Categorie: Musica

decibel_talenti laterali | Intervista a Un caddie renversé dans l’herbe

di - 15 Luglio 2004

Che tipo di formazione hai avuto?
Mi sono trasferito a Barcellona con i miei genitori quand’ero bambino. Ho studiato fino all’età di 15 anni poi ho abbandonato la scuola ed sono cresciuto senza un preciso interesse. Ho iniziato a lavorare a lte e a frequentare qualche workshop per imparare ad usare la videocamera, mentre parallelamente seguivo qualche lezione di filosofia all’università e cose simili. Sono stato molto fortunato perché mio padre è stato sempre fiducioso nei miei confronti e vedendo il mio interesse in svariati campi ha scelto di lasciarmi in questa specie di deriva. Ora ho ventotto anni e posso dire di essere ancora orgoglioso di non aver seguito la via accademica!

Ti reputi prima di tutto uno scrittore -il tuo terzo libro uscirà presto- ma al tempo stesso sei anche un musicista. Come sono legate queste due attività?
Nel periodo dopo la suola avevo sempre in mente l’importanza della scrittura. Non solo scrivere ovviamente ma anche leggere erano tra le cose più importanti per me. Mia madre morì quando avevo 14 anni e ricorderò sempre quando mi diceva “leggi, leggi molto!”. Credo che leggendo sia difficile poi non voler anche scrivere…
Con la musica è stato diverso diverso: ero molto interessato al “suono” e alle registrazioni e, forse senza esserne troppo consapevole, iniziai a focalizzare questo interesse per renderlo più “musicale”. Credo esista una vera differenza tra la musica e la scrittura, e forse questa differenza mi spinge a fare entrambe le cose. Differenza nel tempo, nel rapporto con le persone, nella forma del linguaggio.


Hai creato dei suoni per alcune installazioni. Che altre esperienze hai avuto con l’arte contemporanea?

L’arte contemporanea non mi interessa molto e le poche incursioni che ho fatto erano solo perché mi hanno chiesto di “fare qualcosa”. Non posso parlare delle installazioni con il loro specifico linguaggio, forse è meglio parlare di un mix di scrittura e musica, ma nello spazio.

Nel tuo nuovo album la sintesi tra elementi acustici e concreti porta l’estetica del laptop ad una dimensione calda, emotiva e ludica. Quali sono le tue idee di partenza?
Per me la creazione musicale implica una fantasia portentosa; nel senso che tu puoi essere da solo davanti lo schermo del tuo laptop a casa, ma la musica che fai può ricordare qualcosa di registrato all’esterno con moltissime persone che suonano strumenti improvvisando. Con la musica puoi mentire sulla tua identità, con la scrittura è più difficile perché devi scegliere l’idioma, le corrispondenze sono più chiuse (vicine?). La mia musica è sempre in cerca di un’identità da assumere, come se fosse della musica pop senza una community. Sono molto interessato in come la musica nazionale, tradizionale e cosmopolita siano cresciute assieme e si siano mescolate nell’Africa postcoloniale, ad esempio. Nella storia della musica c’è qualcosa di chiaro: musica e identità sono legate; se quindi stai lavorando sulla tua identità, la musica è un mezzo molto utile.

Le stesse tecnologie digitali verso le quali sembra devota la cultura contemporanea ci riconducono sia verso il futuro che verso il passato…
La cultura contemporanea, il progresso, le tecnologie, non sono così nuove come si vuole credere; forse ciò che è nuovo è il modo con cui noi le acquistiamo.


Ci sono artisti, musicisti, e scrittori che hanno influenzato il tuo lavoro?

Certamente!!! E anche persone che non lavorano per la cultura. Non posso esprimere la differenza tra una buona parola o un buon libro. Mentre vivo e nel momento in cui sono con gli altri, mi influenzano. Come puoi sapere quando qualcuno ti sta influenzando? Forse 15 anni dopo aver conosciuto qualcuno, si manifesta la sua influenza. Quello che intendo dire è che questa cosa esiste perché la vita esiste; diverso è pretendere di creare dei miti su artisti, autorità, diritti di autore…

Nell’ultimo anno alcuni musicisti della scena elettronica internazionale hanno lavorato sul tema della guerra (penso a Terre Thaemlitz o all’ultimo disco del progetto Italiano Metaxu). Come possono la musica e la letteratura esprimere questa situazione? Secondo te, la cultura può riflettere sulle condizioni sociali evitando la retorica e l’ideologia?
Il mio ultimo racconto, che uscirà il prossimo mese spero, è ambientato in Iraq, Palestina etc. Certamente sono molto interessato negli aspetti sociali; non sono quel genere di persone che dividono la cultura dal sociale, né la medicina dal cibo, né la religione dalla laicità. Creando specifiche etichette, siamo facilitati a comprare, ma questo non significa che ci sia davvero una differenza tra le varie cose. Quando la rete sociale funzionerà senza le persone coinvolte in settori professionali, potremmo riparlarne. Per ora credo sia solo una battaglia persa.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Aprire una biblioteca pubblica a Barcellona, specializzata sull’Africa post-colonniale, con libri in lingua originale e completamente autogestita, forse vendendo qualche disco o con delle persone che possano contribuire economicamente. Sul sito della oozebap si possono trovare più notizie su questo progetto. Ho anche altri progetti ovviamente, ma mi piace l’idea di crescere sapendo che il lavoro non finirà mai!!

Un caddie renversé dans l’herbe è il nome d’arte Dídac P. Lagarriga nato a Sao Paulo (Brasile) nel 1976. Dal 1980 si è trasferito a Barcellona dove attualmente vive e lavora.
discografia essenziale
Like a packed cupboard but quite… – LP/CD – (dekorder, 2004. Hamburg)
Now there’s a weird taste in my mouth minicd (dekorder, 2003. Hamburg)
Some Nenu Songs – CD – (ooze.bâp, 2002. Barcelona)
Polyhedric tetrapak feat. remixes by Dj Olive, Alejandra & Aeron, Stephen Vitiello, Erik m and OnCe11 
- CD – (ooze.bâp, 2001. Barcelona)
Totlop pak- CD – (ooze.bâp, 2000. Barcelona)

link correlati
sito della oozebap
<a href=http://www.oozebap.org/renverse

marco altavilla

decibel – sound art e musica elettronica è un progetto editoriale a cura di marco altavilla

[exibart]


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