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fino al 14.XI.2009 | Martin Soto Climent | Napoli, T293

di - 3 Novembre 2009
Segni antropici alterati all’estremo, in morfologia e
significato. Alternanze di piani esistenziali e cronologici, dal tempo intimo e
individuale di memorie e turbamenti a quello pubblico ed esteriore della
storia. Una non comune sensibilità alla “qualità ed energia dei materiali”, indagati neo-poveristicamente
in tensioni e risposte fisiche, così intensamente da rendere anche le
meccaniche reazioni fisionomia e identità, vocaboli di trame a più livelli.
Il labirinto interiore del titolo di Martin Soto
Climent
(Città
del Messico, 1977) avviluppa con agilità molteplici sensi: estetica, verità
storico-sociologica, semantica, introspezione. Il dipanarsi elegante di
un’astrazione organica distillata persino dall’insospettabile, da forme
quotidiane e banali, sigla la versatilità e il rigore della sua ricerca.
Tornato alle raffinate e a lui più congeniali bicromie
dopo la parentesi policroma del 2008, motivata dall’osmosi con l’ospitante
contesto glamour
l’altro spazio di T293, nel centro partenopeo dello shopping – Climent reitera
il rito sciamanico che gli è proprio: suscitare presenze dalle assenze,
rianimare nel sottovoce di una narrazione i relitti di un vissuto. E il mormorato
desiderio dell’evocazione erotica dello scorso anno diviene struggente
nostalgia del lutto e di un futuro che non c’è stato, quello negato dalla sanguinosa
repressione della protesta studentesca messicana nel 1968, colpevole anche di
mancate rivoluzioni nelle dinamiche interpersonali.

In caduti sul campo si trasfigurano le lastre di marmo e i
collant di Marmoles oniricos: oggetti rinvenuti per le strade e riassemblati, come
tutti quelli in mostra, coniuganti la potenza evocativa dell’objet trouvé, la forza straniante del ready
made
e la
fermezza di un’indagine che ricava inediti valori formali da nuove
disposizioni. Materie pulsanti tra cui c’è anche il chronos, per “giocare col tempo”.
Valorizzando con padronanza le possibilità espressive del
nuovo spazio fronte strada della galleria – il cui dialogo col contesto
cittadino è esperito solo in parte, visto che per cause logistiche, tranne che
ai vernissage, è attualmente visibile solo su richiesta – lartista plasma infatti la
percezione cronologica passando dalla macrostoria del piano inferiore alla
microstoria di quello superiore.
Un orologio vuoto di lancette e minuti, bloccato
nell’immobilismo di un cambiamento abortito, un asse da stiro, indumenti
femminili defunzionalizzati e interpreti della malinconica constatazione di
perduranti discriminazioni sessiste, viluppi di coperte riportati alle loro
avvolgenti valenze ottiche dalla duplicazione speculare, simbolo di un’intimità
domestica confortante ma soffocante.

Come l’obbligo maschilista a un pudore in realtà
mortificante, evocato dalle tende di Blind feathers (always fall), propedeutico alla
strumentalizzazione voyeuristica e all’inquietante frustrazione di Blind
window
, in cui la
citazione di Duchamp e del Grand Verre evidenzia come, nel tempo, poco sia cambiato in termini di
disuguaglianze fra classi e generi.

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ottobre 2009


dal 7 ottobre al 14
novembre 2009
Martin Soto Climent
– Laberintome
Galleria
T293
Via dei Tribunali, 293 – 80121 Napoli
Orario: da martedì a sabato ore 12-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 081295882; fax +39 0812142210; info@t293.it;
www.t293.it

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Visualizza commenti

  • Il mio commento non può mancare perchè la T293 rappresenta il migliore sintomo di una situazione più vasta e più generale. Il migliore esempio di come la periferia voglia ostinatamente raggiungere un centro quando invece sarebbe più efficace andare altrove, e ottimizzare i vantaggi della "periferia". La mostra di martin soto climent (nome perfetto per il panorama attuale) vede la sua forza nelle recensione quì sopra.La recensione ipnotizza e per per pochi istanti fa dimenticare la mostra. Il progetto generale è la quinta essenza di un certo artigianato evoluto, un ikea evoluta e raffinata. I legami con il 900 sono plateali e imbarazzanti, ma non importa, perchè ci sono critici impegnati a scrivere recensioni affascinanti e poetiche (senza ironia). Perchè c'è un contesto cool e di ricerca che potrebbe sostenere tutto e il contrario di tutto.Perchè c'è un contesto (fatto di luoghi e relazioni) che è il vero centro dell'opera.L'opera è platealmente assente dalla galleria. Spero solo che il collezionismo e il pubblico abbiano chiari i reali valori in campo.

  • Ma dai ora basta, finiamola.
    Ma ditemi voi dove sone le opere ? Io collezionista cosa dovrei compare ? Un paio di calze strappate ed una coperta presa da un cassonetto giallo pro raccolta caritas italiana ?? Ma fatemi il piacere !! No, non pensate che io sia il solito tradizionalista che sbava solo dinanzi alla pittura, tutt'altro ve lo garantisco, Ma qui si sta raggiungendo il limite della presa in giro

  • Condivido completamente il primo commento! Si tratta di una sorta di esposizione di una raccolta differenziata (forse in questo possiamo trovare un anelito sociale per Napoli) che risulta, ad essere generosi, concettualmente banale. I due galleristi fanno il loro sporco lavoro di mercato ma per cortesia...l'intera galleria dedicata a questo artista!
    Come si dice: E' venuto da tanto lontano a fare il furbo con i napoletani

  • L'arte contemporanea ha bisogno di rispetto culturale prima di tutto. Si può non condividere qualcosa o ogni cosa, ma il linguaggio e le forme della critica dovrebbero essere espresse con cognizione di causa. Non si può commentare, analizzare o criticare un'opera d'arte e una mostra con strumenti rudimentali.

    Quello che ho scritto sulla mostra 'Laberintome' di Martin Soto Climent si può leggere su questo link: http://artspleen.blogspot.com/2009/10/martin-soto-climent-laberintome.html.

    Sono gradite tutte le critiche!

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