questa è la sensazione che lo spettatore ha subito nel vedere l’enorme programma di eventi, conferenze e concerti che hanno invaso Berlino nei primi giorni di Febbraio. Tantissimi i musicisti coinvolti negli appuntamenti al Maria Club, dove ogni giorno venivano presentati eventi collegati da svariate tematiche e dibattiti: serate a tema (Gendertronics/e-body, Resonant, Recombine), rassegne di video e software strettamente legati all’audio, installazioni che invadevano gli spazi del club, un’arte che davvero veniva vissuta e a volte nemmeno notata! Impossibile citare tutti i musicisti
coinvolti; i momenti più interessanti sono stati la performance di AGF in un’esplosione di suoni, rumori, ritmi hip-hop frammentati e parole cantate da lei stessa accompagnati dal video di Sue Costabile. Terre Thaemlitz, dopo uno stimolante, ma a tratti banale, dibattito sulla figura femminile nell’elettronica contemporanea (assieme anche ad Anne Hilde Neset di Wire e Karen Wong del collettivo canadese HTMlles) ha proposto Lovebomb, il suo ultimo lavoro audiovideo dal fortissimo impatto estetico/concettuale. Phill Niblock ha letteralmente ipnotizzato il pubblico con le sue risonanze/dissonanze, Fennesz un po’ sotto tono (è finita l’era del laptop? un dubbio posto anche dagli stessi organizzatori), trionfo dell’analogico con Ilpo Väisänen+Schneider TM nel progetto Angel (emozioni stile Sonic Youth ai tempi d’oro).
Il momento migliore in assoluto l’ha donato Kaffe Matthews (l’era del laptop non è finita!) con la sua performance nei sotterranei di una birreria abbandonata. Tale performance era parte di De-place/Re-place, un bus-tour di 5 ore dove solo 50 spettatori venivano portati in imprevedibili spazi che diventavano luogo di performance e installazioni sonore. Tra gli altri eventi: la serata Share (dove chiunque poteva partecipare alla jam session digitale), la serie di concerti curati dal collettivo olandese WORM, le performance di o.blaat e [sic] nella rassegna “minimalista” close up.
Tra i video (all’House der Kulturen der Welt e al Maria) molta noia; spiccano per simpatia ed elegante semplicità il video I am a boy band di Benny Nemerofsky Ramsay e il video di Katarina Löfström Whiteout. Installazioni: ha ancora senso riproporre qualcosa come F(s)lags(un remix automatico di bandiere esistenti e non, ad opera di Heman Chong/NoSleepRequired) dopo Mark Napier e la sua net.flag? E che dire di (void)traffic (di Yunchul Kim)? Ben installato, onde ASCII minimali che fluttuano e microsuoni generati in tempo reale… ma sempre di una visualizzazione del traffico internet si tratta! Utopie? Déjà-vu!
crediti fotografici
marco. microbi
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