L’utopia modernista volta a riorganizzare, durante la prima metà del secolo scorso, e a pianificare il mondo occidentale confidando ciecamente nel progresso tecnologico e nelle applicazioni di griglie razionalistiche predefinite in nome di un afflato internazionalista, ad un tratto sembrò esaurire la propria vitalità. Se da un lato, infatti, arte e architettura svilupparono una grammatica linguistica e concettuale osmotica e interdisciplinare, per altro verso il loro limite fu di credere ad andamento evoluzionista delle tecnologie, e ben presto le teorie postmoderniste ne svelarono il gap tecnologico e teorico.
Nel corso degli ultimi anni frequentemente abbiamo assistito al recupero di certo minimalismo o astrazione geometrica, in arte, in architettura e in musica elettronica; anche la storia del cinema e della fantascienza hanno sensibilmente influenzato
Ed è attorno a queste tematiche che ruota il nuovo ciclo espositivo inauguratosi ieri presso il Castello di Rivoli. The Moderns è, infatti, il titolo di un’ampia mostra collettiva curata di Carolyn Cristov-Bakargiev; allestita nei suggestivi spazi della Manica Lunga la mostra presenta più di venti artisti, da Paul Pfiffer, a Tacita Dean a Massimo Bartolini ed Elisabetta Benassi, passando per Tom Friedman, Liam Gillick e tanti altri, e mette in evidenza uno spaccato piuttosto variegato di pratiche artistiche di notevole interesse e spessore internazionale. Sempre nella Manica Lunga è
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