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Fino al 1.IV.2016 | Dowler, Marri e Scotti | Dino Morra Arte Contemporanea, Napoli

di - 30 Marzo 2016
A Napoli, nei pressi di Porta Capuana, la galleria di Dino Morra si sviluppa all’interno della struttura di un ex-Lanificio i cui spazi conservano alcune tracce della funzione originaria del luogo: ganci di ferro arrugginito che pendono dal soffitto, pareti consunte dalle antiche presenze di macchinari e materiali, ambienti disposti in vari livelli come richiedeva probabilmente la logica architettonica dell’organizzazione del lavoro. Se lo spazio porta ancora i connotati di destinazione d’uso originari a partire dalla targa in pietra “Lanificio” posta all’ingresso, l’ambiente si fregia di una nuova aurea in quanto spazio votato ad accogliere opere d’arte contemporanea. Data la peculiarità del luogo, gli artisti presentati dalla galleria sono chiamati a pensare dei lavori site-specific. La mostra corrente è una sorta di “trittico”, una triplice personale degli artisti Bobby Dowler, Girolamo Marri e Antonello Scotti -i primi due scelti dal curatore Mike Watson e Scotti dal gallerista Dino Morra- prima tappa di un percorso che prevede periodicamente la presentazione di tre artisti diversi. Il risultato è un percorso espositivo estremamente variegato, sconnesso e indipendente per un dialogo polivalente e un confronto tra linguaggi visivi e ricerche provenienti da itinerari diversi.
Good Reasons Not to Understand One Another (Buone ragioni per non capirsi) è il titolo dell’intervento di Girolamo Marri nell’underground space della galleria, sviluppato in un gruppo di lavori che mettono in scena la dinamica tragicomica della comunicazione nel rapporto oratore-ascoltatore, contenuto-contesto e del relativo estenuante fallimento. Il fulcro dell’esposizione è una grande mappa disegnata a penna su un collage di fogli A4, accessibile al fruitore solo dopo esser salito su una scaletta traballante per perdersi nell’intricata interconnessione di una serie di simboli, parole e linee che si sviluppano a partire dal vuoto centrale segnato graficamente con la presenza di uno sgabello e un leggio, rispettivamente metafore dell’ascoltatore e dell’oratore.

La precarietà  con cui si è invitati ad esplorare la mappa dall’alto della scala, suggerisce l’instabilità della comunicazione stessa tra individui segnata concettualmente da una miriade di “costellazioni” segniche che restituiscono il tracciato di tutte le possibili entità che interferiscono con la ricezione del contenuto del messaggio da parte dell’ascoltatore e con l’esplicazione dello stesso da parte dell’oratore. I possibili disguidi tecnici, la temperatura, l’ultimo pasto consumato, il rapporto sentimentale, un trauma del passato, la luna, l’esercizio fisico abituale, i gusti, le ossessioni, il credo religioso e così via, fino al rapporto con la morte sono i punti di interconnessione di questa grande rete ideale che pende sull’oratore-ascoltatore come una sorta di spada di Damocle  fino a mettere a repentaglio la corretta comunicazione. I simboli oratore-uditore ricorrono fisicamente in tutto lo spazio in forma installativa: una serie di sette coppie leggio-sedia invadono il piano mettendo in scena la varietà di episodi della compagine comunicativa.  Gli oggetti sono raccordati da diversi elementi come una cornice, un vetro, un tappeto e ciascuna coppia evoca possibili situazioni: una voce audio poco rassicurante, delle scritte a neon “confused”- “fascinated”, l’autoritratto dell’artista in guisa di ascoltatore sono alcune presenze che, se da una parte ci mettono davanti ai limiti della comunicazione (indipendentemente dai ruoli), dall’altra aprono l’individuo al rapporto con il Tutto.
Altra atmosfera si respira nello studio space dove l’artista Antonello Scotti ha interpretato lo spazio freddo rivestito di bianche mattonelle smaltate e pervaso di luce bianca come un Fondaco, da cui il titolo della sua micro personale. Fotografie che recuperano la tradizione partenopea sono dettagli di corpi grigi, posture cristologiche che sembrano incarnare quell’attimo in cui la vita fa pensare alla morte, quasi come nell’anticamera di un obitorio.
Mentre nel floor space, l’ambiente d’accesso, Bobby Dowler si riconosce in una serie di lavori estremamente variegati, ma tutti raccordati da un filo narrativo: il reimpiego di altre opere d’arte come necessità. Così, telai visti da tergo, tavole manomesse, colori e stralci di tele risultano singoli lavori variamente composti. Il titolo, L’œuvre. A Question of Form and Necessity richiama in parte  la celebre opera di Emile Zola tanto per ricordare quanto sia determinate, anche in termini di materiali e tecnica, la vita quotidiana di un artista sull’opera finale.
Giuliana Benassi
mostra visitata il 12 marzo
Dal 12 febbraio al 1 aprile 2016
Dowler, Marri e Scotti
Dino Morra Arte Contemporanea
P.zza Enrico De Nicola, 46, Napoli
Orari: dal martedĂŹ al venerdĂŹ dalle 16:00 alle 19:00
Info: www.dinomorraartecontemporanea.eu

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