L’artista catalana declina la sua poetica operando una ricerca analitica capace di categorizzare dei singoli frammenti, si muove tra sociologia ed antropologia nel tentativo di individuare le singole identità che caratterizzano la società . I lavori che abitano gli spazi della galleria scandiscono i passaggi che dal singolo generano il collettivo, l’individuazione di un processo di crescita connaturato al progredire di un corpo unitario. Così si parte dall’installazione Mother&Father, ricostruzione architettonica di una stanza da bagno, luogo privato per eccellenza, depositaria delle identità di uomo e donna, o diversamente di padre e madre. Questa dialettica dell’opposto, del contrario che è forma segreta ed altera di reciprocità , è connotata da una separazione spaziale e cromatica, giallo, sinistra (uomo), blu, destra (donna), e da una serie di oggetti feticcio (lame, chiavi, beauty case, trucchi) che individuano i due principi. Lo specchio che unisce, simbolicamente e materialmente, le due identità è il teatro della proiezione di immagini che ricostruiscono in una sorta di rito formale le relazioni tra i due elementi.
Il processo creativo dell’opera, che coincide con la vita, trova soluzione in un angolo dello spazio nell’evoluzione degli “oggetti neonatali”: crescita dell’individuo come crescita della società . La serie fotografica Family Ties rende tangibile iconograficamente le ombre precedentemente evocate; si tratta di un almanacco tipologizzato del concetto di famiglia, sorta di comparazione tra la classica struttura chiusa e la moderna fluidità di legami allargati ad una più ampia polifonia. In serrato dialogo con le Family Ties appare Do ut des, una mensola che ospita una natura morta alchemica (libri, bicchiere con un dente, provetta con del liquido rosso, bottiglie di plastica e vetro), simbolo delle energie che agitano l’individuo creando gli archetipi per una coscienza collettiva. Con l’installazione “We are one body” la ricerca raggiunge il suo climax, lo spazio pubblico diviene l’arena dell’agire comune; sulla superficie di un vecchio orcio di terracotta scorrono le immagini delle recenti manifestazioni di rivolta ad Atene, la contemporaneità trascende in mitologia ed in essa trova la coscienza di un’unità di cui riappropriarsi.
Massimo Maiorino
mostra visitata il 27 novembre 2012
dal 25 ottobre 2012 al 12 gennaio 2013
Eulalia Valldosera, We Are One Body
Studio Trisorio
Riviera di Chiaia, 215 – (80121) Napoli
Orari: da lunedì a venerdì 10-13.30 / 16-19.30, sabato 10-13.30
Info: tel/fax: 081414306, info@studiotrisorio.com, www.studiotrisorio.com
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