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fino al 14.IX.2011 | Vettor Pisani. Apocalypse Now | Napoli, Fondazione Morra

di - 24 Giugno 2011
Vettor Pisani (1934, Ischia) porta in scena Apocalypse Now alla Fondazione Morra, ma la colonna sonora non è The End dei Doors, come nel capolavoro coppoliano, ma una più grottesca, e forse, più efficace Ragazzo triste di Patty Pravo. Insomma si comprende che si tratta di Apocalisse, ma all’italiana. Così Pisani ha scelto come nostro traghettatore in questo viaggio d’iniziazione,  un Caronte d’eccezione, il Senatur Umberto Hictus Supercafone di Milano che ci porta attraverso le acque del Cimitero marino dei morti viventi del nord Africa alla nostra pen-isola dei morti di Böcklin. Una volta attraccati il Pantheon artistico di Vettor Pisani, composto di vecchi e nuovi figuranti, si dispiega in tutta la sua tracotanza, irriverenza e genialità. Beuys, Duchamp, Bellmer, De Dominicis, Freud, Marchetta Travaglio, la Santa Anchè sono tra gli artefici-vittime di quest’apocalisse. Il percosso si snoda, tra installazioni, video, ready made e citazioni, in quattro stanze, forse le quattro camere richieste per l’iniziazione al grado di Rosa-Croce, di cui Pisani è maestro. Nella prima camera, appena messo piede sulla pen-isola, siamo accolti dalle Uova di Simona di Georges Battaille, così la conoscenza della perfida Simona avviene in spiaggia proprio come al protagonista di Storia dell’occhio di Battaille. Nella seconda camera troneggia su un’alta colonna la statua di un’Immacolata Concezione da immaginettario popolare, tra il psichedelico e il kitsch, il cui sangue sgorga direttamente da un frigo da camera. Misteri della fede e doni della modernità. Alla base della colonna la piramide simbolo magico e profetico dell’Errare senza fine del Popolo eletto. Completano la camera Il pianoforte di Mimma Pisani e  La Fidanzata di Gino Vampirelli, o Gino De Dominicis, ritratta come courbetiana origine du monde su fondo bockliniano. Nella terza camera si accentua il carattere alchemico nell’operare di Pisani, ed accanto all’ermetico ritratto di Gino De Dominicis, in cui campeggia l’enigmatico numero 34, cioè la somma di due volte 17, di cui apprendiamo il significato dal Dottor Hermes di  “numero della disgrazia semplice germanica ed internazionale”, troviamo il kit dell’alchimista con La vetrinetta dell’alchimista e Le tavole alchemiche della Giudecca di Venezia. L’irriverente icona della Santa Anchè del Lago di Como domina la sala, al cui centro una bicicletta guidata da uno scheletro umano sessualmente vivissimo diventa simbolo di morte e resur-e-rezione.

La quarta, ed ultima camera del nostro percorso iniziatico, è in gran parte occupata dalla grande installazione Agnus dei 2011, il Coniglio non ama Joseph Beuys, Io si,  in cui un pianoforte, piano che va forte, galleggia su un mare di pelli d’animale. La Lavatrice vuota è il tecnologico omaggio al ready made duchampiano e la scultura surrealista di Freud con il cagnolino peloso di Marchetta Travaglio segna l’Annozero. Come ripartire? Con i Materiali alchemici didattici a venire.

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Vettor Pisani. Apocalypse Now


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