Categorie: Musica

Nelle performance di ASUNA e Rie Nakajima, il suono è una materia instabile

di - 19 Febbraio 2026

Nell’ambito di The Soul Trembles, mostra di Chiharu Shiota al museo MAO di Torino, è andato in scena alle OGR – Officine Grandi Riparazioni uno degli appuntamenti di Evolving Soundscapes, public programme a cura di Chiara Lee e Freddie Murphy. In questa occasione, ASUNA e Rie Nakajima hanno portato in scena una performance costruita a partire da oggetti non convenzionali, dispositivi cinetici e micro-sistemi sonori, trasformando lo spazio in un ecosistema vibrante di interferenze, risonanze e movimenti minimi. Il loro dialogo rivela due pratiche diverse ma profondamente affini, unite da una concezione del suono come fenomeno fisico, instabile e radicalmente legato allo spazio e alla presenza del pubblico.

Asuna, OGR Torino, 2026, ph. Perottino

Come avete iniziato a lavorare con il suono e con oggetti non convenzionali? C’è stato un momento preciso in cui avete capito che sarebbe diventata la vostra pratica principale?

Rie Nakajima «Ho iniziato a usare il suono quando ero studentessa d’arte ed è stato molto naturale utilizzare oggetti quotidiani per produrre suoni nelle mie sculture. In una fase iniziale avevo provato anche a usare strumenti musicali, ma dopo alcuni tentativi ho capito che non facevano parte della mia idea e della mia pratica, quindi ho smesso di usarli».

ASUNA «Da quando ho scoperto la musica dei Sonic Youth e dei Boredoms a 13 anni, mi sono immerso nella noise music — Merzbow, Masonna, Solmania. Sono cresciuto pensando che i modi non convenzionali di produrre suono fossero semplicemente la norma. Musica e arte possono cambiare il modo in cui percepiamo le cose, quindi non ho mai visto questa pratica come qualcosa di eccezionale».

Asuna, OGR Torino, 2026, ph. Perottino

ASUNA, come è nato il progetto 100 Keyboards? E come si è evoluto nel tempo?

A «Da adolescente suonavo in una band influenzata dai primi Boredoms, Butthole Surfers e CAN. Non avevo soldi per strumenti veri, quindi usavo tastiere giocattolo trovate nei negozi dell’usato, passandole attraverso effetti per creare suoni strani. Un giorno trovai due tastiere identiche e mi accorsi che avevano intonazioni diverse, a causa delle batterie scariche. Da lì è nato il mio interesse per l’interferenza sonora. Studiando produzione musicale digitale e fisica del suono, ho imparato a comprendere battimenti, frequenze e distribuzione spaziale del suono. Tutto questo confluisce oggi in 100 Keyboards».

Rie, come costruisci i tuoi sistemi sonori a partire da oggetti quotidiani e quanto spazio lasci all’imprevedibilità?

RN «Se c’è una struttura nel mio lavoro, nasce sempre dal contesto. Cerco di lasciare quanta più flessibilità possibile agli oggetti, all’ambiente e anche a me stessa, così da poter scoprire nuove cose nel momento. L’uguaglianza tra tutti gli elementi è fondamentale».

Rie Nakajima, OGR Torino, 2026, ph. Perottino

Quando entrate in uno spazio nuovo come l’OGR, da dove partite concretamente?

RN «Inizio sempre da tutto ciò che trovo lì. È importante capire sia le potenzialità sia i limiti dello spazio».

A «Per me la riflessione del suono è essenziale. Posiziono le tastiere cercando i punti di risonanza più forti e verificando quali frequenze producono le interferenze più complesse. Ogni spazio ha una propria risposta acustica».

Rie Nakajima, OGR Torino, 2026, ph. Perottino

Quanto di una performance è preparato in anticipo e quanto nasce sul momento?

RN «Ho pensato e immaginato il lavoro prima, selezionando ciò che avrei portato, ma non ho creato nuovi oggetti per questa occasione. Molto emerge sul posto, ed è importante per me non fissare troppo l’idea per poter rispondere agli elementi imprevedibili».

A «Il pubblico circonda le tastiere e spesso si muove nello spazio. I loro movimenti influenzano le interferenze sonore e diventano parte della performance. Io improvviso osservando continuamente queste reazioni».

Asuna, OGR Torino, 2026, ph. Perottino

ASUNA, come decidi note, ritmi e stratificazioni mantenendo una qualità organica?

A «Battimenti e interferenze producono naturalmente ritmi. Durante la performance ascolto con attenzione e suono in modo da rendere percepibili le risonanze più forti nello spazio. Ogni tastiera ha un carattere sonoro diverso ed è l’intreccio complesso di tutte queste differenze che definisce il lavoro».

Rie, i movimenti meccanici delle tue opere sono coreografati o emergono per sperimentazione?

RN «Non pianifico i movimenti in anticipo, ma so che cosa faranno gli oggetti. Tuttavia, quando li vedo e li sento davvero, c’è sempre una discrepanza rispetto a ciò che avevo immaginato. Dipende sempre anche dal luogo».

Rie Nakajima, OGR Torino, 2026, ph. Perottino

Cosa vi attrae dell’interferenza e della risonanza, a livello emotivo o percettivo?

A «Il suono, rispetto alla visione, arriva in modo più diretto al cervello ed è un’esperienza molto personale. I fenomeni acustici cambiano con lo spazio, la temperatura, il voltaggio e la percezione individuale. È questa imprevedibilità che trovo affascinante».

RN «In realtà non penso di lavorare molto con interferenza e risonanza — o forse non è una domanda così pertinente per la mia pratica».

Rie Nakajima, OGR Torino, 2026, ph. Perottino

Quali influenze hanno plasmato il vostro modo di intendere il suono come materiale?

A «Da bambino passavo molto tempo in una fabbrica di filati dei miei genitori, sdraiato tra scatole piene di gomitoli ad ascoltare le macchine rotative. Forse è lì che è nata la mia affinità per droni e rumore. Più tardi sono stato influenzato da gruppi come WrK, da Tony Conrad, e anche dalle ricerche visive di Vasarely e Bridget Riley».

RN «Per me suoni e movimenti naturali, come quelli creati dal vento, sono sempre stati una fonte importante».

Rie Nakajima, OGR Torino, 2026, ph. Perottino

Dopo ogni performance, cosa resta per voi?

RN «Restano impressioni vaghe e frammenti di memoria».

A «Ogni performance è diversa e il mio ascolto è sempre rivolto allo spazio e al pubblico. Subito dopo sono già concentrato su nuovi progetti».

Asuna, OGR Torino, 2026, ph. Perottino

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